Se la propaganda del Si e del No sale al rifugio

Mentre nelle piazze e nei salotti televisivi infuria la campagna per il Si e per il No, occorre prendere atto che la propaganda elettorale è talmente infuocata da spingersi fino all’interno di un rifugio alpino del Cai. Succede al Menaggio, stupendo balcone sul Lario da cui la vista spazia dalle Alpi Retiche alle Grigne ai monti del Triangolo Lariano. A chi entrava all’interno del rifugio sabato 29 ottobre 2016 non poteva sfuggire, benché le pupille fossero semiaccecate da un sole pressoché ferragostano durante quell’oretta di salita da Breglia, una locandina appesa a un muro della reception. Non si trattava del goloso menu proposto dal gestore e nemmeno del regolamento del rifugio, ma di un manifesto elettorale con precise istruzioni su come comportarsi il 4 dicembre nel segreto dell’urna.

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Il rifugio Menaggio e, nella foto sopra il titolo scattata il 29 ottobre 2016, l’incomparabile panorama che si gode da questa struttura del Cai (ph. Serafin /MountCity)

Per carità, niente di male se in un rifugio alpino si discute di politica davanti a una polenta concia. Un rifugio non è esattamente il salotto di Lilli Gruber, ma è inoppugnabile che la politica non vada considerata del tutto estranea nella storia di alcune frequentate strutture in quota, testimoni di pagine sanguinose della guerra di Liberazione. Basta affacciarsi alle finestre del Menaggio per scorgere in lontananza, sul cocuzzolo del Grignone, il Brioschi che fu dato alle fiamme nel 1944 dalla milizia fascista. E ci sono rifugi in Piemonte battezzati con i nomi d’indomiti partigiani. Tuttavia, benché il referendum sul Si e sul No stia creando in questo 2016 non poco scompiglio nelle coscienze degli italiani, sarebbe bene continuare a considerare i rifugi alpini delle salutari zone franche dove “simboli, emblemi, insegne e scritte siano consoni all’ambiente alpinistico, compatibili con le norme statutarie del Sodalizio”, come impone il Regolamento generale del Club Alpino Italiano. Senza ignorare che in base all’articolo 13 del suddetto regolamento “è assolutamente vietata l’esposizione di cartelli pubblicitari, manifesti, depliant e simili, se non stampati a cura del Cai”. Dubbio. Ma ha ancora valore il Regolamento generale rifugi? (Ser)

One thought on “Se la propaganda del Si e del No sale al rifugio

  • 30/10/2016 at 18:03
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    Imbarazzante… Ormai i rifugi fanno quello che vogliono! I conduttori o i presidenti delle sezioni CAI che li gestiscono? Resta il fatto che qualcuno dovrebbe intervenire, per far rispettare IL REGOLAMENTO. Chi? Penso il PRESIDENTE! Caro presidente Torti, spero che tu faccia qualcosa per calmare questi “ribelli”! O torniamo indietro sulla falsa riga DEL CAI NON RISPONDE? Nei rifugi ci si può sposare, vedi Capanna Margherita, o celebrare una messa, o…. propaganda politica! Se i presidenti regionali del CAI non intervengono, devi farlo tu! Non pensi che questa situazione è grave? Qualcosa vi sta sfuggendo dalle mani? Oltremodo grave è che diversi rifugi, per organizzare queste “cosacce” autorizzano l’elicottero a raggiungerli! Anche questo metodo non è vietato dal BIDECALOGO?

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