Zona franca? Comelico verso una clamorosa svolta

“Due mondi allo specchio” è il titolo dell’inchiesta di Matteo Serafin nel numero 83 di Meridiani Montagne mettendo a confronto la Pusteria e il confinante Comelico superiore. Si tratta di un settore dolomitico profondamente diviso in fatto di risorse economiche, percorso da una frontiera invisibile ma che si riflette su ogni cosa come spiega il direttore della pubblicazione Marco Albino Ferrari. A quanto risulta tuttavia  il Comelico superiore non intende più figurare come la periferia povera della Val Pusteria, alla cui ombra vive da troppi decenni. Sui possibili (esplosivi?) sviluppi della situazione in quest’area delle Dolomiti in provincia di Belluno mountcity.it ha raccolto le nuove testimonianze che pubblichiamo.

Livigno potrebbe essere per il Comelico e Sappada un modello di defiscalizzazione. Nella foto sopra il titolo una veduta invernale di Padola.

La proposta di legge

“Ci sono ragioni economiche e sociali che impongono la creazione di una zona franca per il territorio dell’Unione Montana del Comelico e Sappada, che comprende i comuni di Comelico Superiore, Danta, San Nicolò, San Pietro, Santo Stefano e Sappada”. La richiesta viene da due imprenditrici del Comelico, Elisa Bergagnin e Francesca Dellamore, decise a dare battaglia per rilanciare lo sviluppo economico e sociale del loro territorio, rimasto ai margini dello sviluppo turistico della ricca Pusteria, e che negli ultimi decenni ha sofferto per la delocalizzazione dell’industria dell’occhiale. Durante un recente incontro con i sindaci dei comuni interessati, il parlamentare Roger De Menech (Pd) si è dichiarato disponibile a trasformare quest’esigenza in una proposta di legge. “In questi giorni mi sono informato sulla procedura per ottenere la defiscalizzazione tipo Livigno”, ha fatto sapere De Menech al Corriere delle Alpi (http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2016/09/16/news/il-comelico-ha-il-diritto-di-chiedere-la-zona-franca-1.14111103). “Sto provando a realizzare un progetto di legge, ma non è un percorso agevole. La situazione in cui si trovano il Comelico e Sappada, però, merita che si tenti anche l’impossibile. L’inserimento di queste valli nelle Aree interne è già un presupposto, ma dobbiamo guardare oltre”. Certo, bisognerà poi provvedere anche per le altre aree interne del Bellunese, che non se la passano molto meglio, visto che per l’intera Provincia è stata già richiesta la defiscalizzazione. L’area Comelico – Sappada è situata in una posizione di confine tra il Veneto, la provincia di Udine, la provincia di Bolzano e Austria, ed è costituita da 6 comuni, tutti classificati come aree interne, che stanno subendo un processo di spopolamento di lungo corso: dal 1971 ad oggi la popolazione è diminuita del 22 %; dal 2001 ad oggi i dati dimostrano una perdita del 6,4 % con una significativa diminuzione del -18,3% della popolazione giovane (14-20 anni), come si evince dal Rapporto del Comitato nazionale aree interne.

Splendori delle Dolomiti che rischiano di far parte dei territori abbandonati delle Alpi…

Sul piano delle attività produttive, il censimento ISTAT 2011 registrava una caduta dell’industria del 51% e del manifatturiero del 66%. Gli effetti negativi del declino dell’industria dell’occhiale sono stati solo in parte contenuti dalle opportunità di lavoro offerte dalla confinante Alta Pusteria, in Alto Adige, dove c’è il tasso di disoccupazione più basso d’Europa. “Le imprese presenti sul territorio sono di medio/piccola dimensione, prevalentemente legate alla produzione artigiana, con un basso livello di innovazione ed una limitata propensione all’export. Vi sono imprese turistiche, che tuttavia non possono competere con le strutture delle regioni limitrofe, spesso beneficiarie di ricchi contributi per il rinnovo delle strutture” come scrivono Dellamore e Bergagnin nel loro dossier. “Quanto ai servizi alla popolazione, l’offerta è decisamente carente e la situazione, negli ultimi anni, è peggiorata decisamente. Non vi sono stazioni ferroviarie nell’area e l’accesso all’autostrada dista mediamente oltre 60 Km dai 6 comuni. Il sistema di collegamenti, sia verso il Cadore che in direzione Alto Adige e Carnia, risente delle criticità dovute alla natura montuosa del territorio, soprattutto in periodi invernali. La scuola primaria presenta un’elevata percentuale di pluriclassi (16%) e la mobilità dei docenti è il dato più allarmante relativo alla scuola secondaria di primo grado, legata alla notevole percentuale di docenti a tempo determinato (51,9% nella secondaria di primo grado, 59,3% nella secondaria di secondo grado). I dirigenti scolastici del territorio pongono tale situazione come un problema di diritto allo studio, in quanto i tempi relativi al cambio dei docenti non garantiscono una regolare attività didattica per circa un mese all’anno”.

Un’inchiesta su Meridiani Montagne riaccende l’interesse sulle realtà economiche e sociali di Pusteria e Comelico, due aree confinanti delle Dolomiti.

La situazione non è rosea anche per quando riguarda i servizi socio sanitari. “L’ospedale di riferimento è quello di Pieve di Cadore, che è distante circa 23 km da Santo Stefano e circa 25 Km dai comuni periferici Sappada e Comelico Superiore. I medici di medicina generale sono sei i manca un pediatria di libera scelta. Il tempo medio di arrivo del primo soccorso è di 22 minuti, leggermente superiore alla media nazionale per le aree interne. C’è un unico presidio di Pubblica Sicurezza (Stazione Carabinieri di Santo Stefano), mentre fino a pochi anni or sono ve n’erano tre”. Inoltre, la percentuale di popolazione raggiunta da banda larga su rete fissa risulta tra i più bassi tra le aree selezionate, “e questo crea un problema di competitività delle imprese in termini di diseguaglianza che spinge le aziende verso altre realtà”. Insomma, secondo il quadro descritto dalle due imprenditrici la situazione sarebbe “indegna di un paese civile. Nonostante ciò sussiste ancora una forte radicamento della popolazione, un’identità marcata accompagnata da una vocazione imprenditoriale ancora presente. È questo spirito che la proposta di legge vuole assecondare, affinché la zona del Comelico e Sappada, nel giro di qualche anno, non entri definitivamente a far parte dei territori abbandonati delle Alpi”.(M.S.)

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