Via Francigena, rivisitazione e scoperta interiore

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Un gruppo di pazienti e operatori afferenti ai servizi per le dipendenze lombardi ha camminato per 113 km lungo la Via Francigena, in un percorso di rivisitazione e scoperta interiore nonché di condivisione di fatiche e piacevoli riscoperte. Ecco un breve diario di questa esperienza della Rete per le dipendenze e Montagneterapia “Passaggio Chiave”. “Con il pieno e ampio raggiungimento degli obbiettivi prefissati, anche dal punto di vista pedagogico e terapeutico”: chiosano così il loro diario Fabiano Gorla e Rosi Maria Tortorella e colgono l’occasione per ringraziare coloro che finanziariamente (e silenziosamente) hanno sostenuto il progetto: Sport Specialist, Enervit, Hendress+Hauser, la Fondazione Collegio della Guastalla e l’ATS della Brianza.

Prima tappa Altopascio-San Minato Alto 29 km.

Altopascio 12 settembre 2016 ore 4.30: qualcuno si alza, prepara lo zaino, altri arrotolano i materassini e sgranocchiano qualche biscotto… Ci troviamo nella palestra comunale del comune di Altopascio. Siamo stati ospitati qui per iniziare il nostro viaggio. La sveglia doveva essere un’ora più tardi, ma la notte non è stata semplice; eravamo in 53 sparsi nella grande palestra… nottata molto calda, con alcuni importanti russatori e in più con un po’ di tensione e apprensione per l’esperienza che in mattinata avremmo intrapreso. Poco dopo siamo tutti in piedi e in silenzio ci prepariamo. E’ il 12 settembre, il grande giorno in cui inizia il nostro percorso lungo la via Francigena toscana. E’ un giorno atteso da mesi che negli ultimi giorni pareva non arrivare più. Per capire meglio facciamo un passo indietro.

E’ febbraio quando in una riunione della Rete lombarda per le dipendenze e la montagnaterapia “Passaggio chiave” s’affaccia l’idea di percorrere con i pazienti un tratto della via Francigena. La rete è nata da un paio di anni e vi partecipano comunità terapeutiche sparse per la Lombardia, due servizi pubblici per le dipendenze della Brianza e Alpiteam, scuola di alpinismo del CAI. In questi due anni ci siamo conosciuti e sperimentati facendo uscite giornaliere in montagna, prove di arrampicata e abbiamo provato a dormire insieme in un rifugio, con buoni riscontri pedagogici e terapeutici. A ogni uscita vengono coinvolti pazienti con problematiche di dipendenza da sostanze, alcool o di gioco d’azzardo, ad essi si affiancano educatori, assistenti sociali, medici, volontari; a volte si è in 40, ma si è arrivati ad essere anche 80 persone. Non è semplice, ma funziona.

Ma questa volta il rilancio è notevole. Una settimana insieme per percorrere 100 km. Alcuni operatori restano titubanti, il desiderio si interseca con il timore. Si passa dal facile entusiasmo alla nuda realtà fatta di persone che arrivano da lontano con età e percorsi diversi, con bisogni e interessi differenti e con molteplici situazioni di sofferenza. Non tutti i servizi sono attrezzati per un progetto così impegnativo. La decisione è rinviata. Ogni realtà della rete deve fare le proprie valutazioni. Per decidere si precisa meglio la proposta: 100 km di cammino per 5 giorni lungo la via Francigena a settembre 2016. Ma per quante persone? 30-40?

A fine marzo i nodi vengono sciolti e 8 servizi sono pronti a costruire questa avventura : la Comunità Il Molino della Segrona di Noviglio, Dianova di Garbagnate e Cozzo di Lomellina, Arca di Como, Il Progetto di Castellanza, il Sert di Monza, il Noa di Vimercate e l’Alpiteam. Sono disponibili , ciascuno con 5 pazienti e un educatore e in un attimo ci accorgiamo di essere più di 50, con una miscela di grandi differenze ma anche di notevoli risorse. La sfida è iniziata.

I mesi estivi vengono utilizzati per organizzare la logistica, cercare finanziatori, e organizzare attività di allenamento e di conoscenza. Intanto iniziamo a camminare, ognuno intorno ai propri servizi tra le risaie della bassa, lungo i colli brianzoli o nel parco di Monza. Poi iniziamo ad incontrarci e camminiamo nel parco del Curone, lungo l’Adda, in Valsassina, con giornate di sole ma anche di pioggia che ci confermano la motivazione e la determinazione di tutti i pazienti.

