Una Cervinia che non conoscevamo. I clic di Fabio Dibello

L’autore del libro Fabio Dibello (f.dibello69@gmail.com – https://www.facebook.com/Fabio.Dibello.Fotografo/ – www.fabiodibello.it)

Indagare l’architettura e il paesaggio di Breuil-Cervinia analizzando la massiccia antropizzazione del luogo e la sua “sperimentazione” in relazione con la trasformazione sociale ed antropologica degli abitanti. E’ quanto si propone “CerviniaContemporary”, libro realizzato dal fotografo aostano Fabio Dibello ed edito da Tipografia Valdostana. Il volume – formato 33×23, con copertina cartonata – presenta 54 immagini, di cui 35 landscapes e 19 ritratti. I testi sono bilingui in italiano e inglese. Prezzo di copertina 30 euro. Ecco come emerge l’immagine di Cervinia attraverso le parole dell’architetto Luciano Bolzoni e dell’antropologo Christian Arnoldi: i testi sono tratti, per gentile concessione, dal libro fresco di stampa di Dibello.

 

Un luogo da osservare… capire

(…) Fabio Dibello attraverso le immagini ci restituisce (finalmente!) un luogo da osservare, vedere, guardare, leggere, riprendere, insomma capire, come se fosse la prima volta. Il tutto con uno sguardo freddo ma non distaccato, che sostituisce l’usuale profondità delle foto di architettura, spesso scambiate per prospettive grafiche, con il segno del valore di ogni singolo elemento osservato. Sia che si tratti di un condominio un po’ anonimo, dell’odiata-amata Casa del Sole di Mollino, del complesso neogotico del Giomein o dello sguardo degli e sugli abitanti di Breuil Cervinia, arruolati sulla neve in tratti di paesaggio conosciuti, oppure inquadrati all’interno dei loro ambienti domestici o professionali. Lo sguardo del fotografo si sposta dal paesaggio delle montagne del Breuil (o di Cervinia: è uguale) per entrare nelle stanze delle dimore e degli alberghi dove vivono e lavorano i suoi abitanti. Lo stacco è netto e passa per il paesaggio della neve in cui si sofferma ancora la duplice riflessione tra l’abitante e il suo, ma anche un po’ nostro, luogo. In questa suggestione il fotografo ci racconta il paesaggio di Cervinia sempre sollevandosi un po’ dal contesto, senza restituire le immagini polari del drone, ma piuttosto indagando i pensieri e le riflessioni di chi si interroga sullo stato, la forma e la vita di tutta questa architettura e della vita preziosissima che la abita. I tanti sguardi diventano uno solo che illumina e racconta di una Cervinia che c’è, c’è stata e sempre ci sarà.

Luciano Bolzoni

(da CerviniaContemporary)

La forza razionale dell’urbanizzazione

(…) Cervinia è una delle conseguenze del processo di invenzione della montagna; potremmo dire il risultato inevitabile del propagarsi di quella forza della modernità e del suo incarnarsi nel territorio. Forza intrisa di razionalità strumentale, cioè di quella razionalità che da tempo guida l’agire umano nel mondo, che ha portato, tra le altre cose, negli ultimi tre secoli, alla trasformazione delle Alpi da luogo misterioso, terrificante e quindi inavvicinabile, a luogo di sfruttamento, a spazio produttivo e di consumo, a luna park. Senza voler entrare nel dettaglio di quel mutamento e delle trasformazioni avvenute nelle diverse valli alpine, ricordo soltanto, in modo un po’ generico, l’uso massiccio delle risorse forestali e idriche che hanno supportato l’industrializzazione della pianura, l’uso delle aree coltivabili per la produzione ortofrutticola intensiva; il consumo di territorio per la costruzione di edifici, villaggi posticci e città del divertimento; il propagarsi della pratica speculativa nell’ambito dell’edilizia d’alta quota; il dispiegamento imponente delle strutture dell’industria dell’intrattenimento e del tempo libero. La forza razionale dell’urbanizzazione ha agito anche sulle comunità montane, producendo raggruppamenti ordinati costituiti da nuove specializzazioni lavorative e di conseguenza da nuove identità per gli individui/abitanti, inediti stili di vita e visione del mondo. A questi esiti (…) fanno riferimento i ritratti di CerviniaContemporary. Essi, sono indizi, tracce, segni della nuova divisione del lavoro alpino, del moltiplicarsi delle occupazioni e delle professioni, cioè di quegli usi e costumi che, connettendo l’organizzazione formale, gli edifici, le vie di comunicazione, i nuovi sistemi di trasporto orizzontali e verticali, hanno attivato la vita urbana delle Alpi e con essa la nuova cultura alpina. CerviniaContemporary, dunque, propone all’osservatore un esercizio di immaginazione sociologica o di immaginazione antropologica: ricondurre gli aspetti manifesti di un paesaggio alle sue logiche storico-sociali-culturali più profonde.

Christian Arnoldi

(da CerviniaContemporary)

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