La sciolina ai tempi del nonno e la lavagnetta sparita

Infagottati nel maglione quando ancora non esistevano i piumini, i piccoli sciatori degli anni Sessanta oggi sono padri, qualcuno addirittura nonno. E ancora ricordano quando sulle nevi dell’Engadina i loro papà li tiravano su stringendoli tra le ginocchia mentre erano aggrappati allo scomodo skilift ad ancora, tipico delle piste elvetiche e un po’ meno, per fortuna, di quelle italiane. L’impiego dei mezzi di risalita era, in quegli anni del boom, colmo d’imprevisti almeno quanto lo era la discesa. Arrivati in cima, tutti giù a rotta di collo, padri e figli, lungo le piste del Corvatch o della Diavolezza con i Rossignol lunghi come travi, i tracciati pieni di gobbe, le pietre che spuntavano dappertutto e gli spalatori dislocati come schiavi nei punti strategici a rifare indefessamente, palata dopo palata, il manto nevoso logorato dai troppi passaggi.

In questa drammatica immagine un atleta finlandese tradito dalla sciolina alla 50 km delle Olimpiadi 1928 a Sankt Moritz. Tutte le medaglie andarono agli svedesi che avevano adottato quella giusta.

E oggi? Osservando sullo schermo dello smartphone il figlioletto che disegna morbidi ghirigori su quelle piste vellutate, i genitori potrebbero in questo anno di grazia chiedersi quanta magia sia andata perduta, insieme con i vecchi stramaledetti skilift ad ancora, su queste nevi artificiali oggi passate e ripassate con macchinari da Star Wars. Possibile che solo lo sci di fondo oggi riesca ancora a regalare qualche residua emozione ai ragazzini quando imparano a pattinare sulle fettucce di neve che attraversano i laghi ghiacciati, che s’infilano in foreste oscure e riaffiorano alla luce del sole tra le ondulazioni del Maloja? Una delizia a tutto tondo, secondo alcuni. E oggi, per giunta, senza la croce della sciolinatura che un tempo condizionava l’incedere dei padri (gli attrezzi moderni ne sono di norma esenti). Era una croce con poche o nulle delizie quella sciolina? Al contrario. Conoscerne i segreti rappresentava un segno di distinzione per chi praticava lo sci nordico rispetto al popolo bue che si aggirava sulle piste di discesa. I fondisti aficionados dell’Engadina, una volta arrivati al Bad, in quella specie di Mecca che appariva il Langlaufzenter ricavato nello scantinato di un grande albergo, si precipitavano a controllare sull’apposita lavagnetta se la sciolinatura ufficialmente comunicata col gesso dagli infallibili maestri di sci svizzeri corrispondeva con le loro scelte strategiche. Cioè se avevano davvero impiegato il prescritto stick blu per neve polverosa, se era adeguato quello straterello di paraffina verde quando il termometro scendeva oltre un certo limite, se la base era stata preventivamente impregnata con klister o skare. Poi con il viatico dei maestri svizzeri se ne andavano allegramente a zampettare per ore e ore alternando passi con spinta, passi tripli, passi finlandesi. Un vero balletto, una gioia. E con l’illusione che quel balletto potesse allungare la vita come garantivano in tedesco lungo le piste certi cartelli con le tre L (Langlauf Lieben Langer).

E la lavagnetta? Delusione. Oggi quella del Langlaufzentrum di Sankt Moritz è sparita, non c’è più. Ma non solo. Le narici dei fondisti non sono nemmeno più deliziate dal profumo acre della grundvalla che proveniva dall’interno del locale dove decine di sciatori armeggiavano con le lampade a gas per sciogliere le scioline e stenderle a caldo. Oggi non più in commercio, la grundvalla (termine nordico, forse intraducibile) era l’indispensabile base di ogni buona sciolinaura fin dalla notte dei tempi dello sci nordico. Nera e appiccicosa come la pece, si distribuiva ancora bollente con un pennello sulle solette e talvolta, per sbaglio, anche sulla tuta e la giacca a vento che risultavano così da buttare. Poi si aspettava un bel po’ che la grundvalla si raffreddasse per ricoprirla con altre misture di cere. E intanto si respirava a pieni polmoni quel profumo paradisiaco della grundvalla, quell’inequivocabile aroma di libertà che nessuno spinello avrebbe potuto eguagliare. (Ser)

Sci di fondo per tutte le età sulle nevi (in parte artificiali) dell’Engadina: la sciolina per fare scorrere gli attrezzi oggi è per molti solo un ricordo (ph. Serafin/MountCity)

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