Dilemma: chiusura al traffico o pedaggio?

Da almeno dieci anni si discute su come limitare il traffico sui passi dolomitici. Tre sono le ipotesi per salvarli: dalla misura meno pesante (un giorno di chiusura settimanale) a quella più “severa” che prevede la chiusura quotidiana a fasce orarie. Ma c’è anche l’ipotesi di un pedaggio, con la possibilità di investire le entrate in infrastrutture per la mobilità alternativa. Ma per ridare pace e dignità agli alti passi alpini e dolomitici, il pedaggio da solo può bastare? Il problema dei passi infiamma in questi giorni le pagine del quotidiano Il Trentino Corriere delle Alpi. Oltre un milione di veicoli transitano ogni anno sui quattro passi dolomitici attorno al Sella. Quasi tutti concentrati durante la stagione estiva (820 mila veicoli in transito) e durante la fascia oraria diurna, fra le 9 e le 17. Sulla scorta dell’esperienza del Passo del Rombo (Tinnelsjoch), si è visto che il pedaggio non ferma i turisti, anzi, li attira. Lo dimostra il caso di questa strada panoramica internazionale che i redattori del Trentino Corriere delle Alpi hanno percorso in bicicletta, per capire quali e quanti pericoli corra chi non è motorizzato. Salire dalla val Passiria per poi scollinare nell’austriaca Ötztal e poi tornarsene indietro costa la bellezza di 21 euro per un’auto, 19 per una moto. Eppure, è un andirivieni ininterrotto, in entrambi i sensi di marcia, dalle 7 del mattino alle 20, quando la strada viene sbarrata per la notte. Auto, moto, sidecar, scooter, autobus, camper, decapottabili, fuoriserie.

Traffico 2A soffrire sono i ciclisti, specie negli ultimi 7-8 ripidi ed esposti chilometri della salita lungo il versante italiano. In molti tratti manca il guardrail, nei punti più pericolosi a lato strada c’è ben un muretto, ma è alto solo poche decine di centimetri. Basterebbe forse a fermare un’auto che impattasse con un angolo di 10 o 20 gradi, non certo le alte ruote di una bici, men che meno il ciclista, che in caso di urto decollerebbe giù per le scoscesissime erte erbose, fin nel fondovalle. Eppure, in tanti, in troppi, non mostrano rispetto. Ovviamente ci sono pure i ciclisti maleducati, ma almeno è difficile provochino danni a terzi motorizzati. Fra i motociclisti e gli automobilisti, invece, ci sono anche tanti signori, specie germanici e scandinavi, avvezzi a casa loro a usare la bici per la mobilità quotidiana o nel tempo libero. C’è sensibilità, insomma. Rallentano, attendono. Cioè, comprendono il ciclista in salita. Ma tanti altri, nonostante la carreggiata estremamente ristretta del versante italiano, i tornanti e i 18 tunnel tortuosi e poco illuminati, pigiano sul pedale, o aprono la manopola del gas. A poco serve la pesante pubblicità progresso di quest’anno, a inizio strada: avvenente motociclista in tacchi a spillo, casco in mano, ma come gamba sinistra ha una protesi… Serve a poco anche il cartello: ragazzi, qui siamo nel parco naturale di Tessa!

E allora, come limitare il traffico sui passi dolomitici (cominciando dal Sella)? Prima bisogna creare le condizioni, altrimenti sarebbero più le controindicazioni che i benefici. Così la valle di Fassa prende posizione dopo il forum del quotidiano Il Trentino che ha ospitato l’assessore Mauro Gilmozzi, il sindaco di Canazei, Silvano Parmesani, e il presidente della Sat, Claudio Bassetti. Ma non mancano le resistenze più forti, come quelle di Osvaldo Finazzer (albergatore del passo Pordoi) che a nome degli operatori economici dei passi sostiene che non sono necessarie misure così drastiche come le limitazioni del traffico. Andrea Weiss, direttore dell’Apt di Fassa, sottolinea la necessità di una serie di interventi preliminari: “Se non si creano servizi alternativi, in particolare i parcheggi, sarà difficile prospettare un piano di contenimento del traffico. Se si va in quella direzione bisogna chiaramente pensare anche a investimenti: da qualche parte le auto devono andare, ma non possiamo nemmeno pensare a grandi parcheggi di testata nel fondo valle che romperebbero gli equilibri dei nostri centri”.

Anche l’industriale Enrico Zobele, già presidente di Confindustria trentina, è per la chiusura del traffico a fasce orarie nonostante sia un appassionato corridore con auto. Tra pedaggio e apertura a fasce orarie dei valichi dolomitici, lo scrittore Erri De Luca non ha dubbi: meglio il blocco del traffico in alcune ore del giorno. De Luca si è espresso, sulla campagna lanciata dal Trentino, intervenendo sui prati del Rifugio Roda di Vael, sopra Vigo, in occasione del primo appuntamento della rassegna fassana “Racconti dalle Dolomiti”, inaugurata dallo scrittore e alpinista napoletano. Ha ricordato le iniziative avviate, per la mobilità sui valichi, dalla Fondazione Dolomiti Unesco, la sua direttrice Marcella Morandini – ospite con De Luca del primo appuntamento dei “Racconti dalle Dolomiti” – che ha commissionato all’Eurac di Bolzano lo studio “I passi dolomitici. Analisi del traffico e dei suoi impatti e proposta di misure di gestione”. I risultati della ricerca sui flussi di traffico, inquinamento ambientale e acustico, sono stati consegnati e valutati dai referenti politici dei territori coinvolti. “Qualsiasi soluzione condivisa sarà adottata da chi ne detiene la competenza”, ha detto Morandini, “è importante che superi il concetto di limitazione, nell’intento di favorire la bellezza e la sostenibilità”. E’ chiaro che questa estate tra i Monti Pallidi il rombo delle moto, piaccia o no alla Fondazione Dolomiti, ci accompagnerà nelle escursioni, così come quello dei veicoli fuoristrada risuonerà nelle foreste dell’Ossola dove nessuno rispetta i limiti imposti dalle leggi regionali. E dove nessuno, Corpo forestale compreso, si occupa di farle rispettare. (Ser)

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