Val d’Otro, oasi walser a rischio

Una strada per ora solo progettata minaccia l’incanto della Valle d’Otro, un gioiello con i suoi pascoli e le sue frazioni walser. La valle, che si apre a ovest dell’abitato di Alagna Valsesia, è accessibile soltanto a piedi, tramite il ripido ma facile sentiero n°3, in circa un’ora di cammino. Le sei frazioni, i cui nomi sono Felleretsch, Follu, Tschukke, Dorf, Scarpia e Weng, sono piccoli villaggi composti di poche case; esse sorgono a circa 1700 metri di altitudine e sono abitate soltanto durante la stagione estiva. I proprietari a quanto risulta sono divisi. Metà di loro sono favorevoli alla strada che a quanto si dice stravolgerebbe il millenario equilibrio tra natura e pastorizia. Corre voce che un finanziamento europeo ora possa essere chiesto per questa per ora ipotetica strada di servizio destinata a portare il legname a valle, nonché per la manutenzione di un acquedotto.

I resti della funivia che collegò fino ai primi anni ’70 la Val d’Otro con Alagna (ph. Serafin/MountCity).

Ma chi fermerà poi i fuoristrada e le moto da cross una volta realizzato il percorso? Una soluzione per agevolare la salita potrebbe risiedere nel ripristino della funivia in località Belvedere, chiusa nei primi anni ’70 e di cui finora non si è sentito  il bisogno. Va precisato che i bellissimi alpeggi, già conosciuti prima dell’anno mille, ospitano l’insediamento walser forse più bello e intatto delle Alpi, il cui impianto architettonico e urbanistico costituisce un monumento di importanza europea. E’ proprio necessario attentare all’ isolamento di questa oasi di pace?

2 thoughts on “Val d’Otro, oasi walser a rischio

  • 11/01/2019 at 19:55
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    una strada ad otro sarebbe un crimine ambientale oltre un’idea delirante

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  • 21/02/2017 at 21:19
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    Da bambino andavo qualche giorno in una baita ospite di una coppia anziana.
    Ricordo la scritta sul “bagno” sopra il torrente: “qui giace l’arte del cuoco”.
    La sera si accendevano le lampade a carburo e mangiavamo un formaggio durissimo, ma buonissimo.
    E se faceva freddo si viveva con le mucche nella bellissima stalla arredata perfettamente.
    Un’aquila rapiva i piccoli animali e li faceva cadere per ucciderli.
    Ma forse sono solo ricordi di un bambino di 12-15 anni.

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