Droni nelle Alpi. I test del Soccorso alpino

Esperti negli interventi di soccorso e tecnici cinematografici hanno preso parte a Bolzano giovedì 9 febbraio 2017 al convegno “I droni nelle Alpi” organizzato dall’Ecosystem tecnologie alpine e dalla Film Commissione di Idm. “L’utilizzo di questi strumenti è ancora molto giovane” ha sottolineato Adriano Favre del Soccorso alpino valdostano. “Per il momento stiamo portando avanti una serie di test per capire fino a che punto possiamo inserirli all’interno delle strategie di soccorso: c’è ancora molto lavoro da fare, ma di sicuro in futuro costituiranno una parte importante di tutto quello che faremo per gli interventi, sia nelle ricerche disperse sul territorio sia nelle ricerche in valanga”. In caso di dispersi in valanga, il tempo è un fattore essenziale per il salvataggio. Per questo motivo due università italiane stanno completando due progetti distinti al fine di creare un drone che possa raggiungere rapidamente i luoghi dei distacchi ed individuare eventuali persone sepolte. I piccoli mezzi pilotati a distanza potranno inoltre sorvolare zone pericolose, in cui i soccorritori rischierebbero a loro volta di essere sepolti, per semplificare le operazioni di recupero.

Il progetto europero Smart collaboration between Humans and ground-aErial Robots for imProving rescuing activities in Alpine environments (Sherpa) coordinato dall’Università di Bologna si pone come obiettivo “lo sviluppo di piattaforme robotiche aeree e di terra, integrate tra loro, per supportare ed agevolare le attività di ricerca e soccorso in ambienti ostili come quelli alpini, in particolare in presenza di valanghe”. Nell’ambito di questo progetto i ricercatori dell’ateneo bolognese e l’azienda Aslatech hanno creato il primo prototipo di un drone per la ricerca di dispersi in valanghe. Si tratta di un mini quadricottero radiocomandato che è stato a Pila, in Valle d’Aosta, per valutare la sua efficienza ad alta quota. Essendo dotato di un ricevitore Artva può individuare più velocemente le persone sepolte e diminuire così i tempi di soccorso, fondamentali per questo tipo di operazioni. Un altro ateneo italiano ha comunicato di lavorare ad un progetto per un drone da utilizzare in caso di valanga. Si tratta della sede distaccata del Politecnico di Torino di Verrés, in Valle d’Aosta che prevede di realizzare un prototipo entro 5 anni. Il piccolo elicottero pilotato a distanza sarà dotato di telecamere e sensori per scansionare dall’alto la zona ed individuare eventuali dispersi.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Zurigo e dell’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale (USI-SUPSI) ha insegnato a dei droni a riconoscere e seguire automaticamente sentieri nel bosco. La ricerca mira a sviluppare droni in grado di coadiuvare operazioni di ricerca e soccorso in aree boschive. Ogni anno, in tutto il mondo centinaia di migliaia di persone si perdono e richiedono soccorso in aree alpine o boschive. Solo in svizzera, circa 1000 chiamate di emergenza all’anno provengono da escursionisti, la gran parte dei quali sono feriti o si sono persi. I droni possono rappresentare un aiuto efficace alle attività dei soccorritori umani: possono essere rilasciati in grande numero, sono economici e rapidi; questo minimizza il tempo di risposta e il rischi sia per i dispersi che per le squadre di soccorso. Una collaborazione tra ricercatori svizzeri dell’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale e dell’Università di Zurigo ha portato infine allo sviluppo un software di Intelligenza Artificiale per insegnare a un piccolo quadricottero a riconoscere e seguire sentieri nel bosco senza bisogno di assistenza umana. E’ un risultato mai ottenuto prima nel campo della robotica, e potrebbe essere presto utilizzato per affiancare le tradizionali squadre di soccorso, permettendo di trovare i dispersi in tempi più rapidi.

 

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