“Assalto sconsiderato” al paesaggio alpino in Valtellina. In questi anni qualcosa è cambiato?

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Copie del volume dedicato allo studioso possono essere ottenute contattando la Società Economica Valtellinese (ufficio@sevso.it – 0342/210997). Nella foto in alto una veduta della valle.

Ivan Fassin è stato un protagonista della vita culturale valtellinese per oltre cinquant’anni e la sua scomparsa, avvenuta nel mese di giugno 2015, ha lasciato un vuoto incolmabile. All’illustre studioso, sindacalista e ricercatore, la Società Economica Valtellinese, del cui Comitato scientifico fece parte, dedica in questi giorni insieme con Cisl di Sondrio un volume scritto a più mani, “Ivan Fassin: una vita per la cultura e il territorio”. Vi sono raccolti documenti e testimonianze del convegno del 17 dicembre 2015 e altri contributi in ricordo dello scomparso nonché un’antologia dei suoi scritti. Fassin ci lascia importanti testimonianze sulla vita in montagna, sull’antropologia degli insediamenti passati e, spesso con un sorriso ironico e divertito, della loro evoluzione. Dal libro citato è tratto il testo che pubblichiamo per gentile concessione della SEV. Fassin lo scrisse nel 2003 per l’Annuario del Club Alpino Italiano – Sezione Valtellinese e il titolo non lascia dubbi sulla sua analisi tutt’altro che compiacente della realtà valtellinese: “Continua l’assalto sconsiderato al paesaggio alpino”. Domanda inevitabile: che cosa è cambiato in Valtellina da quel 2003? Nulla, a giudizio di un osservatore occasionale e, forse, superficiale. Eppure in tutti questi anni la Regione ha dato vita a un assessorato per le Politiche per la Montagna “per aiutare la montagna ad essere maggiormente attrattiva e accessibile”. Eppure in Lombardia operano per la natura e il paesaggio Comunità montane, Unioni di Comuni, Comuni e aree regionali protette, siti di Rete Natura 2000, parchi locali e Parco dello Stelvio. E ciò nonostante sembra che dai tempi dell’indimenticabile Fassin l’assalto sconsiderato al paesaggio alpino abbia proseguito indisturbato. (Ser)

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Ivan Fassin (1938-2015)

Una valle che sembrò benedetta dalla natura…

Guardo dalle alture del Monte Rolla, alle spalle di Sondrio, verso la Valle, che si vede per un lungo tratto, da Teglio alla “Colmen” di Dazio, come da un aereo, e osservo i tratti forti dell’ambiente naturale, apparentemente immutati, ma scorgo anche l’enorme sviluppo edilizio nel fondovalle e sui versanti: case, capannoni, insediamenti vari. Guardo questa Valle che sembrò tanti secoli fa, al suo primo apparire alla ribalta della storia, come benedetta dalla natura, e che dovette di nuovo apparire ai signori Grigioni, circa mille anni più tardi, come un paradiso della vite e del frutteto, a loro, abituati piuttosto ad aridi altopiani di pascolo che a vallate verdeggianti e floride, e mi domando in che cosa abbiamo sbagliato. Una vallata certo non risparmiata dalla storia (dai Lanzichenecchi di manzoniana memoria fino alla tragica miseria dell’Ottocento), ma a suo modo anche fortunata per aver avuto precocemente infrastrutture moderne: strade (merito dell’Austria), ferrovia (tra le prime in Italia), una scuola elementare diffusa nel territorio (per l’iniziativa di un illuminato ministro che fece della sua terra un laboratorio), medici condotti generosi, veterinari intelligenti, studiosi diversi dediti disinteressatamente al bene comune…Quella stessa valle che oggi si lamenta per non avere una strada, non avere una ferrovia decenti, che si ritiene ai margini dello sviluppo, che soffre di disoccupazione intellettuale e intanto sperpera le sue risorse naturali e umane, svende il territorio, edifica confusamente dappertutto, ha dissipato un fondovalle faticosamente bonificato nel corso dell’800.

Quello che avrebbe potuto diventare un distretto turistico alpino modello, dalle attività economiche diverse ma integrate attorno alle risorse naturali locali e alla industriosità umana, e che avrebbe potuto vantare un patrimonio, non cospicuo, ma suggestivo di beni culturali diffusi, non riesce a trovare una vocazione unitaria e condivisa. Non sa assolutamente farsi carico di un problema centrale come quello del “territorio, e del “paesaggio”, che dovrebbero essere materia prima del suo benessere e del suo futuro…

Ivan Fassin

 

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