Rifugista imprenditore o volontario?

Il rifugio Rosalba 1730 m (tel. 0341.202383) è posto in posizione molto panoramica su un dosso naturale (Colle Pertusio) alla base della famosa Cresta Segantini in Grignetta. Vi si arriva partendo dai Piani dei Resinelli, sia per la Via delle Foppe (segnavia 9 – poco più di 2 h), sia per la Direttissima (segnavia 8 e 8/a, circa 3 h), più impegnativa e selvaggia, passando per il rifugio Carlo Porta. La gestione del mandellese Mauro Cariboni (cell. 339.1344559, m.cariboni@alice.it), durava con ottimo successo da ventitré anni (dal gennaio 1994) senza alcun tipo di contrasto con la Sezione proprietaria, il CAI Milano. In regime di contratto triennale, il Cariboni riceveva la disdetta, una pratica normale che aveva sempre richiesto la successiva formulazione, da parte del gestore, di un progetto triennale che specificasse modalità di apertura al pubblico, di gestione e un eventuale ritocco all’affitto annuale, oltre alla definizione dei lavori di manutenzione, ordinaria e straordinaria. Mauro però non era tanto sicuro che il suo rinnovo sarebbe stato così scontato, specialmente perché aveva capito che il nuovo presidente sezionale, Massimo Minotti, era molto propenso a vedere il CAI come imprenditore e dunque desideroso di perseguire una maggiore progettualità in termini di sviluppo al riguardo dei numerosi rifugi di proprietà della sezione.

La capanna Rosalba in posizione panoramica alla base della famosa Cresta Segantini in Grignetta. Nella foto sopra il titolo l’alpino che, sullo sfondo del Corno del Nibbio, monta la guardia al rifugio Carlo Porta (ph. Serafin/MountCity).

Una tendenza comune, mentre si affacciano nuove forme di gestione. La Società Escursionisti Milanesi (CAI SEM) ha avviato un’indagine per la selezione di Persone e/o Enti, interessati all’acquisizione, per un periodo di 15/20 anni, con la formula del “diritto di superficie” del rifugio Omio e relative pertinenze, situato nel Comune di Val Màsino (SO). “Si rende ora necessario cercare nuove persone e/o enti interessati a riceverne il testimone tramite acquisizione di diritto di superficie”, spiegano dalla Sem. “Il diritto di superficie rappresenta sicuramente un maggior impegno per chi voglia farsi carico della gestione del rifugio, ma permetterà alle realtà interessate un maggior spazio d’impresa e migliori garanzie di operatività e continuità nella gestione stessa del rifugio”. La gestione dei rifugi del CAI è sempre stata un argomento travagliato. Ma negli ultimi anni i contrasti si sono acuiti, anche per via delle necessità in continuo aumento, dagli obblighi di legge alla sicurezza, dalla continua maggiorazione dei costi alla sempre più emergente volontà imprenditoriale in contrasto con un servizio perennemente in pareggio se non in perdita. Sembra che si pretenda sempre più spesso che il custode del rifugio sia al tempo stesso un volontario (pronto a immolarsi per la causa della montagna) e un imprenditore che porti a profitto l’impresa. Per questo motivo Cariboni ha presentato nell’ottobre 2016, malauguratamente un po’ in ritardo sui termini previsti, un suo progetto per il 2017 che prevedeva un aumento dei giorni di apertura del rifugio e un affitto che passava dagli 8.000 euro annuali ai 15.000. Questo progetto non è stato accettato, in quanto il CAI Milano altri ne aveva sollecitati ricevendo, alla giusta scadenza, uno a suo giudizio migliore (si parla di 22.000 euro annuali) da parte Alex Torricini, attuale custode del rifugio Brioschi in vetta al Grignone. Per Cariboni questo sfratto è davvero inaccettabile: 54 anni, due figli, quasi una vita dedicata al Rosalba. In quel rifugio ha subito un infarto, per approvvigionare quel rifugio si è seriamente infortunato per ben due volte sul ripido sentiero, carico com’era di bottiglie e di viveri. La vicenda è andata a finire su facebook e, naturalmente, si è creata molta vicinanza morale a Cariboni: ed è in questo clima che, in un incontro a Milano del 12 dicembre 2016, il CAI Milano ha protratto la validità del contratto fino all’ottobre 2017 (10.000 euro di affitto), data alla quale Cariboni dovrà lasciare il rifugio Rosalba definitivamente.

Il rifugio Carlo Porta sorto per volere di un gruppo di soci del CAI Milano nel 1911 (ph. Serafin/MountCity).

A nostro parere è indubbio che i rifugi debbano “rendere” (nessuno lo ha mai negato) e si deve rigettare ogni forma di assistenzialismo. Ma crediamo debba essere respinta anche qualunque volontà di dimenticare che il bene-rifugio è prima di tutto un bene morale. Non sappiamo quanto è vero che i custodi siano ora spronati dalle varie sezioni del CAI a trasformare il loro rifugi in banali ristoranti-alberghi, anche se qualche esempio lo fa sospettare. Vero è che sulla conduzione esistono da parte del CAI norme precise, ivi compreso un tariffario considerato ineludibile. Ma va accettato che il turismo alpino sta cambiando di anno in anno. Si moltiplicano i sentieri del gusto che riannodano rifugi, malghe, agriturismi. Nelle cucine entrano sempre più, per decisione di custodi lungimiranti, chef diplomati che elaborano ricette del posto. Ed è dimostrabile come sempre più si confermino di grande richiamo iniziative come quelle del rifugio Brioschi che in cima al Grignone ha organizzato nell’estate 2016 una stagione concertistica e artistica ospitata in una cupola geodetica. O come quella del rifugio Quinto Alpini in Val Zebrù che dall’8 al 16 agosto ha offerto tutte le sere sul grande schermo, tempo permettendo, film sugli sport estremi. Due ore di pura adrenalina che hanno fatto centro consentendo a questa struttura del CAI Milano di vincere l’ambito concorso del “Rifugio del cuore” organizzato da Meridiani Montagne. Iniziative sospettabili di banalizzazione o da ritenere al passo con i tempi e con un’utenza giovanile sensibile ai richiami provenienti dallo smartphone prima di mettersi in marcia per le alte quote?

Alessandro Gogna

Roberto Serafin

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