Nessun enigma, precisa il Club 4000. Gli inglesi si aggiornino

Formica
Daniela Formica mentre brinda al completamento della sua collezione di 82 vette oltre i 4000 (ph. Serafin/MountCity). Nella foto sopra il titolo è impegnata in una delle sue impegnative scalate (arch. D. Formica, per gentile concessione)

Una cordiale lettera di rettifica al sito inglese UK Climbing è stata mandata da Flavio Melino, segretario del Club 4000. Nessun enigma, viene spiegato: le vette delle Alpi che superano questa quota sono 82 e non 52 come annunciato inspiegabilmente dal sito nel dare l’annuncio della “collezione” di scalate realizzata dai coniugi Chris and Liz Bedford. Agli amici inglesi è stato segnalato il link (http://www.club4000.it/Altri_files/Boll_uiaa.pdf) che rimanda al Bollettino con cui nel 1994 l’UIAA annuncia i risultati del monitoraggio di questi colossi alpini: 82 appunto, e perché mai 52? La notizia dell’exploit dei coniugi Bedford (52 quattromila scalati) è stata ripresa il 5 settembre 2016 da mountcity.it ed è arrivata al desk di Luciano Ratto, ingegnere torinese, fondatore del Club 4000. “Evidentemente la collezione dei 4000 delle Alpi è sempre di moda tra gli alpinisti di ogni nazione”, ha di prim’acchito osservato Ratto. “E’ però altrettanto evidente che non è ancora conosciuto il lavoro che il Club 4000 ha promosso per definire la lista ufficiale, certificata dall’UIAA nel 1994. Che viene ignorata, a distanza di  22 anni, non dico da questo a me sconosciuto uk climbing.com, ma addirittura dal famosissimo Alpine Club. Il che è grave a parer mio”.

In sintesi Ratto segnala quanto segue:  1° conosce benissimo le opere di Martin Moran, cui fanno riferimento gli alpinisti inglesi, vale a dire: “The 4000m Peaks of the Alpes”, edita proprio dall’Alpine Club nel 2007, e “ALPS 4000 – 75 peaks in 52days”, edita da David e Charles, nel 1994: le ha citate in bibliografia e nel testo, a pag 176  di “Tutti i 4000” edito da Vivalda nel 2010; 2° il numero di 52 vette non si sa da che cosa sia generato, perché, a pag. 176 di “Tutti i 4000”, citando altri elenchi in parallelo a quello dell’UIAA, si  segnalava quanto Moran considerava nei suoi libri sopra citati, vale a dire: 50 major (principali), 25 subsidiary (secondari) e dunque 75 totali, non 52; 3° l’elenco ufficiale UIAA,  frutto del lavoro di una commissione italo/franco/svizzera si compone di 82 cime (pagg 22,23 del libro), 46 sommità minori (pag 173), 128 totali (pag 173). “A distanza di tanti anni”, conclude Ratto, “questo elenco non è mai stato minimamente corretto e tanto meno contestato”.

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Luciano Ratto, fondatore del Club dedicato ai colossi delle Alpi.

E’ stato nell’ormai lontano 1993 che prese forma il progetto del Club 4000 se è vero – come scrivono quelli del Club, che hanno stampato anche il libro “Tutti i 4000. L’aria sottile dell’alta quota” (Vivalda, 190 pagine, 19,50 euro) – che fino a quell’anno gli alpinisti non sapevano quali e quanti fossero i 4000 ufficiali delle Alpi, e ci sono volute le tre citate commissioni nazionali, convocate dall’Unione internazionale delle associazioni alpinistiche (UIAA), per censire le sommità over 4000 e scremare i “pretendenti” spuri (per esempio le anticime che hanno meno di 30 metri di dislivello rispetto alla punta vera e propria) e tenere per buone solo le vette degne di tale nome. L’Italia ne vanta 10 in esclusiva, la Francia 12 e la Svizzera 32; le altre si trovano sullo spartiacque. La cima più gettonata dagli scalatori risulta il Gran Paradiso, seguita dalla Punta Gnifetti del Monte Rosa e dal Breithorn; il Monte Bianco appare al quinto posto, gettonatissimo: è scalato dal 93% dei soci.

Particolare importante. Nel 2010 Daniela Formica, avvocato torinese, implacabile collezionista di cime di 4000 metri, è stata la prima italiana a fare l’en plein completando l’ambita collezione di ottantadue 4000 con la salita del Lauteraahorn nelle Alpi bernesi. Prima di lei solo altre due donne, a quanto si sa, erano riuscite nell’impresa: Jocelyne Gay e Margareth Voide Bumann, entrambe svizzere.

Una Brexit alpinistica?

Sono rimasto molto stupito per quanto pubblicato da UK Climbing e poi ripreso dall’Alpine Club. Si direbbe che a livello ufficiale in Gran Bretagna si preferisce dare credito a quanto dicono individualmente gli alpinisti locali piuttosto che alle deliberazioni dell’organismo internazionale a cui loro stessi sono affiliati (mi riesce infatti difficile pensare che l’Alpine Club non sia al corrente delle deliberazioni dell’UIAA). Si sarebbe portati a pensare a una Brexit anche nel campo alpinistico. Bene ha fatto il Club 4000 a trasmettere il testo integrale dei criteri oggettivi che avevamo messo a punto per stabilire in modo possibilmente non soggettivo il numero dei Quattromila. Naturalmente l’Alpine Club può anche non essere d’accordo sul numero stabilito a suo tempo, ma per motivi di correttezza deve mettere al corrente la comunità internazionale di questa sua posizione e darne esauriente motivazione, ponendosi allo stesso livello di aperta discussione e giustificazione adottato in precedenza da noi. 

Roberto Aruga

Club 4000

One thought on “Nessun enigma, precisa il Club 4000. Gli inglesi si aggiornino

  • 05/09/2016 at 17:42
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    Degli esperti del gruppo dei 4000 mi han spiegato che le cime sono 83, ma le principali 52, le altre 31 sono secondarie, ma forse ce ne sono altre 13 vicine vicine a 4000 con approssimazione perché le misure hanno un margine d’errore.
    Però se il mare si alza il numero diminuisce, forse dipende da dove si stabilisce la quota zero, questa non la capisco.
    Mi domando se può dipendere anche dalle frane, o dalla quantità di neve ,o dai terremoti, o dalle spinte di faglia.
    Insomma anche solo lo stabilire il numero è una bella impresa dove pochi riescono, è una forma di alpinismo molto difficile sotto tutti i punti di vista: la costanza è determinante!
    Fondamentale è non dubitare del successo personale, alla peggio si sale su di un’altra cima.
    Se qualcuno mi spiega bene gli sarei grato.

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