Varzese, Rendena, Bionda: mucche e capre alpine alla riscossa

E’ la riscoperta delle razze razze autoctone che spesso sono più forti, più longeve e in grado di vivere anche in ambienti non sempre facili. Sono le razze che gli allevatori, specialmente i giovani, stanno lentamente – con fatiche e sacrifici – cercando di salvare e di recuperare. E’ un  tema, questo del “ritorno all’antico” che negli ultimi anni si è fatto ricorrente e che Coldiretti ha riportato alla ribalta domenica 6 novembre 2016, in occasione della Giornata del Ringraziamento. In piazza del Duomo hanno distribuito il riso della pianura, ricordando però anche la montagna, a proposito delle fatiche del mondo degli allevatori. Se – si legge in una nota – “dal 2010 a oggi le stalle lombarde si sono per così dire ristrette, perdendo oltre centomila tra mucche e maiali, con i cali più consistenti sulla Brebemi zootecnica fra Milano, Bergamo e Brescia”, è pur vero che sono proprio gli agricoltori a promuovere il recupero di diverse razze abbandonate tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso.  Perché si tratta di mucche che fanno certamente meno latte, ma vivono più lungo, non hanno bisogno di farmaci e magari, rustiche come sono, al pascolo – dove non temono di masticare arbusti e piante poco tenere stipendio – aiutano anche a tenere in ordine la montagna.

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Pecore e agnellini nei pressi di Case di Viso, frazione di Ponte di Legno (Bs)

Alessandro Rota, il giovane (trentenne) presidente della Coldiretti di Milano, Lodi,  Monza Brianza comincia la sua spiegazione un po’ da lontano: “La nostra agricoltura sta attraversando un momento difficile, complici i costi di produzione, la concorrenza estera dei falsi Made in Italy e la crisi dei consumi. Nonostante ciò, questo settore continua a produrre cibo sano e di qualità e dà lavoro a decine di migliaia di persone. Ecco perché è importante tutelarlo anche attraverso politiche che permettano di rendere il lavoro nei campi e nelle stalle sempre più efficiente e sostenibile, garantendo alle imprese il giusto reddito. Senza dimenticare il ruolo a tutela del territorio e della biodiversità che svolge il mondo agricolo”.

Eccoci dunque al punto che porta anche in montagna: sul fronte dell’allevamento sono 14 le razze animali tutelate perché a rischio estinzione. Tra le mucche ci sono la Varzese Ottonese, unica razza bovina autoctona e oggi presente nelle province di Milano, Lodi e Pavia; la Cabannina, dalla caratteristica riga color crema sul dorso, la Bianca di Val Padana il cui latte è utilizzato per produrre il Parmigiano Reggiano, la Rendena, razza longeva per eccellenza, la Bruna Linea Carne e la Grigio Alpina che può arrivare a pesare fino 650 chili. A queste si aggiungono la capra Verzaschese dal caratteristico mantello nero, che oggi si trova solo tra le province di Como e Varese, le pecore di Corteno, Ciuta e Brianzola, la capra Orobica e quella Frontalasca, la Bionda dell’Adamello e la capra di Livo diffusa in provincia di Como.

Nelle campagne lombarde, in pianura come nelle valli, sono molte anche le specie vegetali salvate dall’estinzione grazie al lavoro degli agricoltori. Si va dal mais blu utile all’apparato circolatorio recuperato a Cornate d’Adda (Mb) a quello nero ricco di antiossidanti coltivato in provincia di Cremona, dove si produce anche l’antica varietà del grano monococco, che contiene poco glutine ed è quindi adatto a chi soffre di intolleranze alimentari. Oppure ci sono il mais spinato di Gandino (Bg) o la patata viola di Sondrio, senza dimenticare l’antica mela campanina salvata nel Mantovano.

Laura Guardini

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