Quando le seggiovie erano “a temperatura ambiente”

La Val Gardena annuncia per l’inverno 2016/2017 la prima seggiovia a 8 posti riscaldata in Italia che collegherà il Passo Sella con la famosa Città dei Sassi ai piedi del Sassolungo. Cupole blu, come è stato anticipato, proteggeranno i sedili e tutto l’ambiente intorno si tingerà di blu. Siamo o no in tempi di realtà aumentata? Sia chiaro. Non c’è niente di male a migliorare il comfort degli impianti, con quello che oggi costano gli skipass. L’unico dubbio è che la montagna tinta di blu (che dovrebbe rendere felici di stare lassù…), tolga magia anziché aggiungerne ai futuri inverni. E che qualche sciatore veterano (in cui chi scrive non ha problemi a identificarsi), finisca per rimpiangere gli inverni in cui l’unico comfort per chi saliva in seggiovia era una coperta militare che l’addetto all’impianto gli buttava addosso alla partenza e un altro all’arrivo gli toglieva di dosso scuotendo via la neve accumulata e ripiegandola per rispedirla a valle. Di bellissime cupole blu all’epoca neanche l’ombra. La realtà che ci circondava mentre risalivamo le piste non era “aumentata” come nei giochini dei Pokemon: bella o brutta, era quella che era.

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La nuova seggiovia riscaldata in Val Gardena e, nella foto sopra il titolo, l’autore di questo articolo negli anni Cinquanta quando gli impianti, non solo in Val Gardena, erano “a temperatura ambiente”.

Però posso assicurarlo. La montagna dalla seggiovia ci appariva radiosa, immersa nel silenzio disturbato solo dal cigolio delle carrucole ai piloni dove si passava con un lieve sobbalzo. Pura magia. Quando poi la montagna ci scaricava addosso vento e nevischio andavamo su lo stesso, tanto ci rintanavamo sotto la coperta e questo ci rendeva felici. Il peggio che ci potesse capitare in Val Gardena era utilizzare l’impianto della Dantercepies al mattino, immersi in quell’ombra gelida che il sole non si decideva a riscaldare. La pista non era e non è tuttora difficile. Ma in mancanza di battipista, certi binari scavati nella  neve erano a quei tempi d’acciaio ben temperato e se ti infilavi dentro con uno sci il capitombolo era assicurato, con l’aggravante che gli attrezzi non erano dotati di dispositivi di sganciamento automatico. Selva di Val Gardena, che appariva giù in basso, ci sembrava un miraggio. La grande sfida era di arrivarci prima possibile e possibilmente sani e salvi, pronti a ricominciare daccapo. (Ser)

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