Così il Cai “ignorava” Bonatti

Si sperava che la buonanima di Walter Bonatti (1930-2011) venisse lasciata riposare in pace, e invece in occasione del lascito del suo archivio al Museo della montagna di cui ha riferito mountcity.it, la Gazzetta dello Sport ha voluto riaprire antiche e arcinote polemiche. Spiegazione di s.f. sulla “rosea”: il Museo è una struttura del Club Alpino Italiano,”l’organismo col quale Bonatti ha battagliato per oltre 50 anni”: è sorprendente che il Museo pretenda di ospitarne l’archivio. Ma dopo essersi espresso con questo assioma, il citato esseffe che crede di saperla lunga ci tranquillizza. “Il Cai avrà modo”, sentenzia, “di mostrare la sua riconoscenza, non soltanto nei confronti di chi la donazione l’ha fatta ma soprattutto nei confronti del troppo a lungo ignorato Bonatti”.

Va ricordato per i 25 lettori che ci seguono, che nel 2004, cinquantennale della controversa scalata, si è definitamente chiarito ogni equivoco sulle vicende del K2 grazie alla decisione del Consiglio centrale (del Cai, s’intende) di affidare a tre saggi il giudizio storico sul comportamento degli alpinisti italiani lassù nel 1954. Ma ancora prima, nel 1994, all’unanimità i consiglieri si espressero per una revisione della relazione ufficiale. A favore di Bonatti, s’intende. In quell’ultimo decennio del millennio per merito dell’allora presidente generale Gabriele Bianchi i rapporti della Sede centrale con il “troppo a lungo ignorato” Bonatti sono stati di reciproco rispetto se non di amicizia. Una riprova, se può essere utile? Nel giugno del 1999 Walter venne invitato a visitare i nuovi locali della Sede centrale in via Petrella a Milano, affettuosamente accolto dal presidente Bianchi e dal vicepresidente Silvio Beorchia. Da tempo lo legavano rapporti di collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna dove c’era la coda per visitare una mostra delle sue fotografie. Fu poi lo stesso Bianchi a decidere di affidare ai famosi tre saggi nel 2004 il “giudizio storico sul K2” e successivamente fu il presidente Annibale Salsa a deciderne la pubblicazione.

Se può servire a rasserenare i sempre agitati corifei bonattiani, recuperiamo dagli archivi la foto che venne scattata dallo scrivente in occasione di quell’incontro del 1999 in via Petrella. Bonatti è al centro e cinge con un braccio Bianchi alla sua sinistra, Beorchia è un po’ più distaccato alla sua destra. Vi sembra che Walter abbia l’aria di sentirsi ignorato dalle alte sfere del sodalizio? Ed è il caso di sorprendersi oggi perché una prestigiosa struttura del Cai si prende cura dell’archivio bonattiano? (Ser)

One thought on “Così il Cai “ignorava” Bonatti

  • 07/10/2016 at 15:34
    Permalink

    Ti do ragione!
    Bonatti e il grande alpinismo italiano sono da sempre nel cuore e negli intenti delle persone che gestiscono il cai.
    Qualche presidente voleva anche modificare in meglio il primo articolo dello statuto del sodalizio.
    Basta solo sfogliare la rivista ufficiale per capire bene!
    Un po’ all’inglese: l’alpinismo italiano è morto, viva l’alpinismo italiano!

    Reply

Commenta la notizia.