Olio di montagna. Il territorio guadagna futuro

Per ora non si parla di resa in termini economici. Si parla però di prospettive molto interessanti, di salvaguardia e recupero del territorio e, dopo qualche anno di test attraverso un consumo “familiare”, si parla anche di un’etichetta: per l’olio extravegine della Valtellina, prodotto da ulivi che, sui versanti sud, stanno bene anche fino a 600-700 metri di altezza, possono condividere l’habitat delle vigne ed eventualmente occupare terrazze e declivi che, abbandonati, sarebbero invasi semplicemente dai boschi. Alla vigilia della raccolta che inizia tra fine ottobre e primi di novembre, è Ivano Fojanini, tecnico presso l’omonima fondazione di Sondrio che si occupa di ricerca in agricoltura a raccontare l’ascesa dell’ulivo sulle montagne della Valtellina. “Per la verità di olivicoltura sull’arco alpino si parlava già nel 1200 – precisa. – Ma certo poi qui da noi sono stati il vino, il burro e il formaggio i prodotti principali dell’agricoltura”.

I primi esperimenti a metà degli anni Ottanta, con ulivi portati dalla Liguria e dalla Toscana che non negarono buoni risultati ai valtellinesi che, tornati nei paesi di origine, avevano voluto fare il tentativo. “Così negli anni Novanta anche noi, come Fondazione, abbiamo provato i primi campi sperimentali mettendo a dimora i cultivar tipici della Toscana (Moraiolo, Leccino, Pendolino, Frantoio), ma anche le varietà più nordiche, come quelle tipiche del lago di Garda: Radar, Favarol, Grignano.” Poi entra in gioco un altro fattore importante: “L’attaccamento alla terra e la passione. La voglia di trovare nuove prospettive per il territorio. Qui l’ulivo non va a sostituire altre coltura, ma a recuperare terreni incolti”. I risultati al frantoio? Bassa acidità, profumi e sapori “interessanti”. Perché le olive sono raccolte a mano e vanno alla spremitura entro poche ore.

“Oggi in provincia di Sondrio abbiamo circa 15 mila piante, recuperiamo 30-40 ettari di terreno e produciamo 100-150 quintali di olio”. Non sono numeri grandi, ma , appunto, sono buone prospettive: tanto che quest’anno sono state messe a dimora altre 2 milapiante. Gli inverni sono meno freddi, dunque gli ulivi vanno in montagna? “Certo negli ultimi anni non abbiamo avuto inverni rigidi. Comunque, in collaborazione con il Centro di Ricerca per l’Olivicoltura di Cosenza, abbiamo campi sperimentali dove crescono piante provenienti da zone dal clima severo (Friuli, Molise, Abruzzo, Calabria). E comunque l’ulivo cresce pian piano: vent’anni non bastano per una sperimentazione completa”. Se l’olio valtellinese vanta il primato del più settentrionale, essendo ottenuto da piante che si trovano sopra il 46esimo parallelo nord, la stessa latitudine di parte del Canada e di alcune regioni della Mongolia centrale, Coldiretti Lombardia ha diffuso recentemente (alla Giornata nazionale dell’extravergine italiano al Mandela Forum di Firenze) i dati relativi alla regione, con 24 milioni di litri, è la prima italiana per consumi: la produzione 2016 dovrebbe andare oltre le 627 tonnellate, come l’anno scorso, mentre in quasi tutto il resto d’Italia si prevedono cali dal 17 al 45 per cento.

ulivo-kgic-u430501013984093htd-1224x916corriere-web-sezioni-593x443
Raccolta delle olive nella zona di Morbegno

Con 700 mila alberi e 2.000 ettari a uliveto, la Lombardia – spiega la Coldiretti regionale – può contare su oltre 1.900 aziende olivicole e su una trentina di frantoi distribuiti fra le province di Brescia, Bergamo, Como, Lecco, Varese, Sondrio e Mantova. La raccolta è prevista ai primi di novembre. Le DOP sono 2 (Laghi Lombardi e Garda), mentre ci sono 7 varietà autoctone. L’olio d’oliva lombardo viene esportato in Germania, Francia, Stati Uniti, Giappone ed Emirati Arabi.

Laura Guardini

Commenta la notizia.