Leonardo alpinista per vocazione

“E questo vedrà come vid’io, chi andrà sopra Momboso, giogo dell’Alpi che dividono la Francia dalla Italia…”. Così Leonardo da Vinci inizia la descrizione della sua salita in alta quota sulle Alpi, lasciandoci l’unico breve racconto di viaggio scritto in prima persona nella sua limitata (forse perché andata persa) raccolta di scritti di carattere geografico. Siamo abituati a immaginare il grande pittore vestito con una lunga palandrana grigia, con la barba lunga e incolta, mentre passeggia lentamente osservando fiori e rocce per poi fermarsi a prendere appunti sul suo fido taccuino. Ma, almeno fino agli ultimi anni della sua vita, non è stato così: egli era, prima di tutto, bello. Amava i bei vestiti, i bei cavalli, le feste, così come era profondamente curioso e veloce nel “fotografare” tutto ciò che vedeva con rapidi disegni e didascalie e, con la salita al Momboso, possiamo dire con certezza che era anche un alpinista.

La “Madonna dei Fusi”di Leonardo da Vinci sembra sorridere dal Paradiso sullo sfondo di alte vette. Nella foto sopra il titolo il Monte Rosa, grande passione del genio (ph. Dario Monti/Vie Storiche)

“Questa si leva in tanta altura che quasi passa tutti li nuvoli… vi sarebbe altissima quantità di ghiaccio… il quale di mezzo luglio vi trovai grossissimo”. Viene naturale la curiosità di sapere quale montagna avesse tanto attirato l’interesse del grande eclettico del Quindicesimo secolo. Nel secondo volume “Le grandi Alpi nella cartografia”, opera enciclopedica scritta da Laura e Giorgio Aliprandi nel 2007, troviamo facilmente riferimenti storici sulla toponomastica alpina all’epoca di Leonardo. Il monte Boso viene descritto da Piero Azario nel 1356 come “montagna di Boxeno che sovrasta tutti i monti della Lombardia e dalla quale neve e ghiacci mai si ritirarono dall’origine del mondo”. Flavio Biondo nel 1451 ne parla, nel capitolo sulla Lombardia, chiamandolo “Monte Boso, il più alto di Italia e costantemente innevato ed inaccessibile”. Per Leandro Alberti il Monte Boso è il più alto del Novarese, ma non la montagna più alta delle Alpi. Non ci sono dubbi, quindi, nel sostenere che Leonardo è salito sul Monte Rosa, almeno fino a vedere da vicino un ghiacciaio e ad osservare il cielo blu scuro delle quote elevate: “E vidi l’aria sopra di me tenebrosa e’l sole che percotea la montagna essere più luminoso quivi assai che nelle basse pianure, perché minor grossezza d’aria s’interpone infra la cima d’esso monte e’l sole.” Purtroppo la descrizione dell’impresa finisce qui, dopo poche righe, ma Leonardo ci ha concesso molto di più permeando la sua pittura con la sua passione alpinistica, di uomo abituato a vedere le montagne, le valli, i fiumi dall’alto: egli, per primo, usò la sua esperienza per rappresentare in prospettiva il creato visto a volo d’uccello, dall’alto, negli sfondi di tanti dipinti in cui le sue Madonne sembrano sorridere dal Paradiso.                                                                      Dario Monti  www.viestoriche.net

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