Monte dei Cappuccini, Bonatti ora “abita” qui

L’archivio di Walter Bonatti morto a 81 anni nel 2011 e sepolto a Portovenere fa ora parte delle collezioni del Museo Nazionale della Montagna che domina Torino dal Monte dei Cappuccini. La donazione viene annunciata dal presidente generale del Cai Vincenzo Torti, dal presidente della Sezione di Torino Roberto Ferrero e dal presidente del Museo Osvaldo Marengo. Il legame tra Bonatti e il celebre museo risulta di vecchia data. Nel 1998 al Monte dei Cappuccini si aprì la mostra “Fermare le emozioni” sul suo universo fotografico con il corredo di un cahier a cura di Aldo Audisio e Roberto Mantovani. Altre ne seguirono. L’archivio di Bonatti comprende fotografie, diapositive, i famosi servizi realizzati per Epoca, libri, relazioni di scalate e spedizioni. Ecco ora come la collaborazione tra l’indimenticabile Walter e il Museo viene ricostruita nel libro biografico “Walter Bonatti. L’uomo, il mito” (Priuli & Verlucca, 2012), più volte ristampato e tradotto in Francia, premio speciale a Leggimontagna.

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La copertina del cahier dedicato nel 1998 alla mostra “Fermare le emozioni” che il Museo della Montagna dedicò all’universo fotografico di Walter Bonatti. Nella foto sopra il titolo una delle ultime immagini dell’indimenticabile Walter (ph. D. Panato, arch. Trentofilmfestival per gentile concessione)

L’arte di “fermare le emozioni”

Fino all’ultimo Bonatti è un viaggiatore instancabile. Molte immagini dei suoi viaggi confluiscono nella bellissima mostra che il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” gli dedica nel 1998, pubblicando un documentato cahier a cura del direttore Aldo Audisio e Roberto Mantovani. Nelle sale del museo si concretizza infatti un progetto sulla sua attività, vista attraverso le foto scattate in giro per il mondo. Il titolo è conciso, evocativo di una vita avventurosa: “Fermare le emozioni”. La mostra è un successo.  L’amicizia con il direttore Audisio si consolida e insieme viaggiano molto. Grazie alla collaborazione di Walter con il museo l’esposizione viene allestita dal Canada alla Spagna, alla Svizzera e in diverse sedi italiane. Lo attende, di lì a poco, un’altra “scalata” al Monte dei Cappuccini, sede del museo, sulle tracce di un piemontese, l’esploratore missionario salesiano De Agostini. Ne nasce la mostra “Solitudini australi”, un viaggio alle origini di un sogno.

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Gennaio 1997. Bonatti incontra… Bonatti al Museo in occasione di una mostra sugli archivi del quotidiano La Stampa.

“Ero un ragazzo – scrive Bonatti nel catalogo – quando venni attratto dalla copertina di un libro in una libreria; si intitolava Ande Patagoniche e l’autore era Alberto Maria De Agostini. Devo a questo grande uomo i sogni e le riflessioni che i suoi scritti e le sue immagini hanno saputo far nascere in me”.  Per la realizzazione del film Finis Terrae, prodotto per l’occasione dal Museomontagna, con Rai e Televisione Svizzera e diretto da Fulvio Mariani, Walter viaggia a lungo in Patagonia e in Terra del Fuoco e il documentario è un successo anche in Argentina e Cile grazie alla sua notorietà. Continua poi a frequentare il museo, a far partecipe Audisio dei suoi entusiasmi. Le sue “scalate” torinesi diventano un’abitudine. Come nel 1999, quando un memorabile incontro con Sir Edmund Hillary al Monte dei Cappuccini mette di fronte due miti dell’alpinismo. O quando nel 2005, gradita sorpresa, arriva all’inaugurazione del museo rinnovato.

(da “Walter Bonatti. L’uomo, il mito”  di Roberto Serafin. Priuli&Verlucca editori, 2012)

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