Indimenticabile “Grillo”. Premio a Maurilio De Zolt

Ha chiuso la carriera con tre medaglie olimpiche e sei mondiali. Ci ha entusiasmato con il suo stile saltellante, in salita, con cui staccava tutti e che gli è valso il soprannome di “Grillo”. Anzi “Grilo”, come dicono i veneti allergici alle doppie. Per un giorno Maurilio De Zolt, 1950, indimenticabile re dello sci di fondo, torna alla ribalta a ventidue anni dai Giochi di Lillehammer grazie al Pelmo d’Oro che premia gli amici della montagna e viene consegnato sabato 30 luglio 2016 a Santo Stefano di Cadore. “Plurimedagliato olimpico ed atleta di assoluto valore mondiale. Espressione tipica di tenacia e di polivalenza sportiva. Ha fatto conoscere la propria terra in contesti ambientali lontani facendone anche palestra per tanti atleti di generazioni successive che brillano tuttora sia nello sci da fondo, che nello sci-alpinismo”. Questa la motivazione della giuria che gli ha assegnato il premio speciale. Gli altri premiati sono lo scrittore Marco Albino Ferrari e gli alpinisti Giorgio Redaelli e Pierangelo Verri.

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De Zolt (a sinistra) con Giorgio Daidola tra i maggiori teorici e specialisti del telemark, storico dello sci. Nella foto sopra il titolo il “Grillo” impegnato nel “passo Koch” negli anni Ottanta, quando ancora lo skating non era stato ufficializzato nelle gare.

Dal 1991 Maurilio vive a Campolongo, frazione di Santo Stefano di Cadore dove alleva galline e conigli. Per un breve periodo della sua vita aveva ha lavorato per le fabbriche di occhiali che sono state importanti risorse dell’economia del Cadore. “Ho deciso di rimanere in Comelico”, racconta, “nonostante avessi avuto delle offerte per trasferirmi in altri luoghi: mi era stato chiesto di andare in Svizzera, per esempio, oppure di rimanere nella Fisi. Ma io di stare in mezzo al caos e allo stress non sono capace: l’ho sopportato per tanto tempo e, dopo vent’anni, ho detto basta. Non ce la farei. Ho bisogno della natura e della montagna”. E’ sposato con Maria Luisa, ha tre figli, Tiziana, Michela e Luca, titolare del birrificio artigianale “del grillo”. Gli piace andare a caccia fin da bambino e ricorda che quando suo padre riusciva a prendere un gallo forcello o un gallo cedrone era una gran festa. L’alluvione nel 1966 costrinse la sua famiglia a trasferirsi a Cima Gogna. Lì ha studiato come coltivatore meccanico. Negli anni Settanta è entrato nel corpo dei Vigili del fuoco, all’interno del quale ebbe la possibilità di iniziare la carriera sportiva. Si aspettava di ricevere il Pelmo d’Oro? “Quando me lo hanno comunicato sono rimasto molto contento. E un po’ stupito: pensavo lo assegnassero solo agli alpinisti ‘puri’, e io non lo sono. In ogni caso, per me è un onore ricevere questo premio ed è bellissimo il fatto che la consegna avvenga proprio nel mio Comelico”.

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