Con Antonio Cabras alla scoperta del trekking più impegnativo d’Italia

Antonio Cabras, di Baunei (Nuoro), che il Gruppo culturale Le Tracce presenta venerdì 25 novembre a Castelfranco Veneto presso il Centro don Ernesto Bordignon in Via Bassano, 16, ha dal 1991 il titolo di guida ambientale escursionistica. La sua esperienza e passione per il territorio nasce molto tempo fa, quando figlio di un pastore, fin da bambino è stato accompagnato da suo padre lungo gli impervi sentieri del vasto territorio. È stato uno dei primi baunesi a immaginare del territorio locale un uso diverso da quello tradizionale legato esclusivamente alla pastorizia. Infatti, dopo Mario Verin e Peppino Cicalò, è stato il primo a percorrere l’aereo percorso di Selvaggio Blu nel 1994, e soprattutto a credere in questo progetto, inserendolo tra le numerose proposte di trekking e collaborando alla pubblicazione di diversi articoli su numerose riviste del settore, Tuttoturismo, Itinerari e Luoghi, La Rivista della Montagna, varie pubblicazioni del CAI del nord Italia, ecc. È stato il primo baunese a cimentarsi nella scalata alla Guglia di Goloritzè nel 1997. Ha collaborato all’edizione di “Il libro di Selvaggio Blu” scritto da Mario Verin e Giulia Castelli, dove Verin racconta di quando, oltre trent’anni fa, guidato solo “dalla ricerca della bellezza”, ideò il sentiero. Dalla prima volta ad oggi, Antonio ha al suo attivo numerose edizioni di Selvaggio Blu e altri trekking.

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Antonio Cabras e, nella foto sopra il titolo, un aspetto di “Selvaggio blu”.

Con la proiezione di un documentario storico di Selvaggio Blu e le immagini di un’esperienza recente, Antonio ci porta nelle sue conferenze a scoprire e conoscere quello che a ragione è considerato il trekking più impegnativo d’Italia. “Selvaggio Blu” si svolge sull’orlo delle falesie nel tratto di costa del comune di Baunei. È stato ideato negli anni ’80 da Verin e Cicalò che per primi, affascinati dalla bellezza selvaggia di questo tratto di costa, hanno faticosamente percorso tratti di sentieri dei pastori e delle loro greggi e tratti di antiche mulattiere dei carbonai di fine ’800, unendole con percorsi cercati e scoperti tra i calcari e la vegetazione del Supramonte.

Il risultato è un itinerario di cinquanta chilometri sospeso sull’orlo estremo di una falesia verticale che, tra cale e mulattiere, partendo da Pedra Longa arriva sino a Cala Sisine. Il tocco finale per una immersione totale nel Selvaggio Blu è il cibo, semplice e genuino, dalle colazioni agli arrosti di carne o di pesce delle tappe serali. Da Pedra Longa la prima tappa termina in località Gennirco, a circa 700 metri di altezza, che si raggiunge aggirando l’imponente falesia con la panoramica cengia Giradili. La tappa seguente, che comprende alcuni suggestivi passaggi attraverso scale di ginepro attrezzate dai pastori, conduce a Portu Cuau, raggiungendo diversi punti panoramici dai quali si può ammirare il Golfo di Arbatax. Da Portu Cuau una comoda mulattiera conduce a Portu Iltiera, una falesia di 250 metri a picco sul mare, dalla quale si apre una vista suggestiva del Golfo di Orosei; da qui il cammino prosegue fino a Serra Salinas (circa 500 m di quota) che sovrasta Cala Goloritzé, una delle spiagge più belle del golfo.

L’itinerario da Cala Goloritzè a Ololbissi è la tappa più impegnativa, con diversi dislivelli da superare sia in salita sia in discesa, tanto che si rende necessario l’uso delle corde, con arrampicate in alcuni punti di quarto grado, e quattro discese in corda doppia da 23, 15, 15, 15 metri che trasformano il trekking in un vero e proprio percorso alpinistico. Anche nella tappa seguente, da Ololbissi a Cala Sisine, il trekking si alterna all’alpinismo vero e proprio, con arrampicate di quarto grado e quattro discese in corda doppia da 23, 45, 45 e 23 m

https://www.facebook.com/gruppo.letracce

2 thoughts on “Con Antonio Cabras alla scoperta del trekking più impegnativo d’Italia

  • 23/11/2016 at 16:51
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    Chiarisco che il soggetto della citata pubblicazione, Antonio Cabras, ha fatto richiesta di ingresso al CORPO NAZIONALE SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO nella stazione di NUORO entrando nell’organico senza poi riuscire a conseguire nessuna qualifica tecnica.
    E’ stato inoltre socio nel triennio dal 2010 al 2013, quindi dal 1° gennaio 2014 non risulta più essere un soccorritore del SOCCORSO ALPINO.
    L’affermazione quindi che il signor Antonio Cabras fa parte del SOCCORSO ALPINO della stazione di NUORO, in questo momento è falsa.

    Simone Perra
    Delegato Alpino XXIX SERVIZIO REGIONALE SARDEGNA CNSAS

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  • 22/11/2016 at 17:49
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    Il tribunale di Torino ha dato torto alle Guide ambientali escursionistiche, il Collegio Nazionale delle Guide Alpine ribadisce una volta per tutte che la legge italiana 6/89 stabilisce inequivocabilmente che l’accompagnamento su terreno montano è esclusiva prerogativa delle Guide Alpine e delle figure formate all’interno del Collegio, con formazione quindi e competenze garantite dagli standard internazionali. Un’esclusiva che ha come unico scopo la sicurezza pubblica nell’ambito di un’attività in cui esistono rischi oggettivi.

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