Apocalisse in Val Bregaglia. Solo colpa dei botti?

La Val Bregaglia brucia dal primo dell’anno, Chiavenna è sorvolata di continuo da elicotteri e canadair, l’aria è torbida di fuliggine. Un incubo per chi scende in auto dal Maloja lasciandosi alle spalle l’aria di cristallo dell’Engadina. “L’incendio non si ferma”, annuncia sconsolata la Provincia di Sondrio elencando i focolai ancora accesi. Due dal basso si vedono distintamente tra i boschi sopra Chiavenna. Li abbiamo fotografati. Possibile che le colpe siano tutte dei botti di Capodanno sparati da idioti benché su queste montagne faccia secco da mesi? Sta di fatto che da Capodanno elicotteri e Canadair sono al lavoro senza sosta.

L’area interessata risulta di circa 140 ettari. Un grosso problema sono i laghetti a cui rifornirsi, che risultano ghiacciati e impediscono il prelievo da parte dei mezzi di soccorso. Piccoli focolai si sono intanto accesi sopra Pianazzola e sotto Lagunc. Autocombustione? Come è possibile con queste temperature sottozero? E a distanza dagli abitati? Ed è sufficiente scrivere con rassegnazione sui giornali che non c’è pace per Chiavenna e la sua montagna? Fonte: http://www.laprovinciadisondrio.it/stories/Cronaca/ancora-fiamme-lincendio-non-si-ferma_1218349_11/

One thought on “Apocalisse in Val Bregaglia. Solo colpa dei botti?

  • 09/01/2017 at 19:11
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    Sugli incendi boschivi in Lombardia così si era espresso Emilio Magni nel 2015 in mountcity. E’ una riflessione su cui, alla luce di quanto succede all’inizio del 2017 nella Val Bregaglia assediata dalle fiamme, vale la pena di meditare.
    “Adesso andare a cercare le ragioni che spingono i piromani”, ha scritto Emilio Magni, “è impresa difficile: forse vendette, forse qualche mente bacata, o addirittura pazza. Una cosa però è certa: la situazione in cui ora si trovano i boschi, i pascoli e la montagna in generale, funge da ottima esca perché le fiamme attecchiscano in un battibaleno. Purtroppo non c’è più la cultura della montagna. I contadini hanno da tempo abbandonato i boschi e i pascoli, i declivi ripidi e assai faticosi da coltivare e da disciplinare. Il fuoco, così come i dissesti geologici, hanno un’unica sola causa: l’abbandono della montagna. Le sterpaglie crescono senza regola, in grande abbondanza. Anche le erbe sono abbandonate a se stesse, i pascoli non sono più tagliati. E quando tutta questa natura si asciuga, si secca, si ritrova lì pronta, come se aspettasse il fiammifero del piromane. In contrasto si vedono boschi ridotti a poche essenze misere, perché gli alti fusti sono stati tutti tagliati onde ricavare il legname per fabbricare il pellet, sempre più bruciato nelle stufe”.

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