La montagna rinasce nella Repubblica delle Donne

Stesj Buccio, 29 anni, sui prati della "sua" malga Valbuna (Bs)
Stesj Buccio, 29 anni, sui prati della “sua” malga Valbuna (Bs). Nella foto sopra il titolo una veduta delle montagne di Bagolino.

Benvenuti nella Repubblica Montana delle Donne: siamo alla Malga Valbuna, sulle montagne di Bagolino (Brescia), dove il torrente segna il confine con la Provincia di Trento. Stesj Buccio, 29 anni, è diplomata in ragioneria, ma sale quassù sin da bambina e non rimane mai senza compagnia, anzi: “Siamo io e mia sorella, che ha tre figlie, due gemelle di nove anni e la piccola di tre. Passiamo l’estate insieme. C’è poi mio padre, Aldino: siamo produttori di Bagoss da generazioni. Scenderemo a valle a fine settembre, e so già che per qualche giorno la gente, per strada, mi saluterà come se fossi reduce da un lunghissimo viaggio”. Non c’è tanto da stupirsi, perché è proprio vero che le distanze non si misurano solo in kilometri. La vita in alpeggio è davvero lontana da molti canoni delle vita ordinaria: per telefonare, ad esempio, Stesj deve trovare un punto dove il cellulare prenda, come il masso su cui sale per avere almeno una tacca. “Per fare questo mestiere ci devi essere nato. Il bello è l’aria aperta, il paesaggio, la tranquillità che hai nel lavorare. Poi ci sono la fatica e i problemi, come quando c’è brutto tempo ma le mucche devono mangiare lo stesso. Poi è chiaro che non faccio la vita degli altri, non posso stare fuori in discoteca fino alle 4 se poi alle 5 devo lavorare. I miei amici mi vengono a trovare d’estate in alpeggio”.

La storia di Stesj racconta che la montagna riparte dagli alpeggi, ed è Coldiretti Lombardia a diffondere i dati. Negli ultimi dieci anni in regione le malghe utilizzate per il bestiame sono aumentate del 46% passando dalle 609 del 2006 alle 890 del 2015 con oltre 36mila capi bovini portati sui pascoli in altura contro i 22mila del passato. “Si tratta di un buon segnale”, spiega Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia, “che fa ben sperare circa il futuro non solo di tante produzioni tipiche ma dello stesso ambiente considerato il ruolo di salvaguardia e tutela che gli agricoltori svolgono in zone disagiate come quelle di montagna”.

Le malghe lombarde – spiega Coldiretti sulla base dell’ultima indagine della Regione – sono distribuite in particolare fra Sondrio, Brescia e Bergamo, ma sono presenti anche a Varese, Como e Lecco, in posti che vanno dai 966 metri della zona del Lario Intelvese ai 2.463 metri dell’alta Valtellina. La salita in alpeggio (la monticazione) di solito inizia i primi di giugno per il rientro intorno alla metà di ottobre. L’età media è sotto i 45 anni, ma ci sono alpeggiatori anche molto più giovani. Come Roberta Tenderini, per esempio,  che ha 22 anni e segue la malga Ariale, a 1.330 metri di altitudine, nel Comasco: “Hanno iniziato i miei genitori nel 1997. Dopo la scomparsa di mia madre, l’attività è passata a me nel 2012. All’epoca studiavo ancora da perito meccanico. Ho sistemato alcune strutture e sono riuscita a riprendere la monticazione delle vacche da latte, nel 2015 ho aperto l’agriturismo e quest’anno ho aggiunto anche le capre. Produciamo burro e formaggi”. Una vita dura, ma sulla lavagnetta davanti alla sua baita Roberta ha scritto: “La ricchezza più grande che possediamo, quando alla mattina apriamo gli occhi, è il giorno che abbiamo davanti”.

Laura Guardini

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