Un Bozzetto da Leone d’oro

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Un particolare del manifesto di “Bozzetto non troppo”, il documentario di Marco Bonfanti presentato alla Mostra del Cinema.

Niente da dire sul Leone d’oro alla carriera assegnato a Venezia a Jean Paul Belmondo, idolo del nouveau cinema anni Sessanta. Ma se c’è un cineasta italiano che quest’anno avrebbe meritato questo prestigioso riconoscimento è senza dubbio il 78enne Bruno Bozzetto, creatore di capolavori come West and Soda, Vip-Mio fratello Superuomo, Allegro non troppo e del popolare Signor Rossi. Bozzetto ha firmato oltre 300 tra film, corti, lavori per la tv e il web. Ha ricevuto un Orso d’Oro, una candidatura agli Oscar, premi e omaggi ovunque. E’ considerato un genio del cinema di animazione mondiale. Il suo nome sta insieme con quelli di maestri del cartoon come Hayao Miyazaki, John Lasseter della Pixar, Nick Park, Matt Groening dei Simpson (e di questi, alcuni ne dichiarano esplicita l’influenza). Presentato alla Mostra di Venezia, il documentario “Bozzetto non troppo” di Marco Bonfanti ci fa entrare nella casa e nello studio dell’artista bergamasco. Ci presenta i suoi animali, compresa una pecora piuttosto invadente, e la sua famiglia, gli amici, i collaboratori. Il maestro offre decine di piccole lezioni di creatività su vari temi: la natura, l’assurdità delle guerre, la potenza delle idee. E’ convinto Bozzetto che la mancanza di umorismo rappresenti un handicap irrimediabile per una persona. E tuttavia che cosa sarebbe il suo umorismo senza la sua creatività, la sua bonomia, la sua discrezione, il suo spirito caustico? Tutti requisiti che i compagni di liceo, compreso chi scrive queste note, gli riconoscono. La vita anche a quell’epoca gli sorrideva e il padre benenestante e innamorato del cinema, che gli ha trasmesso anche l’amore per la montagna, gli consentì di prendersi il rischio di avventurarsi in un lungometraggio a disegni animati quando i cartoons, quasi tutti di matrice disneyana, non erano merce corrente come oggi

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Il giorno che “tenne su” il Campanile Basso…(ph. Serafin/MountCity)

Non scherzava poi Bruno quando sulle nevi di Foppolo calzava i Kastle e pennellava sulla neve fantastici ghirigori e intanto si guardava in giro per prendere in castagna gli “abominevoli” sciatori e satireggiarli nei suoi cartoons. Oggi fa piacere, da vecchi compagni di scuola, sapere che continua a fare cinema rifiutandosi di vivere sugli allori. Anche se di allori ne ha da vendere. Se Milano ha onorato Bozzetto con un Ambrogino d’Oro, Bergamo non è stata da meno: nel 2003 il Comune lo ha insignito della medaglia d’oro “riconoscenza civica”, mentre nel 2007 l’Università degli Studi gli ha conferito la Laurea honoris causa in “Teoria, Tecniche e Gestione delle Arti e dello Spettacolo”. Anche il mondo della montagna gli deve non poca gratitudine. Bozzetto ha usato la sua verve per metterci in guardia, con cortometraggi educativi, sui pericoli della montagna. Che tenerezza ora vederlo nel trailer di “Bozzetto non troppo” raccontarsi con la voce un po’ arrochita dall’età e prestarsi a gag irresistibili come disegnare il suo Signor Rossi a occhi bendati avendone immagazzinati i tratti nella mente. Quanto tempo è passato da quando i suoi ironici disegni illeggiadrivano “Il rudere”, giornalino del liceo Beccaria (allora ospitato nei fatiscenti cortili di piazza Sant’Alessandro) le cui paginette chi qui scrive disseminò di frivolezze? E quanto tempo è trascorso dal giorno in cui al telefono confidò di essere sfuggito, già anziano, a un male parecchio spiacevole e raccomandò in modo accorato di vigilare su un organo che per noi maschietti può essere fonte di guai? Il suo consiglio venne puntualmente ascoltato e messo in pratica. E ci è andata bene, vero Bruno? E non ritieni forse che quel successo dovuto ai camici bianchi oltre che alla fortuna valga ben più di un Leone d’oro? (Ser)

 

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