Ricerche. Il Cai torna a Canossa

Presentata il 26 gennaio a Ciano d’Enza (RE), una campagna di ricerche archeologiche partirà prossimamente alla rocca di Canossa. Sarà condotta dall’Università di Bologna in collaborazione con il Comitato Scientifico del Cai Reggio Emilia e con il sostegno del Lions Club Canossa, nell’ambito di un Protocollo di intesa con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bologna, Modena Reggio Emilia e Ferrara e il Polo Museale Emilia-Romagna. Si tratta di una campagna molto importante, concentrata nelle ricerche dell’antico borgo del castello matildico. Per il Cai reggiano è ormai una consuetudine quella di “andare a Canossa”: il Cai è infatti strettamente legato fin dalla sua nascita agli scavi archeologici sulla rupe di Canossa.

La campagna di ricerche alla rocca di Canossa (sopra il titolo in una foto di Giuliano Cervi) è condotta dall’Università di Bologna con la collaborazione del Club Alpino Italiano.

Nel 1875 nasce a Parma e Reggio la Sezione Cai dell’Enza (il torrente che divide le due province). Tra i fondatori troviamo importanti personaggi delle due città, ma specialmente illustri scienziati. Leggendo i nomi dei primi presidenti della Sezione dell’Enza si rimane impressionati dal loro spessore culturale e scientifico. Il primo fu Giovanni Passerini, illustre botanico, entomologo e micologo, direttore dell’Orto botanico di Parma. Tra i suoi successori troviamo Gaetano Chierici, sacerdote e fondatore della moderna paletnologia con Pigorini e Strobel, lo stesso Pellegrino Strobel, ornitologo, zoologo, considerato fra i capiscuola della malacologia, allievo da giovane di Alexander von Humboldt, e Giovanni Mariotti, sindaco di Parma e senatore del Regno, ma archeologo di fama, direttore del Regio Museo di Antichità, (dove sostituì il grande Luigi Pigorini). Per la Sezione dell’Enza, ma anche per la montagna reggiana, il ruolo di uno di questi scienziati, Gaetano Chierici, fu straordinario. Di grande interesse fu anche il suo approccio all’attività sociale del Cai, che alternava le escursioni con vere e proprie spedizioni archeologiche, dove i soci diventavano collaboratori sul campo. Una attività quindi non solo divulgativa, quella del Cai, ma di vera e propria ricerca sul campo. Chierici fu il primo a studiare con criteri scientifici la rocca di Canossa, cuore dei domini di Matilde di Canossa, e nelle sue ricerche archeologiche coinvolse i soci della sezione dell’Enza.

Un volumetto pubblicato dal Cai nel 1877 con una proposta di scavi a Canossa.

“Chierici”, spiega Giuliano Cervi del Cai reggiano e neo presidente del Comitato Scientifico Centrale del Cai, “realizzò anche un manualetto per i soci nel quale illustrava i contenuti della nuova scienza paletnologica da lui fondata in Italia, affermando testualmente che ‘soprattutto gli alpinisti potessero avere interesse’ per tale disciplina ‘che trova nella montagna larga messe per le sue osservazioni’”.

Il ruolo di Chierici e del Cai trovano spazio in un interessante volumetto pubblicato dal Cai nel 1877, dal titolo significativo: “Relazione delle gite fatte a Canossa da soci del Club Alpino, Sezione dell’Enza, nei giorni 31 maggio e 10 giugno 1877 e proposta di scavi”. Il Club alpino non ha dimenticato gli insegnamenti di Gaetano Chierici. Nel 2010 e nel 2012 il Comitato Scientifico del Cai reggiano si è nuovamente portato a Canossa, riaprendo gli scavi e scoprendo le inedite strutture dell’antico borgo medievale. Con la nuova campagna di ricerca promossa dall’Università di Bologna le ricerche proseguiranno con ancora maggiore impegno.

Carlo Possa

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