Ed infine eccoci arrivati a settembre. Martedì 6 finalmente i 53 partecipanti si incontrano a Monza per una mezza giornata di laboratorio di conoscenza e di preparazione nel parco, poi ci spostiamo all’ospedale San Gerardo dove con una celebrazione guidata da fra Daniele Rebuzzini (direttore della Comunità Il Molino) viene ritualizzata la consegna delle credenziali del pellegrino. Sono presenti i dirigenti dei servizi pubblici della Brianza di Monza e di Vimercate ( Dr. Stocco; Dr.ssa Lo Piccoli; Dr.ssa Monolo; Dr Lopez) , il presidente nazionale del CAI Vincenzo Torti e il presidente regionale Renato Aggio. E’ un momento significativo, di grande impatto che commuove molti.

Ecco come siamo arrivati qui ad Altopascio dopo questa estenuante nottata pronti al buio del mattino ad attraversare le strade deserte di questa cittadina toscana: siamo tanti, una massa di colore giallo con le magliette tecniche messe a disposizione per l’occorrenza da Sport Specialist dell’amico Sergio Longoni. Non passiamo inosservati e la gente ci guarda incuriosita. Lasciato il paese entriamo nelle campagne e finalmente ci imbattiamo nei primi cartelli che indicano la via Francigena: ci siamo! La prima giornata ci mette subito alla prova. Il sole batte forte e attraversiamo campi e pianure. Per fortuna ogni tanto qualche pianta ci fa ombra. Nella parte iniziale della tappa percorriamo uno splendido tratto selciato dell’antica Via Francigena. Incontriamo una serie di maneggi e superiamo la zona delle Cerbaie, selvaggia e deserta, per poi dirigerci verso Ponte a Cappiano, dove attraversiamo l’antico ponte mediceo. Il sentiero poi si snoda per un lungo tratto lungo l’argine destro del fiume. In lontananza vediamo le prime colline e Fucecchio dove faremo una breve sosta presso l’interessante centro storico. Sgranocchiato un panino ci rimettiamo in cammino e superato l’Arno, ne percorriamo l’argine verso San Miniato. Di nuovo attraversiamo un’ampia zona di pianura coltivata dove veniamo colpiti da un veloce temporale che ci coglie alla sprovvista, giusto il tempo di bagnarci e di sentire il vapore salire dalla strada. Da San Minato Basso possiamo ben intravedere la nostra meta presso il convento di San Francesco che si trova in cima al colle di San Miniato Alto. Abbiamo percorso già 27 km gli ultimi due in salita lasciano il segno anche ai fisici più in forma. La prima tappa, la più lunga è portata a termine. Sono le 17 e ci viene spalancato il portale di questo magnifico convento con due chiostri, una sala da pranzo con importanti dipinti, ampi corridoi e una magnifica vista sulla pianura e i colli intorno. Il convento funziona oggi come punto di ospitalità ed è gestito da una cooperativa sociale. Ci sentiamo subito a casa, accolti, coccolati e dissetati. Ci voleva. La sera ci incontriamo in piccoli gruppi per condividere l’esperienza. I ragazzi si scambiano pareri, iniziano a raccontare qualcosa delle proprie vite e del senso della partecipazione a questo progetto. Qualcuno ha faticato e teme per i giorni successivi. Una lauta cena però ci mette d’accordo e andiamo tutti a letto presto.

Seconda tappa: San Minato Alto-Gambassi Terme 24 km

Al mattino sveglia alle 5.30. Attraversiamo il centro storico di San Miniato e subito all’orizzonte ci appare ciò che per mesi avevamo immaginato: la Toscana fatta di colli arrotondati, con orizzonti infiniti accarezzati dalle nebbie mattutine e da un tiepido sole che rende tutto ancor più affascinante. Ne siamo estasiati. Una bella strada sterrata percorre questi colli di terra grigia arida. Più avanti invece incontriamo colline verdi di vigneti e casali. Il percorso ci culla in un susseguirsi di colli, di dolci salite e discese. Facciamo sosta presso la pieve di Coiano che avrebbe bisogno di un importante restauro. Qui incontriamo una coppia di pellegrini irlandesi, molto simpatici con i quali tra qualche giorno condivideremo l’ingresso in Siena. Ripartiamo per colli; è una giornata molto calda e per fortuna nel momento di maggior fatica incontriamo una fontana, appena costruita in un punto strategico di questa tappa. Dopo 20 km ci aspetta anche oggi un tratto finale di salita per arrivare a Gambassi Terme. Affianchiamo splendidi vigneti, si addensano nuvoloni che sembrano spingerci velocemente verso la meta e in un attimo ci troviamo davanti all’ingresso dell’ostello Sigerico, un bellissimo insieme di casali affiancati ad una pieve romanica del 1100. Qui riceviamo una calda accoglienza e possiamo dedicarci alla cura dei piedi, del corpo, lavare le magliette e riposarci. Alcuni di noi si preparano per le quotidiane interviste con Radio Francigena Web che quotidianamente sta trasmettendo flash di questo nostro percorso (si trovano ancora in podcast).

