Le montagne di Cognetti, scrittore-rivelazione

E’ una montagna bellissima quella descritta da Paolo Cognetti nel romanzo “Le otto montagne” (Einaudi), un best seller in questo ultimo scorcio del 2016: una montagna ricca di boschi e di prati, di acque e di rocce, di animali selvatici, di crinali dove ammirare tutte le cime del Monte Rosa, una montagna raccontata con grande asciuttezza e bravura. E una montagna vera, dove vivere è difficile perché la natura vince sempre. La descrizione del paesaggio è sempre accurata quale è raro trovare nei romanzi di oggi, e Cognetti tocca vette di assoluto lirismo nella descrizione della valanga che scende di notte sfiorando la baita dove si trova con l’amico. Di montagne, dal monte Rosa alle Dolomiti all’Himalaya, ce ne sono tante nel romanzo di Cognetti, ma una sola sta al centro della vita del protagonista e del suo amico Bruno che su quella montagna è nato, ha sempre vissuto e ha voluto morirci. Raccontata in prima persona, la storia si basa sul rapporto difficile tra un padre e un figlio. Il padre viene dalle Dolomiti, le sue montagne del cuore, dove ha perso un amico e non vuole più tornare. La famiglia vive a Milano e sceglie per le vacanze le montagne a nord ovest, ogni anno un posto diverso, finché si stabilizza a Grana ai piedi del monte Rosa.

montagne-cognettiQui, a sei anni, il bambino comincia a seguire il padre risalendo i pendii, sempre più in alto, e scendendoli di corsa a rotta di collo. Qui il padre è allegro e felice, gli insegna tutto quello che serve per andare in montagna. E sempre più spesso si unisce a loro un pastorello del villaggio, Bruno, che diventa un amico fraterno, parte della famiglia. Fino a quando arriva inevitabile il distacco, a diciassette anni, dal padre, da Grana e dall’amico. Una fuga alla ricerca di altri modi di vivere e di altre esperienze. Quando il padre muore a sessantadue anni lasciandolo erede di un terreno con una baita diroccata a 2000 metri sopra Grana, è l’amico ritrovato che lo aiuta a ricostruirla. Inizia così la stagione del ritorno e della riconciliazione, con le salite sulle creste sulle tracce del padre, alla ricerca dei suoi scritti sui quaderni di vetta. La baita sarà alla fine l’ultima dimora dell’amico montanaro che ha scelto di non lasciare la sua montagna neanche dopo aver perso il lavoro e la famiglia.

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