Diventano spettacolo i sogni proibiti dei montanari etiopi

schermata-2016-09-16-alle-08-30-42Tra i monti di Bale (Etiopia), dove i giovani sognano un futuro migliore, ci conduce ancora una volta Soledad Nicolazzi, attrice e regista, che con le compagne di “Stradevarie” Alem, Alessandra e Valentina ha partecipato nell’estate 2016 a un tour iniziato nella città di Goba (nel centro-sud del Paese) con un percorso laboratoriale legato allo spettacolo “Miraggi migranti” per realizzare insieme con i giovani locali uno spettacolo sulla migrazione. Un’iniziativa inconsueta e coraggiosa, che per la prima volta affronta il delicato argomento mettendo a frutto tecniche di comunicazione legate al teatro. 

Applausi e qualche incomprensione

Infine ci siamo, oggi 20 agosto 2016 è il giorno dello spettacolo per le autorità, i partner locali che sostengono il progetto dal punto di vista logistico e che vogliono vedere che cosa abbiamo prodotto in questi mesi e che cosa vorremmo portare in giro nei villaggi. La giornata comincia molto presto, visto che ieri abbiamo dato precedenza al lavoro dei ragazzi e alla sera eravamo così stanche da non riuscire neppure a pensare a una prova generale di “Miraggi”. Così decidiamo di farla al mattino all’alba prima che arrivino tutti gli altri: Alem dipinge già da ore. Qui svegliarsi alle sei non è così traumatico, ma oggi il clima è umido. Sotto la grande tenda va un po’ meglio ma il terreno è accidentato, e spesso incoccio in uno dei pali che la tengono su; Alessandra è alle prese con la corrente che va e viene e decide a un certo punto di produrre a voce i suoni che in genere escono dai suoi innumerevoli strumenti; Valentina cerca disperatamente di creare un po’ di luce sotto la tenda con le poche quarzine a sua disposizione. Insomma arriviamo alle otto, ora dell’appuntamento col gruppo, già piuttosto provate.

I ragazzi sono un po’ tesi, sanno chi avranno di fronte ma sanno anche che da questo intervento dipenderanno possibili ingaggi futuri per il loro gruppo. Il nostro pubblico arriva, sono una quindicina di persone più qualche amico che siede nel retro. Lo spettacolo comincia, i ragazzi sono bravissimi. In una scena, in cui Adamu, il più piccolo, canta e gli altri ripropongono un lavoro fisico sull’ultimo saluto a qualcuno che parte e che forse non rivedranno più, gli sguardi sono intensi. Poi ci sono le scene divertenti, in cui diventano dei personaggi del villaggio, quelle in cui indossano le meravigliose maschere fatte insieme con Alem e tutti i pezzi musicali, pieni di energia e ritmo. Sono così orgogliosa e presa dal lavoro che al momento degli applausi mi ci vuole un attimo per capire che dalle autorità di applausi ne arrivano ben pochi. Poi è tutto un correre: i ragazzi devono cambiarsi in fretta e fare un intermezzo di danza mentre io, Alem e Alessandra prepariamo la scena per “Miraggi Migranti”.

Sono emozionata. Gli applausi arrivano, generosi. Ci sediamo per una chiacchierata, diciamo al pubblico che abbiamo lavorato per circa un anno e mezzo a questo spettacolo per portarlo qui e che questa è la prima occasione in cui lo mostriamo, in Africa. È piaciuto? Ci sono domande? Ci sono suggerimenti? Le autorità parlano, a turno, elogiando il lavoro e dicendo che in generale tutto è molto chiaro, solo ci suggeriscono di aggiungere a voce, quando andremo nei villaggi, il nome dei luoghi in cui si spostano i personaggi, visto che molti non sanno leggere. Adesso però vorrei capire perché lo spettacolo dei ragazzi non è stato applaudito. Chiedo di dire qualcosa sul loro operare e qui comincia tutta una serie di critiche e indicazioni. La maggior parte sono dubbi sul messaggio. Anche su suggerimento di Stefano, cerco di partire dalle loro esperienze, sogni, idee circa il migrare e da che cosa invece li tiene nella loro meravigliosa e contraddittoria terra, di interloquire su quello che si potrebbe migliorare qui e quello che potrebbero fare. Lo spettacolo è un’elaborazione in forma scenica di tutto questo. Il messaggio è dunque per forza di cose complesso, non univoco: si parla, anche, della pulsione a partire, a viaggiare, che sta dentro ogni essere umano. Chi a sedici, vent’anni anni non ha desiderato mollare tutto e andare via? Migrare, come disse il primo giorno Jonas, fa parte della vita. Il viaggio iniziatico, presente in tutte le culture ed elaborato dall’Occidente nei miti e nelle fiabe, è alla base di una buona parte delle conquiste scientifiche, sociali ed artistiche umane.

Le critiche sono rivolte in particolare alla storia del leone, della volpe e della scimmia. La volpe è simbolo di tutto ciò che della cultura tradizionale i ragazzi non accettano più: oppressione della donna, pratiche di flagellazioni corporali ancora praticate in Bale. Il leone invece è una metafora di quella parte della cultura occidentale che rifiutano: l’autoritarismo, l’appiattimento della cultura, la rottura con i ritmi della terra, l’individualismo…Sapevo che avrebbe potuto essere fraintesa, questa storia. La scimmia che si salva con l’astuzia nonostante gli altri due siano più forti, sono loro, i ragazzi. Ma la volpe e il leone sono espressione di un potere laido nel primo caso e forte nel secondo, e anche se la volpe ha in testa un fazzoletto tradizionale e il leone indossa degli occhiali…bé si prestano a più interpretazioni. Ma poi ripensandoci, mi ero detta che in realtà lasciare la metafora aperta a più livelli di comprensione in fondo, in questo momento storico e politico del paese, non era male. E che probabilmente i ragazzi avevano bisogno di ribellarsi, almeno nelle storie, alla prepotenza.

Più tardi parliamo con i ragazzi. Alcuni suggeriscono di togliere la storia del leone. Altri (soprattutto Jamila, una delle ragazze più coraggiose) dicono che le autorità hanno capito male perché ogni cosa la intendono come vogliono loro, ma che non dobbiamo cancellare un pezzo dello spettacolo su cui abbiamo tanto lavorato e che ci piace molto. A questo punto dico che ci tengo che il loro lavoro riesca a girare nei villaggi. E che dunque cambieremo il testo. Mentre parliamo mi tornano in mente le raccomandazioni al nostro arrivo a Addis Abeba: non parlate di politica…

Soledad Nicolazzi

Questi i link ai servizi precedenti:

http://www.mountcity.it/index.php/2016/07/19/sui-monti-di-bale-etiopia-tra-miraggi-e-possibili-migranti/

http://www.mountcity.it/index.php/2016/07/21/etiopia-tra-i-ragazzi-che-sognano-loccidente-pastori-noi-mai-piu/

 

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Lo spettacolo

“Miraggi migranti” è il titolo della performance realizzata dalla giovane compagnia “Stradevarie”, distribuita da  Campsirago Residenza. Lo spettacolo è stato portato in Etiopia nell’ambito del progetto “Miglioramento dellecondizioni di vita della popolazione di ritorno e dei giovani residenti nella zona di Bale (Regione Oromia) al fine di mitigare le cause della migrazione irregolare”. Il progetto è stato promosso dalle ONG partner COOPI e CCM – Comitato Collaborazione Medica. Il tour ha preso il via nella città di Goba (nel centro-sud del Paese).

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