Fuga dalla città in un prologo e quindici capitoli

E’ reale, concreta, palpabile un’inversione di tendenza nel processo di spopolamento che si è aperto in montagna nel dopoguerra? Una serie di plausibili risposte sono racchiuse nei 15 capitoli dell’appassionante libro “Via dalla città” di Maurizio Dematteis (www.deriveapprodi.org, 189 pagine, 18 euro), uno dei maggiori esperti di temi sociali e ambientali e di tematiche legate ai territori alpini, direttore del magazine on line “Dislivelli”. Torinese, laureato in Scienze Politiche, Dematteis (1969) nel libro si dichiara parte interessata. Tra le persone in fuga dalla città ci si mette insomma anche lui con la sua simpatica famigliola, “scottato” da esperienze lavorative disastrose, deluso dall’evolversi del rapporto fra Torino e la montagna dopo la Grande Illusione delle Olimpiadi del 2006, in una città dove anche l’immenso patrimonio del Museo della Montagna ai Cappuccini “sa di passato e di muffa”. Anche per questi motivi, gli incontri di De Matteis con i “nuovi montanari” compiuti usando rigorosamente mezzi pubblici di trasporto (a parte un passaggio offerto dall’amico giornalista Guido Novaria, presidente degli Amici del Gran Paradiso), hanno una capacità di coinvolgimento sconosciuta a tanti saggi di antropologia. In questo libro “on the road” perfetti sono gli incastri tra il vissuto dei personaggi incontrati e le situazioni non soltanto socio economiche che hanno determinato il loro comportamento. Il fatto è che Dematteis mette a frutto continuamente il suo spirito di osservazione, sa come colorire la sua prosa imprimendole il ritmo di un’inchiesta televisiva “alla Gabbanelli”.

Ferruccio e Natalia del rifugio Fontana di Thures, alta val di Susa, in un’immagine scattata da Maurizio Dematteis. Sopra il titolo Giorgio Alifredi di Poggio di San Damiano Macra, in Val Maira. La foto è di Daria Rabbia.

Il fenomeno dei nuovi montanari va forse interpretato come un ritorno di neorurali nostalgici del “tempo che fu”? Hanno qualcosa in comune questi giovani malgari ex cittadini con i frikkettoni o postsessantottini, pronti a rifiutare comodità e servizi per rinchiudersi in posti da eremiti? Nient’affatto! “Si tratta piuttosto di cittadini”, spiega Dematteis, “che scelgono di vivere in montagna rivendicando a gran voce servizi e comodità. Persone che, per paradosso, nel momento in cui lasciano i centri urbani di pianura per trasferirsi in montagna, riaffermano il diritto alla città, anche nel cuore delle Alpi. Un diritto alla città inteso come civitas, fatta di legami sociali, servizi e istituzioni capaci di offrire ai cittadini, dovunque risiedano, i vantaggi di una vita, per l’appunto, civile”.

Maurizio Dematteis

Non sempre compresi dalle comunità locali (si veda la diffidenza con cui due giovani imprenditori milanesi vengono accolti in valle Antigorio), questi nuovi montanari danno vita a progetti innovativi, basati su modelli alternativi di sviluppo nel campo della green economy, con maggiore attenzione alla valorizzazione delle risorse naturali locali. Altri progetti seguono invece i concetti della soft economy basata sulla conoscenza e sull’innovazione, ma anche sull’identità, la storia, la creatività, la qualità. Ma è possibile parlare di stabilizzazione del fenomeno? I nuovi montanari di cui Dematteis parla risultano in effetti molto intraprendenti nel promuovere le culture locali. E questa è una buona notizia. Se ne deduce che la montagna non sta ferma: in un senso o nell’altro anche per merito dei cittadini si muove, come sembra sostenere il sociologo Aldo Bonomi nel prologo. I fenomeni che possono fare tendenza sembrerebbero, leggendo queste pagine, perlopiù localizzati, distribuiti a pelle di leopardo. Ma di riga in riga spira un’inequivocabile brezza ottimistica dal momento che la montagna è vista nel suo insieme come un laboratorio di innovazione, alla ricerca di nuovi modelli di vita. Con una certezza: il fenomeno del decentramento dalle città è in atto, anzi è in piena esplosione. “A Ollomont in valle d’Aosta”, annota Dematteis, “delle 96 persone che passano l’inverno in paese 20 sono i nuovi residenti che vengono da fuori. E il bar del paese è stato preso da una famiglia proveniente da Milano, con due bambine piccole, che hanno deciso di mollare tutto e trasferirsi qui”.(Ser)

www.deriveapprodi.org

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