Grand Hotel Monte Rosa. Dirsi si (con l’elicottero) ai 4554 metri della Margherita

Dal 2017 ci si potrà sposare alla Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa. Ciò, a quanto risulta, in seguito a una delibera del Comune di Alagna, alla presenza di un ufficiale dell’anagrafe. Salita e discesa in elicottero assicurate. Fissate le tariffe: 30 euro per la coppia che ha almeno uno dei due componenti che abitano in paese; 50 euro se l’unione viene celebrata nei giorni festivi o il sabato pomeriggio; 180, o 200, per i non residenti. Business is business a tutte le quote e non c’è comune che non abbia buchi in bilancio da tappare con ogni mezzo. E’ da quel dì, del resto, che ci si sposa lassù a 4554 metri di altitudine. Anche di recente la Capanna Margherita, di proprietà del Cai Varallo e della Sede centrale del Club alpino, ha fatto da sfondo a un rito simbolico con scambio di anelli che ha unito in matrimonio una giovane di Borgosesia e il suo consorte di Bisceglie, in provincia di Barletta-Andria-Trani. Entrambi, ovviamente, appassionati di montagna. Le firme sono state poi fatte nella stessa giornata in municipio, appena scesi dai 4 mila metri, davanti a una guida alpina. La tecnologia li ha aiutati. Attraverso Skype (alla Margherita c’è una perfetta connessione a internet, ndr) li hanno seguiti in diretta a Borgosesia e Bisceglie i rispettivi genitori e a Stoccolma le nipotine.

Non basta dunque avere trasformato le vette in luna park permanenti con passerelle di cristallo che attraversano abissi, fantascientifiche stazioni funiviarie d’arrivo con cabine rotanti. Ora in cima al Monte Rosa si fanno anche, a pagamento, ricevimenti di nozze. E in un rifugio che è anche in vetta alle classifiche delle strutture che creano maggiore impatto sull’ambiente. Come si deduce da un dossier del Cai firmato da Simone Guidetti e disponibile in rete, si tratta di “una struttura unica nel suo genere, la quale, in virtù della sua posizione, è stata spesso al centro di polemiche”. In effetti, osserva Guidetti, la quasi totalità dei rifugi, anche di quelli strettamente alpinistici, servono come punto di partenza o di appoggio per una lunga traversata o per la “conquista” di una vetta e si trovano in posizione più o meno riparata, spesso con disponibilità idrica e con possibilità alternative di trasporto materiali.

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Nozze alla Capanna Osservatorio Regina Margherita, visitata ogni anno da numerosi alpinisti e scialpinisti (foto da La Stampa e dall’archivio del CAI Varallo per gentile concessione).

La Capanna Regina Margherita, invece, che è situata per l’appunto sulla cima di un monte, rappresenta di per sé un punto di arrivo. Peraltro, alle difficili condizioni ambientali (basse temperature, forti raffiche di vento, minor pressione atmosferica da cui deriva una minor quantità di ossigeno, ecc.) dovute alla quota si sommano alcune criticità legate alle caratteristiche morfologiche del luogo, come la mancanza di spazio e la forte esposizione. In particolare verso Est, il rifugio si affaccia direttamente su quella che è considerata la più alta parete nel suo genere delle Alpi: oltre duemila metri di ghiaccio, neve e roccia, che le conferiscono un aspetto “himalayano”.

Il trasporto del materiale avviene esclusivamente tramite elicottero. Sempre dal dossier del Club Alpino Italiano si apprende che in prossimità del rifugio è stata ricavata una piccola piazzola su neve per l’atterraggio del mezzo. I liquami organici provenienti dai WC e le acque grigie di lavaggio vengono convogliate in appositi contenitori poi portati a valle e riportati su vuoti con un via vai continuo di elicotteri. Le acque grigie residue derivanti dalla cucina vengono invece scaricate lungo la parete della montagna. Questo Grand Hotel Monte Rosa dotato anche della biblioteca più alta del mondo e di un osservatorio sulla cui utilità si discute da tempo è parte del patrimonio storico-culturale del Club Alpino Italiano fin da quando la regina Margherita salì lassù per sancire il prestigio e il precario potere di Casa Savoia. I tempi sono cambiati, i ghiacci si sciolgono, si parla tanto di ecosistema minacciato e il Cai oggi non trova di meglio che convogliare a 4554 metri, in una struttura di cui non si sente il bisogno, anche i novelli sposi con il loro seguito d’invitati elitrasportati? Che tristezza. (Ser)

Per maggiori approfondimenti consultare i siti:

http://www.caivarallo.it/

www.rifugimonterosa.it www.aineva.it/pubblica/neve49/margherita.html www.arpa.piemonte.it/annali/meteorologici http://www.uni.com/it/grandi_temi/ISO14000 www.ixem.polito.it/research/record_2007/webcam_e.htm

7 thoughts on “Grand Hotel Monte Rosa. Dirsi si (con l’elicottero) ai 4554 metri della Margherita

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  • 23/10/2016 at 21:38
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    Oggi il CAI non vuole rinunciare, anzi, all’enorme e costosa “catena alberghiera montana” che in anni lontani aveva anche una sua ragion d’essere; non vuole prendere atto che spesso i rifugi (perlopiù solo meta della gita giornaliera) sono delle teste di ponte per una frequentazione spesso poco “ortodossa” delle terre alte, terre per le quali chiediamo da tempo rispetto.

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  • 23/10/2016 at 18:25
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    La Capanna Margherita è di proprietà del CAI, il quale quindi è anch’esso responsabile di questa incommensurabile idiozia. Vergogna!

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  • 22/10/2016 at 17:23
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    avvilente! mortificante! non ci sono parole. Un’altro petalo staccato per L’ECOCIDIO DEL Pianeta! Il TAM del CAI lo ha approvato? TAM = TUTELA AMBIENTE MONTANO. Evviva!

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  • 20/10/2016 at 21:38
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    Ai funerali (dispersione ceneri elitrasportate) non ci hanno ancora pensato ma vedrete che prima o poi ci arrivano…

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  • 20/10/2016 at 19:22
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    Si possono fare anche le cresime?
    Non c’è un limite alle pagliacciate delle “istituzioni” italiane.

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