Quelle caravelle bersagliate dalla sfortuna

Il salvataggio sullo sfondo del Monte Bianco dei turisti rimasti bloccati l’8 settembre 2016 sulla Funivia dei Ghiacciai in panne per un guasto ai cavi ha un drammatico precedente. Nell’agosto del 1961 fu un jet militare a tranciare i cavi delle caratteristiche caravelle. Si trattò di un positivo test, una vera pietra miliare, per il Soccorso alpino che superò gli esami pur disponendo di mezzi rudimentali rispetto a quelli odierni: anche allora, per fortuna, tutti i turisti furono evacuati dopo una notte tremenda trascorsa a 3800 metri di quota. Così raccontano quell’episodio Roberto e Matteo Serafin nel volume “Soccorsi in montagna (Ferrari, 2004, Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti).

salvataggio-funivia
L’evacuazione di uno dei vagoncini nel 1961. I turisti rimasti imprigionati, pernottarono anche allora in abiti estivi, con temperature vicine allo zero (da “Soccorsi in montagna” di R. e M. Serafin)

Il jet impazzito

Alle 13.30 un caccia a reazione francese in volo di esercitazione viene visto scendere a bassa quota sui ghiacciai e sfiorare i cavi della funivia tranciando il cavo di trazione con un supporto del serbatoio di carburante situato sotto l’ala. Si ode uno schianto metallico e tre vagoncini che viaggiavano sul cavo di ritorno precipitano andando a schiantarsi contro il pilone del Rognon. Rolly Marchi assiste alla sciagura e così la racconta alla Domenica del Corriere: “Il luccicante aereo piombava sulla Vallée Blanche dal crinale del Monte Bianco, con provenienza francese. E’ stato un attimo terribile, da togliere il fiato e urlare di paura. Una delle funi della teleferica si è immediatamente adagiata sul nevaio, evidentemente spezzata. Verso il Gros Rognon, l’aereo scomparve sulla destra. Davanti ai miei occhi atterriti, lontano, sullo sfondo grigio-bruno delle rocce del Gros Rognon, minuscole scatole piombavano sul ghiacciaio, spiaccicandosi”. Sull’Europeo la cronaca è affidata alla prestigiosa penna di Gianni Roghi, tra i maggiori inviati di quegli anni. “Nei 36 vagoncini rimasti appesi in posizione precaria al cavo portante e orrendamente sballottati nel vuoto dal contraccolpo, per 81 persone comincia un’attesa angosciosa. Trascorrono 18 lunghissime ore prima che tutti siano tratti in salvo”, scrive Roghi. “Nel tardo pomeriggio l’apparato di soccorso si è già spiegato, gli ingegneri hanno definito il piano di recupero, i giornali di tutta Europa si apprestano a uscire con titoli di scatola. I primi ad arrivare sono gli operai addetti alla funivia, seguiti dagli uomini del Soccorso alpino e dalle guide di Chamonix. Nel giro di un’ora intervengono anche celebrità dell’alpinismo come Walter Bonatti e Cosimo Zappelli, squadre speciali della Polizia e della Guardia di Finanza”.

socorso-funivia
Un soccorritore in azione nell’agosto del 2016. Nell’immagine sopra il titolo la ricostruzione dell’incidente del 1961 eseguita da Walter Molino sulla copertina della Domenica del Corriere.

“Da Chamonix”, scrive ancora Roghi, “partono elicotteri, guide, poliziotti della Gendarmerie. Suspense nella suspense. Tre cabine che procedono a poca distanza da quelle precipitate all’altezza del Gros Rognon si trovano in una situazione di grave pericolo: la puleggia può sfilarsi da un momento all’altro dal cavo e provocare la caduta. L’allievo guida Christian Mollier riesce a calarsi da una delle cabine pericolanti lungo il cavo spezzato e raggiunge la stazione dell’Aiguille du Midi dalla quale dirige le operazioni di soccorso. Un’iniziativa eroica. I turisti in pericolo sono i primi a essere traghettati alla stazione”. Durante la notte gli elicotteri continuano a sorvolare le cabine sballottate dal vento e calano thermos di caffè caldo e coperte ai prigionieri, ma molti sono così sfiniti da non riuscire ad afferrarle. Gli ultimi naufraghi vengono recuperati alle otto e mezzo del mattino grazie a cavi tesi tra i vagoncini e le stazioni di punta Helbronner e dell’Aiguille du Midi. L’incubo è finito.

da “Soccorsi in montagna” (Ferrari editrice, 2004) di Roberto e Matteo Serafin

 

Commenta la notizia.