Terza tappa: Gambassi Terme-San Gimignano 18 km

Oggi partiamo per una delle tappe più brevi, le gambe sono un po’ dolenti e i piedi di alcuni cominciano a dare i primi segni del loro lavoro presentando bolle piene di acqua, ma c’è Fratello Andrea che mettendo a disposizione le sue competenze apre ogni sera l’ambulatorio fatto di ago e filo. Oggi l’orizzonte è stupendo, una nebbiolina copre i contorni dei colli e la vista spazia fino a vedere apparire sopra uno degli ultimi colli le torri di San Gimignano nostra meta. Lungo il percorso incontriamo un grande vigneto nel quali sono attive le operazioni di raccolta dell’uva con carretti stracarichi. Giungiamo poi alla chiesa di Pancole ove troviamo un presepe fatto di statue a grandezza naturale. La chiesa molto bella è stata ricostruita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Ripartiamo in leggera salita tra i vigneti e raggiungiamo la bellissima Comunità di Bose. Un luogo carico di spiritualità, di pace e di silenzio. Lasciata alle spalle puntiamo dritti verso San Gimignano che ormai ci appare con le belle mura medioevali. Arrivati, si pranza con prodotti del luogo, pane prosciutto e finocchiona. La città è piena di turisti e la giriamo in ogni vicolo prima di spostarci nel campeggio che ci accoglierà per la sera. Nel pomeriggio viene organizzato un gruppo di confronto con i ragazzi, emergono alcune criticità legate al fatto che nel corso della tappa di oggi ci sono stati strappi nel gruppo, tra coloro che camminano in testa e chi segue, più lentamente, dietro. Il confronto è un passaggio importante non privo di conflitti, ma occasione perché le ragioni di ognuno possano trovare ascolto e perché insieme si trovi un modo che consenta di procedere maggiormente uniti. La cena preparataci soddisfa di molto le aspettative dei presenti. A conclusione della serata ci raggiunge Giovanni Corrieri uno dei maggiori conoscitori e camminatori di questi tratti di francigena: ci ha contattati chiamando la direzione del campeggio, ha saputo di noi attraverso il sito della radio web Via Francigena e le informazioni che rimbalzano su facebook, sono in molti a seguirci. Ci vuole conoscere, vuole venire ad abbracciare ognuno di noi, farà 50 kilometri per incontrarci. Lui è uno di coloro che hanno partecipato alla costruzione di questo tratto della via Francigena ed è un onore per noi questa presenza.   La serata è leggera accompagnata dalla presentazione della tappa successiva che stasera verrà curata dai ragazzi e dagli operatori della comunità il Molino della Segrona; per la presentazione hanno scelto di fare una rappresentazione teatrale ripercorrendo le gesta di Sigerico, Marziano e Austriclinaiano, il risultato è divertimento puro.

Quarta tappa- San Gimignano-Monteriggioni 24km

La mattina partiamo per questa nuova tappa salutati da uno stupendo arcobaleno! Le previsioni dicono che pioverà, questa è una tappa lunga e ci attrezziamo mettendo negli zaini tutto l’occorrente . Attraversiamo due vallate con decisi saliscendi, effettuando un guado su un torrente. Boh sarà un caso, sarà la benedizione di fratello Andrea, ma la pioggia ci gira attorno e non ci coglie. Passiamo un bellissimo casale con piscina nella quale ci tufferemmo tutti in un rito purificatore, ma proseguiamo ed entriamo a Colle Val D’Elsa. Rimaniamo estasiati dalla bellezza della cittadina, ricorda San Gimignano, ma è meno turistica e più vivibile, facciamo una foto all’ingresso del paese fermando temporaneamente il traffico, siamo sempre più un gruppo coeso, nel corso del cammino le nostre storie cominciano ad intrecciarsi, coloro che si sono a lungo guardati cominciano a parlarsi. Siamo partiti in 53 individui e siamo sempre più un gruppo unico.

