Iris, un cuore senza frontiere

“A Iris”, ha spiegato nel 2016 in dicembre la giuria del Premio Meroni, “va da tempo la stima degli alpinisti che frequentano la Val Masino dove la sua dedizione nel campo dell’accoglienza si accompagna all’assistenza prestata a piccoli orfani sieropositivi in Africa”. Sono stati, in sua assenza, i figli della Gherbesi, Eleonora e Massimo, a ritirare quel 2 dicembre a Milano la targa messa a disposizione dalla Società Escursionisti Milanesi per questo particolare riconoscimento che ogni anno va agli amici della montagna e a certi loro progetti in qualche modo fuori dal comune. Iris Gherbesi, come ha precisato il Corriere della Sera on line in questa circostanza, è una donna forte e generosa che riesce a far spaziare il suo sorriso dalla Lombardia all’Africa. E puntualmente come tutti gli anni, Iris si è recata in questi giorni di gennaio in Kenya per prendersi cura dei suoi ragazzi.

Iris Gherbesi in Kenia presso la missione di padre Emilio. Nella foto sopra il titolo è circondata dalle meravigliose cime della Val Masino (ph. Serafin/MountCity)

Ma come è planata questa donna dolce e risoluta tra le asprezze della Val Masino? Dal 1999 Iris, due volte mamma e per 10 anni rifugista ai 2550 metri del rifugio Allievi, gestisce il Centro della della Montagna a Filorera, frazione di Val Masino (So): innamorata anche del paesaggio fatato della Val di Mello, è tra gli organizzatori del raduno internazionale di bouldering Melloblocco, che richiama climber da mezzo mondo. E poi, nel 2006, ecco l’altra metà della sua storia: il volontariato a Karungu, in Kenya, presso la missione di Padre Emilio, dove vivono, si curano e studiano bambini e ragazzi rimasti senza famiglia e/o sieropositivi. “Questa esperienza mi ha cambiato la vita, ha rimesso a posto la mia scala dei valori”, spiega oggi Iris. Che fatto proseliti. Non sono pochi gli ospiti della Casa della Montagna da lei gestita che, dalla Val Masino, partiti per un periodo di volontariato sul lago Vittoria, proprio come fa Iris ogni inverno.

In assenza di Iris, impegnata in un viaggio in Antartide, la figlia Eleonora ha ritirato il 2 dicembre 2016 a Milano la targa del premio Meroni (ph. Serafin/MountCity)

Dal 1985 Iris, nata ad Alzate Brianza (Como) il 18 novembre 1962, vive in Val Masino dove ha collaborato alla gestione del rifugio Allievi del Cai Milano per dieci anni, dal 1989 al 1998, e dal 1999 gestisce a Filorera il Centro della Montagna. Dei monti della Val Masino è innamorata e considera il periodo in cui ha fatto la rifugista a 2500 metri di quota un periodo bellissimo della sua vita. “Adoravo la Val di Zocca, l’atmosfera che c’era al rifugio e le persone che lo frequentavano”, spiega.

Nel 1998 fu catturata dalla bellezza del Centro (che dispone tra l’altro di ampi spazi per incontri, luminose camere e camerate, un’ampia palestra per l’arrampicata e altre attività indoor e un ristorante raffinato) benché non fosse ancora finito. Vinse la gara d’appalto e nel marzo del 1999 iniziò la nuova attività, a tu per tu con centinaia di giovani, promuovendo le straordinarie attrattive della valle dove ogni anno Iris s’impegna anche nell’organizzazione di Melloblocco, il più famoso raduno di bouldering delle Alpi.

Iris nutre come si sarà capito una spiccata vocazione al sociale che l’ha indotta nel 2006 ad aprire la nuova parentesi nella sua vita. Quell’anno entrò in contatto con Padre Emilio, responsabile di una missione in Kenya e precisamente a Karungu sulle rive del lago Vittoria, a otto ore di strada da Nairobi. Decise così di recarvisi tutti gli anni per un mese nel periodo invernale, durante la chiusura del Centro. “Alla missione”, racconta, “c’è un ospedale e un orfanotrofio che ospita i bambini orfani sieropositivi, oltre a una scuola con più di 500 studenti. In questi anni la missione è cresciuta, l’ospedale è stato ingrandito e c’è in progetto la costruzione di una scuola superiore”.

I ragazzi di Karungu sono sempre nei suoi pensieri… (ph. Serafin/MountCity)

A Karungu, Iris si occupa della traduzione di progetti e report annuali. Ma fa un po’ di tutto durante la giornata, le è capitato di dare lezioni di italiano a studenti delle superiori, cucire abiti per i bambini, fare centinaia di foto/tessera per la campagna di assistenza sanitaria. “Ma il momento più bello della giornata a Karungu”, racconta, “è quando si va dai bambini dell’orfanotrofio e i loro sorrisi scaldano il cuore. Per fortuna al ‘Dala Kiye’ (che significa casa-famiglia in swahili) i bimbi stanno bene e vivono serenamente. Grazie agli ospiti del Centro della Montagna ho la possibilità di divulgare il progetto Karungu. Con Padre Emilio abbiamo organizzato numerosi viaggi e portato tanti ospiti/amici del Centro a conoscere l’Africa: quella vera, non quella dei dépliant turistici”. (Ser)

Per saperne di più:

http://karungu.net/esperienza-karungu/#.V9-IWTv1vfU

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