L’erba böna ora cresce anche nel web

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Una fase del confezionamento delle erbe officinali del Consorzio Erba Böna. Nella foto sopra il titolo, Vittorina Prina mostra una parte della produzione stoccata nel magazzino in Valle Antigorio (ph. Serafin/MountCity).

“Apri il tuo e-commerce gratis e inizia a vendere”, è l’invito che Google rivolge ad aspiranti commercianti. Il meccanismo è semplice: scegliere, cliccare, comprare e poi seguire (da casa) il pacco fino alla sua consegna. Un toccasana per chi opera nelle Terre Alte e mira a vendere i suoi prodotti ben oltre il fatidico “chilometro zero”? A credere in positivi sviluppi digitali è nell’Ossola il consorzio Erba böna che finora aveva riservato tisane, infusi, liquori e caramelle a base di erbe officinali a un’utenza geograficamente legata all’ex Ducato di Milano ora facente parte del Piemonte. Ne ha dato l’annuncio l’estate scorsa un articolo del quotidiano La Stampa sottolineando la svolta ritenuta ormai necessaria dell’e-commerce. Secondo gli studi più recenti il commercio in rete crescerà, entro il 2020, del 55% in Cina e del 21% negli Stati Uniti. Nell’Ossola il Consorzio Erba Böna – che ha sede fra i prati della valle Antigorio, in un capannone preso in affitto dall’Enel nei pressi della centrale idroelettrica di Crego costruita nel 1919 dal geniale Mario Portaluppi – realizza da tempo buoni fatturati trasformando l’Achillea, il Genepì, la Malva e le tante erbe raccolte qua e là nelle valli in fragranti tisane, in squisiti bombon (bumbögn) balsamici a base di erbe officinali, nell’amaro Lepontinum distillato con genepì, genziana e achillea moscata.

Erba böna, così detta con una venatura dialettale, da non confondere con quell’altra che non tutti accettano o gradiscono. La notizia, data in una corrispondenza sulla Stampa di Cristina Pastore, è che questi prodotti, che non hanno mai varcato finora i confini dell’Ossola, daranno vita a un’ e-commerce. Il sito informatico del consorzio è sicuramente esauriente e ben fatto, e si può supporre che nel suo contesto si sviluppi la commercializzazione via web. In effetti le prospettive sono da prendere in considerazione:  i negozianti in rete sono in grado di riscuotere un certo successo anche nel caso in cui vendano prodotti e servizi concreti, non digitali come software o immagini on-line. Da Wikipedia si apprende che i prodotti non digitali che si prestano a essere venduti on line possono essere quelli che creano imbarazzo nell’acquirente (es. biancheria intima), e/o quei prodotti che hanno caratteristiche “standard” e che non necessitano di essere provati o valutati “dal vivo” (es. i libri). Viceversa, i prodotti che non sono idonei all’attività del Commercio Elettronico sono quelli con un basso rapporto valore/peso, gli articoli che hanno una componente rilevante riguardo al loro odore, gusto o tattile, i beni che necessitano di essere provati (es. camicie) e anche qualora sia rilevante vederli con i propri occhi per cogliere tutte le sfumature di colore. A che categoria appartengono infusi e liquori? Il tema è stimolante e non resta che aspettare l’esito della sperimentazione annunciata da Erba Böna.

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Un toccasana per lo sviluppo economico delle Terre Alte. Ma con quali limiti?

Facendo un passo indietro, a raccontare a MountCity la storia di questa azienda nata nel 2002 in Val Cannobina, dove venne prodotta la prima tisana, è stata nel 2015 Vittorina Prina di Baceno, il cui nome figura tra i 15 soci del consorzio Erba bona (sette sono donne). Di fuoco nelle vene sembra averne in buona misura questa minuta signora antigoriana che con le sue pianticelle dialoga quotidianamente. Vittorina accolse, mentre la intervistavamo, le scolaresche di Crodo venute a Verampio per imparare a seminare girasoli nei prati dell’Erba Böna. Ma si è appreso in quella circostanza che il consorzio mantiene ottimi rapporti anche con l’Istituto Cobelli di Crodo che manda qui i suoi ragazzi in credito formativo, e con l’Università di Pavia, mentre sono numerose le tesi di laurea realizzate con il contributo del consorzio.

Vittorina è  la figura di riferimento di questa esperienza di piccola imprenditoria femminile alpina, nata per riscattare appezzamenti agricoli dall’abbandono e contribuire all’integrazione al reddito superando il frazionamento dei terreni. Le sette socie lavoratrici di Erba Böna hanno come materia prima melissa, menta piperita e citrata, iperico, arnica, calendula, lavanda, timo, malva, rosmarino, salvia e nei campi più esposti al sole – sulle rive del Lago Maggiore a Cannero e Cannobio – origano e lippia. Con il supporto del farmacista Eugenio Maddaloni tutto ciò diventa filtri di tisane digestive, dissetanti, per la tosse e, novità di quest’anno, “di cui siamo particolarmente orgogliose”, bevande per combattere i disturbi femminili ha spiegato Vittorina Prina all’intervistatrice della Stampa. Non va dimenticato che la rinuncia all’utilizzo di fertilizzanti chimici impone la rotazione delle coltivazioni: in media dopo tre anni le piantine di una specie vanno strappate, per ricominciare da capo da un’altra parte. Un lavoro in cui è indispensabile usare le mani. Oltre che la testa.

Per saperne di più:

http://www.erbabonavco.it

http://www.lastampa.it/2016/08/26/edizioni/verbania/dai-campi-abbandonati-le-erbe-magiche-delle-nonne-QpWoqRfJGzOxMCj5ORbzyJ/pagina.html

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