Nella montagna disincantata, tra gonfiabili e mini quad

Dagli sci ai mini quad, per i bambini l’offerta di divertimento è totale. Lo assicura “La Stampa” di domenica 20 novembre 2016 nella pagina dedicata alla montagna. Si riferisce al turismo invernale in Valle d’Aosta “tra le vette più alte d’Europa dove l’inverno è già da cartolina”. E la domanda sorge spontanea. Che cosa non si fa per liberare i genitori, durante l’agognata settimana bianca, della zavorra dei piccoli che a malincuore sono costretti a portarsi dietro? Ci si riferisce, beninteso, a (relativamente) pochi fortunati marmocchi ai quali non si fa mancare niente, quasi sempre riottosi e indifferenti al fascino dei grandi alberghi con palestra e spa dove vengono trascinati di peso, quasi sempre impegnati a frugare nell’immancabile smartphone con le manine impiastricciate di cioccolata fondente.

Si apprende che “quasi tutte le località valdostane offrono baby park con gommoni, snowbike e slitte con cui scivolare sulla neve” (e dove se no?). Segue elenco delle operose località valdostane impegnate a ovviare a una montagna invernale che evidentemente si ritiene ormai da tempo disincantata. A Champorcher i più piccoli hanno a disposizione il Baby park Laris, “con divertenti discese di snow tubing e una pista di miniquad unica” (e meno male). A Valtournenche e a Torgnon troviamo Baby park destinati ai più piccini con gonfiabili, casomai provassero nostalgia per quelli delle periferie urbane. A Pila, Cogne, Rhèmes-Notre-Dame e Crévacol i “fun park” sulla neve propongono infine “tanto divertimento per grandi e piccini, con piste di bob e slittini”.

miniquad
Piste ghiacciate per i mini quad.

Ingresso ovviamente a pagamento. E pensare che per noi nonni, quando eravamo piccoli, l’incanto della neve era assicurato e soprattutto gratuito. Eravamo felici di fare su e giù con i nostri scietti in un campetto, inventandoci le piste che battevamo noi stessi risalendo i pendii a scaletta, un po’ come si fa d’estate con le piste per le biglie sulla sabbia delle spiagge, anche queste oggi intasate da gonfiabili e da simili amenità. La sera non ne potevamo più di tirarci dietro le slitte, di fare a palle di neve, di costruire pupazzi simili a quelli delle statuite di ceramica che vedevamo nel tinello della zia, e andavamo a nanna contenti dopo esserci impegnati allo spasimo nel gioco dell’oca. Erano tempi (remoti, antidiluviani…) in cui, come ricordano Enrico Camanni e Daniele Jalla in un fascicolo della bella e purtroppo defunta rivista “L’Alpe” tutto dedicato ai bambini di montagna “il primo regalo era una piccola gerla, metafora del peso e della fatica che i bambini montanari avrebbero dovuto sopportare per il semplice fatto di essere nati in montagna”. Oggi rimane poco purtroppo di quel bel mondo antico dell’infanzia alpina e non ci resta che augurare un radioso avvenire ai montanarini di oggi che si scatenano nei boschi con le loro moto da trail avute in regalo dai genitori, nonché ai piccoli cittadini che in montagna ci vanno a patto di disporre in loco di gonfiabili e mini quad. (Ser)

2 thoughts on “Nella montagna disincantata, tra gonfiabili e mini quad

  • 24/11/2016 at 17:12
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    Occorre aggiungere che lo stimolo emotivo per più piccoli individuato dalla scuola italiana di sci è costituito da una serie di ausili didattici in plastica (tappetini e pupazzi) che poggiano su una neve molto probabilmente sparata dai cannoni…

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  • 23/11/2016 at 21:46
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    L’apoteosi dell’idiozia.

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