La Valtellina, il Museo della Montagna e il Fondo Bonatti

La notizia della donazione dell’archivio di Walter Bonatti (1930-2011) al Museo Nazionale della Montagna del Club Alpino Italiano ha suscitato in questo primo scorcio di ottobre 2016 qualche malumore in chi avrebbe preferito che il materiale conservato dal famoso alpinista rimanesse in Valtellina dove Walter ha trascorso gli ultimi anni della sua vita e dove contava numerosi amici. Sull’argomento la stampa locale ha riportato fra i tanti anche il parere del valtellinese Giuseppe “Popi” Miotti, alpinista illustre, scrittore e storico dell’alpinismo, che a Bonatti è stato a lungo legato da sincera amicizia. Mountcity è in grado di riproporne il testo per concessione dello stesso Miotti che ringraziamo.

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Giuseppe Miotti con Walter Bonatti negli anni Ottanta sui sentieri della Val Chiavenna dove è stata scattata anche l’immagine sopra il titolo (ph. Serafin/MountCity)

Scelta la soluzione più giusta

Ho letto di recente alcuni articoli in cui si manifestava rammarico per la collocazione finale che i familiari hanno scelto per il Fondo Walter Bonatti: il Museo Montagna Duca degli Abruzzi di Torino. Avendo avuto il privilegio di conoscere Walter e di averlo assiduamente frequentato durante un periodo particolarmente duro della sua esistenza, vorrei aggiungere una voce stonata al coro di chi, pur non completamente a torto, si lamenta della “perdita” di tanto prezioso materiale che avrebbe sicuramente dato un valore aggiunto determinante al progettato Museo della Montagna, Casa della Montagna, o che dir si voglia, di Castello Masegra (Sondrio). Lo scorso anno mi fu chiesto un parere e, in via confidenziale, ho avanzato alcune proposte sulla destinazione del Fondo, su come fare in modo che restasse in provincia e su una sua eventuale gestione. Non entro nei dettagli e riconosco le ragioni degli amici di Walter quando lamentano una certa indifferenza mostrata da qualche amministrazione locale, incapace forse di comprendere appieno il valore storico e culturale del materiale conservato a Dubino da Walter e Rossana. Come più volte ribadito ai miei interlocutori, anche via mail, il mio scopo era prima di tutto proteggere quel lascito ed evitarne una sua possibile dispersione. Per questo motivo vidi di buon occhio l’idea di costituire una fondazione apposita, che secondo me doveva attivarsi subito e senza indugio. Svariate cause, molte delle quali probabilmente non di mia conoscenza, hanno concorso al risultato finale, quello forse meno auspicabile per la Valtellina, ma, allo stato delle cose, quello sicuramente più giusto.

Il Museo Montagna ha in Aldo Audisio un direttore di enorme competenza e ha una tradizione incomparabile nella gestione e nella valorizzazione della storia dell’alpinismo, quello italiano in particolare: ha strutture e mezzi per dare al Fondo Bonatti non solo la protezione che merita, ma anche un futuro utile. Fu quella la destinazione a cui subito, d’istinto, pensai e consigliai quando ancora non si parlava di fondazioni o musei locali. Sondrio e la provincia non hanno mai avuto, e probabilmente mai l’avranno, un legame serio e strutturato con la cultura della montagna e dell’alpinismo; non c’è passione e conoscenza, in primis negli organismi amministrativi che il più delle volte si mostrano distanti anni luce dalla realtà territoriale. In questa condizione, che ritengo all’origine della schizofrenica gestione della nostra immagine turistica a tutti i livelli, pur comprendendo e condividendo il dispiacere degli amici di Walter, dell’Assessore Cotelli e di tanti altri, credo, come si suol dire, che non tutti i mali siano venuti per nuocere, specialmente per il Fondo Bonatti.

Giuseppe Miotti

One thought on “La Valtellina, il Museo della Montagna e il Fondo Bonatti

  • 10/10/2016 at 11:51
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    Ancora una volta Popi ha ragione, grazie alla sua lucidità di analisi.

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