Bozzetto, quei capolavori nati in montagna

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“Bozzetto, non troppo” ci fa entrare, guidati dal protagonista, nella sua casa e nel suo studio. Nel fermo-immagine in alto, il maestro a tu per tu con le sue montagne nella Bergamasca.

E’ un tipo “allegro non troppo” Bruno Bozzetto. Sereno, umile e operoso sul lavoro, il maestro è oggi anche un nonno che si trastulla con figli, nipoti, cani, gatti e con una pecora invadente che fa parte della sua tribù. Senza dimenticare gli impegni quotidiani nella sua casa di produzione. Ogni tanto per svagarsi in mezzo a tanto lavorare di fantasia al computer fa un po’ di ballo liscio con la moglie Vally. E non nasconde il piacere di svegliarsi il mattino e spalancare le persiane sui radiosi colli di Bergamo. Ma il suo piacere più grande, come si denota dal bellissimo film Bozzetto non troppo presentato alla Mostra veneziana del cinema dove un Leone d’oro sarebbe calzato a pennello, è quando va in montagna. Non una fuga dagli impegni quotidiani come capita a molti, bensì una forma di misticismo naturale che si traduce in assorte contemplazioni. E non va soltanto in montagna a camminare e sciare, non si limita a inebriarsi guardando le amate Orobie. Questo aspetto della sua vita riguarda anche la sua ricerca, mentre cammina, di idee da mettere in pratica per i suoi film.

Questi particolari si desumono da Bozzetto. Non troppo, il lungometraggio realizzato da Marco Bonfanti, ritratto imperdibile di un artista schietto e lineare, di un poeta in sintonia con la natura, di un uomo semplice ma complesso. E’ questo della natura, va ribadito, il contesto in cui le idee del maestro crescono spontaneamente come l’erba, è questo l’incubatoio dove prendono forma sogni e fantasie: un fiume inesauribile se è vero che il 78enne Bozzetto lascia in dono all’umanità capolavori come West and Soda, Vip-Mio fratello Superuomo, Allegro non troppo e il popolare Signor Rossi avendo firmato oltre 300 tra film, corti, lavori per la tv e il web. Bozzetto ha ricevuto premi e omaggi ovunque nel mondo. E’ considerato un genio del cinema di animazione di tutti i tempi. Bozzetto, non troppo ci fa entrare, guidati dal protagonista, nella sua casa e nel suo studio. Ci presenta i suoi animali e la sua famiglia, gli amici, i suoi collaboratori dando vita e concretezza a un’appassionante riflessione sulla creazione artistica. Bozzetto si racconta con leggerezza e ironia e fa piacere notare nelle sequenze girate da Bonfanti che il suo passo in montagna appaia ancora deciso, addirittura scattante (come lo è la sua mente) nel percorrere sentieri e scavalcare barriere naturali.

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Bozzetto con Guido Silvestri, in arte Silver, il papà di Lupo Alberto.

La sua strada non può che essere ancora in salita come quel suo alpino che in Mister Tao, vincitore dell’Orso d’oro a Berlino nel 1990, non smette di andare verso il cielo neppure quando incontra un perplesso Padreterno. A colpi di matita, nel mirabile film di Bonfanti, Bozzetto accompagna lo spettatore nei luoghi della creazione, da Milano a Riva di Solto, davanti a una finestra spalancata sulle montagne della Bergamasca. Sarebbe stato bello anche rivederlo sciare con composta eleganza ed eseguire alla perfezione quel cortoraggio con cui disegnava la sua traccia sulle nevi di Foppolo, quando con gli amici si prendeva una vacanza nei giorni feriali e dallo zaino spuntava la famosa e ipercalorica “torta bocin” che la mamma gli preparava in queste occasioni. Ma questi sono ricordi privati di pochi eletti e nessun film potrebbe restituirci la magia di quei giorni in cui il genio di Bozzetto veniva allo scoperto, allegro non troppo. (Ser)

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