Le amiche della montagna scendono in campo

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Un aspetto della manifestazione “Libere in vetta”. Nella foto sopra il titolo, le organizzatrici Lara Codognotto e Fabiana Gomba (le due giovani a destra nella foto) posano in occasione di “Cime a Milano” con Laura Posani e Nicla Diomede della Società Escursionisti Milanesi, organizzatrici del Premio Meroni.

Statistiche ufficiali non ce ne sono, ma l’impressione è che siano sempre più numerose le donne che in montagna si fanno sentire lanciando messaggi di solidarietà e civile convivenza, organizzando il tempo libero in quota, facendosi protagoniste d’iniziative culturali. Il benvenuto in un’ipotetica Libera Repubblica Montana delle Donne lo hanno dato di recente all’Università degli Studi, al pubblico che affollava la manifestazione “Cime a Milano”, Fabiana Gomba e Lara Codognotto che con Priscilla Porro hanno lanciato in settembre “Libere in vetta”, una giornata da trascorrere in montagna per dire no alla violenza sulle donne e per lanciare un messaggio di collaborazione, sostegno e amore con la collaborazione delle Sezioni del Club alpino italiano di Cantù, Erba e Giussano. A battersi perché il ruolo della donna in montagna ottenga il giusto riconoscimento sono anche Laura Posani e Nicla Diomede rispettivamente presidente e consigliere della Società Escursionisti Milanesi che nella stessa circostanza, in via Festa del Perdono, hanno fornito i particolari di una nobile iniziativa di cui sono colonne portanti, il Premio dedicato a Marcello Meroni che viene assegnato il 2 dicembre 2016 al Cinema teatro Arca incorso XXII Marzo. E’ significativo che quest’anno tra i premiati al “Meroni” vi siano due grandi amiche della montagna. Iris Gherbesi vincitrice nella categoria “sociale” non solo promuove tra i giovani le straordinarie attrattive della Val Masino impegnandosi nell’organizzazione di Melloblocco, ma un mese all’anno in Africa, sulle rive del lago Vittoria, si dedica all’assistenza di piccoli orfani sieropositivi. Anche Mirella Tenderini, meritevole di un premio speciale della giuria, da una vita si dedica con amore e passione a promuovere la montagna scrivendo premiatissimi libri e portando la sua competenza e il suo sorriso in importanti iniziative culturali.

Non va dimenticato in questo contesto che una donna, Katharina Conradin, per la prima volta dalla fondazione nel 1952, presiede la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (CIPRA). Per concludere, che esista e sempre di più prenda piede una “montagna al femminile” lo sostengono anche, a Trento, gli iscritti alla Società Alpinisti Tridentini che il 122° Congresso lo hanno dedicato in ottobre a questo tema. “Belli i rifugi, accoglienti, affascinanti, ma hanno un bisogno di un tocco femminile perché se lassù non c’è una donna un rifugio di montagna vale la metà”, ha detto il trentino Egidio Bonapace, storico gestore del rifugio Graffer in Brenta. Loro, le rifugiste, rimangono di frequente in compagnia della sola montagna e non provano alcuna sensazione d’isolamento. Donne straordinarie, esemplari organizzatrici, capaci di adattarsi all’essenziale senza rinunciare a essere madri e compagne: anche di loro, soprattutto di loro ha estremamente bisogno la montagna.

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