Due coniugi riaprono l’enigma dei 4000 delle Alpi

4000 Alpine Club
Nel libro di Martin Moran si contano trenta quattromila in meno rispetto all’elenco dell’UIAA. Nella foto sopra il titolo, Chris e Liz Bedford 

L’elenco ufficiale dell’Unione delle associazioni alpinistiche (UIAA) adottato in Italia dal Club 4000, è categorico: 82 sono le cime delle Alpi che superano i quattromila metri di quota. Tutte vengono catalogate secondo criteri rigorosi e con bocciature illustri come il Pic Tyndall che svetta accanto al Cervino ma ha il difetto di stargli troppo attaccato. Peccato che i quattromila delle Alpi, a voler essere generosi, risultino secondo altre fonti trenta di meno. Per averne conferma, basta connettersi con il sito dell’autorevole Alpine Club che in questi giorni riprende da UkClimbing, bibbia digitale degli alpinisti d’Oltre Manica, una notizia a suo modo sensazionale: Chris e Liz Bedford, marito e moglie, hanno completato la salita di “tutti” i 52 quattromila delle Alpi.

Un refuso? Inimmaginabile per gli alpinisti inglesi dai quali abbiamo sempre tanto da imparare. Le 52 cime sono quelle riconosciute da una fonte autorevole, il volume “The 4000m Peaks of the Alps”. Il libro è stato pubblicato nel 2007 dallo stesso Alpine Club. Ne è autore Martin Moran, tra i più qualificati a decidere che cosa è un quattromila e che cosa non lo è dopo essersi sobbarcato nel 1993 con l’amico Simon Jenkins il concatenamento non stop di 82 vette superiori ai quattromila. Tra le quali ha scelto evidentemente quelle più “meritevoli”: otto in meno di quante (60 per l’esattezza) ne aveva contate nel 1932 il suo predecessore Karl Blodig che fu il primo a salire “tutti i 4000 delle Alpi”. Si riapre dunque la querelle che sembrava risolta una volta per tutte dal censimento dell’UIAA? Con la sua abituale spregiudicatezza getta acqua sul focherello appena acceso Alberto Paleari, guida alpina e scrittore ossolano, che non solo è salito in vetta a quasi tutti i quattromila targati “Uiaa”, ma in un libro ha recentemente messo in luce le attrattive delle altrettanto nobili cime di 3900 metri (“I 3900 delle Alpi”, MonteRosa edizioni).

Paleari Alberto
Alberto Paleari, implacabile cacciatore di 4000 e di …3900.

La cosa migliore? Fare quello che si vuole Prima di contare bisogna decidere che cosa si conta. Per esempio, nel caso dei 3900, della Meije avremmo potuto mettere solo la cima principale il Grand Pic (m 3983), invece abbiamo considerato anche la Dent Zsigmondy (m 3936) e il Pic Central (o Doigt de Dieu m 3974). Abbiamo però tralasciato di descrivere il secondo, il terzo e il quarto dente (3947, 3951, 3949) perché si alzano di pochi metri dalla cresta principale e non hanno rilevanza particolare, né estetica né alpinistica. Probabilmente i 4000 potrebbero diventare anche 100, ma il numero di 52 non è nemmeno del tutto assurdo. Detto tra noi se dovessi volerli fare tutti sceglierei il metodo inglese. Ma la cosa migliore sarebbe il metodo Paleari, fare quelli che si vuole o che si riesce. Un mio cliente, che ha fatto “tutti i 4000 delle Alpi” (e quasi tutti con me) so che ne ha evitati almeno tre o quattro. Gliel’ho fatto notare e mi ha risposto: ma quelli non fanno parte della mia lista.

Alberto Paleari

Fonti:

http://www.moran-mountain.co.uk

http://www.ukclimbing.com/news/item.php?id=70628

https://twitter.com/thealpineclub?t=1&cn=ZmxleGlibGVfcmVjcw%3D%3D&refsrc=email&iid=8bc4724b82ba4ab6b2b581b19b7f0ef2&uid=1374008401&nid=244+276959245

 

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