I ciottoli di questa cittadina profumano di storia, la attraversiamo partendo dall’alto, dalla zona storica dove troviamo il duomo e palazzo Campana, pian piano scendiamo verso la città nuova che si trova nella piana sotto il poggio. L’itinerario ci riporta per un lungo tratto in campagne coltivate, qui sperimentiamo a coppie la camminata guidata, chiudendo gli occhi a turno o bendandoci. E’ una esperienza unica, si inizia molto irrigiditi e poi cresce la fiducia reciproca e ci lascia cullare dalle sensazioni che ci trasmette la guida nonché dai profumi dell’ambiente. Ci immergiamo poi in un fitto bosco che conclude su una sterrata tra i vigneti che con una decisa discesa ci porta ad Abbadia ad Isola fondata nel 1001. Qui veniamo accolti da due ragazze bergamasche che tengono in questi giorni aperto il punto di accoglienza e di ospitalità, ci offrono un frutto, due chiacchiere e un breve ma caloroso momento di sosta. A fianco visitiamo il nuovo ostello costruito in un ala dell’antico convento in cui l’arcivescovo Sigerico soggiornò durante il suo viaggio nel 990 d.C da Canterbury a Roma. I nuvoloni che si sono addensati per tutto il giorno ora finalmente hanno deciso di dare sfogo e inizia una forte pioggia, dopo alcuni minuti di attesa decidiamo di metterci le mantelle e partiamo per affrontare questi ultimi 3 km che ci dividono da Monteriggioni. Le mura della città sono sempre più vicine e in poco tempo arriviamo tutti alla meta. Una bella doccia ci rigenera e siamo pronti per la lauta cena preceduta dai saluti del sindaco e degli assessori del borgo.

Quinta tappa Monteriggioni-Siena 18 km

ore 05.30 trilla la sveglia. Siamo in un casale sperduto tra le colline alle porte di Monteriggioni. L’aria è molto fresca e umida. Siamo tutti un po’ assonnati e ci vuole una buona mezz’ora prima di carburare. Il sentiero si inerpica verso Monteriggioni, paese fortezza all’interno del castello. Entriamo in un clima di silenzio irreale. Non c’è nessuno e ci aspettiamo da un momento all’altro di incontrare fanti, scudieri, donne in abiti medioevali come se fossimo stati catapultati di colpo nel 1300. Dopo una breve visita usciamo dalla porta sud e lo lasciamo alle spalle. Il sentiero ci porta per campi tra le colline senesi. Inizia a piovigginare e la terra diventa ancora più rossa. Puntiamo dritti Siena, il nostro traguardo e si respira un aria diversa. Cresce l’attesa e il desiderio, lo sguardo si allunga dietro le ultime colline per scorgerne le mura che sembrano non voler apparire mai.. … ma poi ad un tratto ecco il cartello di Siena e nonostante la pioggia e il clima uggioso si aprono i sorrisi e le pacche sulle spalle. Lentamente la città cambia aspetto e dalla periferia ci infiliamo nel centro storico, con pietre rosse, medioevali … turisti, stranieri e noi … come un treno in corsa proseguiamo in quella che per noi è diventata …l’ultima meta. L’assessore Sonia Pallai di Siena e una truppe televisiva di Canale 3 Toscana ci aspettano per una breve intervista. Qualcuno dietro si stacca, cede negli ultimi metri … ma poi tutto a un tratto entriamo in Piazza del Campo. Piove. Tutti i turisti si spostano ai lati, sotto le tettoie dei bar e delle case. Ci fanno passare, gli occhi dei presenti si girano verso di noi che incuranti della pioggia ci lanciamo in mezzo alla piazza. Un grido liberatorio sancisce l’arrivo. Ce l’abbiamo fatta. Un groppo in gola, voci che incespicano, occhi lucidi e… abbracci, abbracci forti, stringenti a suggellare l’arrivo e quasi un patto nuovo che ci porterà verso un’altra storia. Intanto entrano in piazza uno dopo l’altro tutti, anche coloro che avevano zoppicato nell’ultimo chilometro. Sui volti di alcuni si mischiano pioggia e lacrime ed è proprio in questo momento che partono i riti finali: come un turbine vengono lanciati i “cariconi d’affetto” e tutto il gruppo si lancia a cercare Giuliano, il walking leader, il nostro apripista, due, tre, cinque, dieci persone si attorcigliano in un grande abbraccio, formando un mucchio di corpi che gira come una gigantesca trottola d’affetto. L’emozione e l’euforia crescono. A lato della piazza alcuni turisti stranieri si lanciano in un applauso, altri ci guardano stupiti. E i ragazzi che hanno vissuto questa esperienza unica, si avvicinano agli operatori ed uno per volta li lanciano in alto verso il cielo. La grande foto di gruppo è suggellata da un applauso dei presenti… lentamente ma con gran leggerezza, ci rimettiamo in cammino.

Fabiano Gorla e Rosi Maria Tortorella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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