La demenza digitale sale in quota?

Aiuto, la ricerca dei mostriciattoli attraverso lo smartphone dilaga. E crea sconcerto, indignazione. Pokemon Go non risparmia purtroppo i campi di concentramento nazisti né le rovine di Aleppo in un crescendo di demenza digitale che sembra caratterizzare questa sciagurata estate 2016. Una demenza più che remunerativa: secondo gli analisti, Apple grazie all’innocente giochino potrebbe incassare nell’arco di uno o due anni 3 miliardi di dollari, generati dalla percentuale che prende su ogni acquisto fatto dagli utenti all’interno della app. E Pokémon GO già nella prima settimana ha superato per numero di download ogni altra app in otto anni di vita dello Store.

Pokemon Go bisIl terreno di caccia politicamente più sensibile riguarda probabilmente l’ex campo di concentramento di Auschwitz, oggi un museo la cui amministrazione si è subito affrettata a chiedere a Niantic Labs, lo studio che ha sviluppato il gioco, di non includere l’area per ovvie ragioni di opportunità. Il gioco consente infatti di trasformare, attraverso lo schermo dello smartphone, la realtà circostante in un enorme terreno di caccia nel quale inseguire e catturare le colorate creaturine protagoniste. E, a quanto hanno testimoniato alcuni utenti berlinesi, nella capitale tedesca è stato possibile avvistare Pikachu, Bulbasaur e i loro amici scorrazzare tra le lapidi del memoriale dell’Olocausto di Mitte e saltellare sulle Stolpersteine, le placche sul selciato che, come in tante altre città europee, ricordano i nomi dei cittadini ebrei deportati dai nazisti. Episodi imbarazzanti si sono registrati anche nell’Holocaust Museum di Washington, dove parecchi visitatori sono stati pizzicati a caccia di Pokemon tra le sale dell’edificio. C’era stato, del resto, il precedente di Ingress, un altro videogame “in realtà aumentata” lanciato lo scorso anno dalla Niantic dove, tra le aree dove era possibile giocare, figuravano proprio Auschwitz, assieme ai lager di Sachsenhausen e Dachau.

Pokemon GoOra c’è il rischio che la “realtà aumentata” possa dilagare alle alte quote come paventa il nostro Claudio Bisin, che all’esperienza di istruttore di alpinismo e di instancabile animatore della vita culturale nelle sedi del Club alpino, aggiunge quella di esperto informatico e di padre. “Quante volte in montagna”, spiega Claudio, “ci siamo emozionati nel vedere un camoscio tra le rocce, una volpe o degli ermellini nella neve. Una delle emozioni più grandi per i visitatori di mountcity.it è stata quella della nascita di un capriolo. Bene, tutto questo è da archiviare, il mondo sta andando da un’altra parte e ci si emozionerà solamente se si vedrà tale nascita attraverso la realtà aumentata e se poi si riuscirà a catturare virtualmente il capriolino e a metterlo tra i propri pokemon oppure si prenderà la volpe per poi farla combattere con altri pokemon di livello superiore. L’ho scoperto l’altro giorno parlando con mio nipote ma non ho dato molto peso alla cosa fino a quando non ho trovato un articolo a riguardo sul Financial Times e scoperto che le azioni della Nintendo sono salite oltre il 50% del loro valore in pochissimo tempo. Ma ve li immaginate quanti si potrebbero avventurare sui sentieri al solo scopo di ricercare i pokemon se si spargesse la voce dell’esistenza in quota di rari esemplari?”.

Ce l’immaginiamo che cosa potrebbe succedere, caro Claudio, tenuto conto che le nostre montagne alla demenza umana, digitale o no, riescono ancora a opporre la barriera della fatica. Sempre che, a renderle più vulnerabili, non provvedano i moderni mirabolanti impianti a fune e l’indebito uso gitaiolo degli elicotteri.

One thought on “La demenza digitale sale in quota?

  • 25/07/2016 at 11:13
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    grazie per l’articolo! condivido il senso.
    temo che la realtà aumentata faccia vedere meno,
    ma sicuramente arriverà sulle crode famose.

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