Aree protette, disastro italiano

La Commissione Ambiente del Senato ha approvato, ad ampia maggioranza, il disegno di legge di iniziativa parlamentare di riforma della 394 del 1991 (la legge quadro sulle aree protette). L’approdo in Aula è previsto alla fine di ottobre 2016. Dopo tre anni di esame e un’indagine conoscitiva, con l’audizione e il confronto di diversi soggetti interessati, il Parlamento sta quindi per chiudere l’iter di aggiornamento della legge che promette di tutelare le aree protette cambiando governance e regole. Insorgono tuttavia 17 associazioni ambientaliste sostenendo che i partiti e gli interessi locali si spartiranno poltrone e non sapranno arginare le brame di industriali, petrolieri e cacciatori. Ecco, in questo comunicato intitolato L’Ambientalismo italiano, senza eccezioni, respinge con indignazione le modifiche alla legge quadro sui Parchi Nazionali proposte dalla Commissione Ambiente del Senato e diramato lunedì 24 ottobre 2016, la posizione di Mountain Wilderness Italia.

nuovo_logo_italiaIl comunicato di Mountain Wilderness Italia

La legge 394 del 1991 sulle aree naturali protette ha costituito una delle più alte testimonianze della maturità culturale del nostro Paese: un vero gioiello normativo che ha resistito allo scorrere degli anni malgrado l’ostilità dei suoi interessati detrattori, la vischiosità di una burocrazia immobilista e pavida, la sostanziale latitanza della politica nazionale e locale incapace di comprendere appieno il valore innovativo e le potenzialità delle aree protette. Le profonde trasformazioni politiche, sociali, culturali verificatesi in questi anni hanno però inciso profondamente anche sulle aree protette ed esigono una scelta: o si finge di migliorare alcuni dettagli della situazione esistente con poche, affrettate e controproducenti modifiche legislative, o si lega il futuro a un cambiamento radicale di prospettiva. Mountain Wilderness Italia, in una con l’intero ambientalismo italiano, sostiene senza tentennamenti questa seconda opzione.
Purtroppo la prima strada è stata imboccata dalle proposte di modifica della legge 394/91 elaborate dalla commissione Ambiente del Senato. Questa strada si scontra con due rischi molto forti.
Il primo rischio è legato a una visione delle aree protette prevalentemente economicistica che si accompagna a un’interpretazione riduttiva e banalizzante delle loro funzioni in chiave meramente turistica e gastronomica. Funzioni inoltre affidate quasi interamente ai rappresentanti di logiche localistiche, troppo spesso succubi di manovre politiche ambigue e di corto respiro. Se è vero che non si può evitare di dare anche un significato economico alle aree protette, è ancora più vero che tale significato deve essere collocato all’interno di una visione che abbia al centro i grandi valori della natura e il loro ruolo di modello alternativo.
 L’altro rischio, strettamente collegato al primo, emerge con una evidenza ancora più drammatica dalle modifiche proposte dal ddl del Senato. Perché quelle modifiche evitano di affrontare i problemi più importanti (la elaborazione della Carta della natura, l’introduzione di una efficiente cabina di regia libera da condizionamenti partitici, corporativi e burocratici, la natura degli enti di gestione e l’equilibrio della loro composizione, le qualifiche dei presidenti e dei direttori, il ruolo prioritario della scienza nelle scelte di gestione, il ruolo della Comunità del parco, il coinvolgimento degli abitanti locali, la sorveglianza), e così facendo incidono negativamente su principi fondamentali del disegno originario e finiscono per assimilare le aree protette agli enti locali.

L’ambientalismo italiano, forte di una esperienza reale, maturata sul campo, lontano dai palazzi del potere e dai corridoi dei ministeri, intende difendere con ogni mezzo lecito la missione delle aree protette nell’attuale fase storica, con uno sguardo fermo volto verso il futuro. Tale missione viene oggettivamente delegittimata dal ddl del Senato, condannando così i Parchi nazionali a un ruolo sempre più marginale e asfittico. Invece è proprio al passaggio verso una visione dei Parchi nazionali come modello di riferimento per le politiche di gestione di tutto il territorio nazionale, che è necessario mirare per affrontare, senza passi indietro e con strumenti adeguati, le nuove sfide della modernità.

Noi reputiamo di conseguenza che abbia ben poco senso attardarsi a isolare, all’interno del ddl del Senato, i pochi punti che potrebbero anche avere qualche risvolto non negativo. E’ l’impianto generale che va decisamente respinto. L’impegno dell’ambientalismo italiano, da questo momento in avanti, sarà quello di fare quadrato con estrema decisione, per ottenere la sostituzione dell’attuale, inadeguato disegno di legge con una seria e ampia revisione dell’intero impianto legislativo nazionale relativo ai rapporti tra i cittadini e la natura. Primo passo ineludibile e urgente è la convocazione, da anni rimandata, della terza conferenza nazionale sui Parchi e la natura protetta. Solo dopo quell’appuntamento sarà possibile ripartire. Per questi motivi abbiamo partecipato alla redazione e aderito al documento “Aree protette, tesoro italiano” che ha visto l’ambientalismo italiano unito nella critica alle modifiche della legge quadro approvate dalla Commissione ambiente del Senato e nella volontà di intraprendere il nuovo percorso.

Stupisce come l’associazione Federparchi, elevata dal ddl del Senato a un ruolo palesemente incostituzionale (violazione dell’articolo 18), abbia potuto contrabbandare nel suo comunicato stampa l’inequivocabile posizione negativa di tutte le associazioni ambientaliste italiane come un parziale e bonario giudizio positivo sul ddl in questione.

per il Consiglio Direttivo di Mountain Wilderness Italia,

il presidente firma-pinelli2

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