OFF, un festival in salita

Ci sono due modi di veicolare i film di montagna nel nostro Paese, entrambi vincenti. Il modello Trentofilmfestival 365 prevede di esportare in altri luoghi selezioni di film visti a Trento e il modello di Spirit of the mountain di cui fa parte l’Orobie Film Festival (OFF) propone invece festival autonomi in diverse città. Sull’argomento interviene cortesemente, su invito di mountcity, l’amico Piero Carlesi, tra i maggiori esperti di cinema di montagna, che alla rassegna orobica ha presieduto la giuria.

Quali nuovi traguardi per il cinema di montagna

Quando undici anni fa si affacciò alla ribalta l’OFF, l’Orobie Film Festival, si disse che davanti al Trentofilmfestival un altro festival non aveva senso e che certo non avrebbe potuto offuscare il più celebre evento ai piedi delle Dolomiti. E invece così non è stato. Pur senza impensierire il festival trentino, l’OFF è riuscito a ritagliarsi un proprio spazio preciso e per la città di Bergamo, ma non solo, è diventato un preciso punto di riferimento per i documentari di montagna. Merito indubbiamente di chi organizza tale evento, l’Associazione Montagna Italia che ha in Roberto Gualdi, imprenditore bergamasco, l’indiscusso regista, che nel tempo dopo l’OFF non ha voluto fermarsi, perché si è res conto che la fame di film di montagna era tale che bisognava ripresentare l’esperimento di OFF in altri luoghi. E così sono nati altri festival sotto la sua regia, a Sestriere, a Pontresina, a Milano, a Verona e infine a Temù, tgutti ora compresi de network Spirit of the mountain.

Oggi abbiamo così due modi di veicolare i film di montagna nel nostro Paese, entrambi vincenti. Il modello Trentofilmfestival 365 che prevede di esportare in altri luoghi selezioni di film visti a Trento e il modello di Spirit of the mountain che invece propone festival autonomi in diverse città. Al momento possiamo dire che entrambi i modi di presentare i film sono di successo, perché le sale cinematografiche sono piene di appassionati entusiasti.

L’OFF, come dicevo, che quest’anno è giunto alla undicesima edizione, ha voluto rendere omaggio a uno dei più grandi alpinisti italiani del Novecento, il lecchese Riccardo Cassin, dedicando però la serata finale a Walter Bonatti con il Bonatti day. Sedici i film in concorso, selezionati sugli oltre cento provenienti da 28 nazioni del mondo proiettati da martedì 17 gennaio a sabato 21. Tre le sezioni partecipanti: Orobie e monti di Lombardia, Paesaggi d’Italia e Terre alte del mondo.

Per la sezione Terre alte del mondo ha vinto Iran. A skier’s Journey di Jordan Manley, per la scelta di alternare scene di montagna e di scialpinismo in un territorio praticamente sconosciuto a noi occidentali, con le discese delle catene dell’Arborz e dello Zagros in Iran, e con altre sulla vita quotidiana a Teheran e in altri luoghi del Paese. Nella sezione Paesaggi d’Italia il premio è andato a L’Avifauna delle Alpi di Gianni Valente, un documentario di tipo classico, offre una panoramica completa e interessante sul patrimonio avifaunistico alpino.

“Màs, il sacrificio della montagna” di Giorgio Affanni premiato all’Orobie Film Festival nella sezione “Monti di Lombardia”. Nella foto sopra il titolo un momento della premiazione.

Il premio forse più sentito dal pubblico, quello della sezione dedicata ai monti di casa (Orobie e monti di Lombardia) è stato assegnato a Màs, il sacrificio della montagna di Giorgio Affanni. La giuria ha voluto premiare un film che vuole valorizzare l’essenza della montagna orobica che non è solo alpinismo, sci, turismo, ma è soprattutto territorio, abitanti, tradizioni e cultura, attraverso un antico rito che trae origine nella notte dei tempi. Il film racconta infatti un antico rito, di origine pagana, che si tiene ogni anno a Ponte Nossa, in val Seriana. Il borgo di Ardesio individua in aprile un albero che dona al paese vicino affinché venga in maggio tagliato, sramato e portato a braccia dai volontari, con enorme fatica, in cima a un monte per il sacrificio: il rogo nel pieno della notte il primo di giugno.

Infine la giuria ha voluto assegnare un premio speciale al film Metronomic di Vladimir Cellier, che racconta come nell’autunno del 2013 la squadra di stuntman dei Flying Frenchies che si trovava nelle Gorges du Verdon insieme con i danzatori dell’aria della Compagnia 9.81 e al gruppo musicale di Radio Monkey abbiano realizzato, dall’incontro di queste compagnie di acrobati e artisti, uno spettacolo irripetibile. La giuria ha voluto sottolineare come il messaggio della cinematografia di montagna debba andare “oltre” per coinvolgere lo spettatore con visioni di nuove avventure in cui la montagna è scenario per vivere emozioni accompagnate da musiche, dove gli attori sono musicisti e funamboli d’eccezione.

Al lettore segnaliamo anche altri ottimi film visti in settimana tra cui Himalayan last day di Mario Vielmo, tragico reportage sul terremoto del 25 aprile 2015 che scosse il Nepal e Prima il dovere, di Nicoletta Favaron, focalizzato sulla figura di Dino Piazza, Ragno della Grignetta, precursore del Soccorso alpino. La serata finale ha poi avuto altri momenti di grande emozione con l’esibizione del Centro Studi Danzarea che ha presentato una suggestiva coreografia di danza con il ballerino Umberto Rota sulle musiche di Bach e con un concerto del soprano Silvia Lorenzi, che, accompagnata dal Maestro trombettista Fabio Brignoli si è esibita in una superlativa performance lirica dal titolo Alta quota – arie alla tromba. A conclusione della serata è stato proiettato il film Grimpeurs di Andrea Federico che ripercorre la famosa e tragica salita al Pilone centrale del Freney del 1961 delle cordate francesi e italiane in cui Walter Bonatti e Pierre Mazeaud scrissero una delle pagine indimenticabili della storia dell’alpinismo, a che videro anche la morte di Andrea Oggioni, Pierre Kohlman, Robert Guillaume e Antoine Vieille. Ora il prossimo appuntamento è a Verona per il Veronamountain film festival, dal 28 febbraio al 4 marzo.

Piero Carlesi

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