Ossola segreta. Antichi gesti per una passione che rinasce

Fragranti biscotti confezionati con farina di segale sono stati a Natale il rustico omaggio agli amici della famiglia Biancossi. Non un regalo qualsiasi. Accuratamente impacchettati e posti sotto l’albero nella bella casa di Viceno da cui lo sguardo spazia dalla Valle Antigorio alla vicina Formazza, i dolcetti rappresentavano il frutto di un’antica sapienza i cui fili il capofamiglia Graziano ha riannodato nel corso del 2016. Per la prima volta dopo una quarantina d’anni la segale è stata infatti seminata e raccolta in margine all’orto dei Biancossi ora immerso in una sottile coltre di neve, uno dei tanti che illeggiadriscono la piccola Viceno con le sue baite tutte ormai trasformate in seconde case.

In questa e nelle altre immagini la raccolta e la lavorazione artigianale della segale a Viceno, pittoresca frazione di Crodo in Valle Antigorio. A ripetere i gesti appresi dai genitori è Graziano Biancossi, appassionato cultore delle antiche tradizioni della valle (ph. Serafin/MountCity)

La varietà di segale scelta da Graziano è stata caratterizzata dall’alta taglia, dalla finezza del culmo e dalle ridotte dimensioni del chicco. L’esperienza è iniziata nella tarda primavera con la semina eseguita a mano, a spaglio come recitano i manuali. Poi, a metà agosto la mietitura in una fresca giornata. Fiero delle sue origini montanare, Graziano aspettava quasi con ansia quel momento. Quando ha ritenuto che fosse arrivato, ha impugnato la falce curando la perfetta affilatura della lama. Si sa, o perlomeno si legge, che il momento giusto viene in questi casi scelto saggiando la consistenza del chicco: quando l’unghia passata sul chicco lascia un’incisione appena visibile, vuol dire che è arrivata l’ora di sfalciare. I culmi falciati vengono ordinatamente allineati sul campo per un paio di giorni a seccare. Successivamente, legati in piccoli covoni, sono accatastati in un campo per completare naturalmente il processo di maturazione. Ora si tratta di separare la granella dalla paglia. Perciò si predispone uno spazio dove le spighe vengono battute con forza contro un’asse di legno piazzata verticalmente. Poi, seduto a cavalcioni su una panca, Graziano provvede a una seconda battitura brandendo due bastoni, uno per mano. Infine, dopo un’accurata raccolta con il rastrello perché non un grammo del raccolto vada perso, si assiste alla fase forse più spettacolare per un profano quale si professa chi ha avuto il privilegio di documentare questi antichi rituali. Raccolta in un cesto, la segale viene portata con le sue residue impurità al centro di Viceno. Questa fase della lavorazione non è priva di solennità. In silenzio, Graziano ripete i gesti dei genitori ai tempi della sua infanzia negli anni sessanta. Valuta le correnti d’aria che si insinuano nei vicoli dalla vallata, poi decide dove porre a terra un bianco lenzuolo. La corrente d’aria, come gli insegnavano papà e mamma, toglierà le impurità più leggere. Con cautela i chicchi vengono quindi fatti scorrere fuori dal cesto tenuto alto sopra la testa di Graziano in modo che cadendo a terra le impurità si dissolvano nella brezza. In ginocchio sul bianco lenzuolo finalmente Graziano raccoglie con le mani il raccolto e lo ripone con devozione in piccoli sacchi. Servirà per confezionare i citati biscotti di Natale: di più in questa prima fase sperimentale non era il caso di fare. Ma il cammino è ormai segnato, la magia di quegli antichi gesti si ripeterà nell’estate che verrà, qualcuno forse farà tesoro di questo esempio e di questa antica sapienza. E’ oggi una realtà, del resto, il fatto che la coltivazione della segale torni, sia pure sommessamente, a diffondersi nell’Ossola insieme con quella della canapa sativa. Ed è da questo recupero di antichi saperi che sembra d’intravvedere una specie di rinascimento ossolano in sintonia con l’affermarsi di un turismo ecosostenibile. Un turismo che invita alla partecipazione rifiutando le modalità del museo a cielo aperto e che trova nello stesso Graziano un paladino convinto e discreto. Piccolo retroscena. Quattro anni fa il suo sguardo si posò su un gigantesco monolito di gneiss seminascosto nell’intrico dei rami della foresta di Foppiano. Così, con la guida alpina Paolo Stoppini, Graziano decise di farne un centro di arrampicata per i ragazzi della valle. Ripulite e attrezzate le pareti, sistemate alcune panchine, ora il “Sass Giana” (così è stato battezzato in memoria di una ragazza scomparsa) ospita corsi di arrampicata ed educazione motoria. Ma è anche un’attrazione turistica, a pochi passi da Foppiano, nel bosco silente che ammanta il monte Cistella, insieme con l’incredibile Sass Fendu che un misterioso colpo di sciabola ha spaccato in due come un cocomero.

E non basta. Come presidente degli Amici del Cistella, Biancossi si è prodigato nel 1983 nel recupero del bivacco costruito nel 1902 in vetta alla montagna “di casa”, dal cavalier Giovanni Leoni, poeta e filantropo ossolano conosciuto con il nomignolo di Torototela. Con la regia di Graziano (che nel tempo libero è stato a lungo giudice di gara alle competizioni della Federazione Sport Invernali) nel 2002 le celebrazioni per il centenario della capanna Leoni culminarono in una pittoresca salita al Cistella, da cui lo sguardo spazia su tutta l’Ossola e oltre. Tutti i partecipanti indossarono costumi d’epoca e venne pubblicato un documentatissimo volume edito con ogni cura da Sandro Grossi per la Comunità montana Antigorio – Divedro – Formazza e per il Comitato Pro Cistella. In quei giorni grandi Biancossi, il “druido del Cistella”, fu tra i primi a salire lassù per onorare le sue valli facendo gli onori di casa. (Ser)

 

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