Guide abusive, l’avvocato spiega come smascherarle

La piaga dell’abusivismo è stata denunciata recentemente dalle Guide alpine con un comunicato che annuncia la nascita di uno speciale comitato all’interno delle organizzazioni professionali. Il fenomeno però è di vecchia data. Venne pubblicamente denunciato nel 2011 in occasione di un convegno al Palamonti di Bergamo a cui partecipò l’avvocato Massimo Viola. E a quella circostanza risale un’intervista con l’avvocato che merita di essere riletta nei suoi punti essenziali. L’avvocato Viola, nato a Trento nel 1967, si laureò nel 1992 presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Trento discutendo una tesi in diritto civile dal titolo “La responsabilità civile nelle attività sportive alpine”. Dal 1994 si occupa delle tematiche giuridiche connesse sia allo svolgimento delle professioni di guida alpina e maestro di sci, sia agli incidenti sciistici e alpinistici. Ha partecipato a numerosi convegni in qualità di relatore ed è autore di articoli su riviste specializzate in tema di responsabilità nelle attività sportive alpine. Tra le sue pubblicazioni va citato  il libro “La responsabilità civile nell’incidente sciistico” edito da eXperta, Modena, 2002. “Purtroppo”, spiegò nell’occasione citata l’avvocato Viola, “l’abusivismo tra guide alpine e maestri di sci è in aumento vuoi a causa della complessità della disciplina, vuoi a causa della difficile situazione economica in cui ci troviamo. Arrivare ad avere un’esatta dimensione del fenomeno e, nel contempo, monitorarlo, sono presupposti fondamentali per elaborare, da parte della categoria e delle istituzioni, strategie di risposta adeguate”.

La raccolta delle prove nei casi di abusivismo, così come di qualunque altro reato, spetta alla Polizia giudiziaria (ph. Marco Heltai, per gentile concessione)

Quali prove – è stato chiesto all’avvocato Viola – vanno fornite alla magistratura inquirente in caso di denuncia per abusivismo? “La raccolta delle prove spetta alla Polizia giudiziaria. Ma l’attivazione dell’attività di polizia giudiziaria avviene di norma a fronte della segnalazione dei comportamenti sospetti da parte dei collegi, nell’ambito dell’attività di vigilanza e controllo da questi espletata, o da parte delle singole guide/scuole di alpinismo che operano sul territorio. L’attività d’indagine finalizzata alla raccolta delle prove espletata dalla Polizia giudiziaria sotto il controllo delle locali Procure della Repubblica riguarda, nei casi di esercizio abusivo di una professione, e in particolare nei casi di esercizio abusivo della professione di guida alpina, l’elemento dell’abusività, ovvero la mancanza dei presupposti oggettivi e soggettivi che legittimano l’esercizio della professione da parte di un determinato soggetto (essenzialmente: abilitazione professionale e iscrizione all’albo). Va precisato che la qualifica di ufficiale o agente di polizia giudiziaria spetta agli appartenenti delle forze dell’ordine. In alcuni casi, specificatamente previsti e disciplinati da leggi regionali, spetta anche ai funzionari dei servizi regionali competenti in materia”. L’avvocato sottolinea un aspetto importante: la legge dispone che lo svolgimento a titolo professionale dell’attività di accompagnamento di persone in escursioni in montagna, su qualsiasi terreno e senza limiti di difficoltà e comunque laddove possa essere necessario l’uso di tecniche e di attrezzature alpinistiche, sia riservato alle guide alpine abilitate all’esercizio professionale ed iscritte nel relativo albo. Inoltre l’attività di accompagnamento in escursioni, anche se effettuate con la mountan bike, piuttosto che con le ciaspole, così come l’attività di canyoning, che prevedano l’attraversamento o comunque la frequentazione di terreni nei quali, a causa delle difficoltà presenti, possa rendersi necessario, anche solo occasionalmente, l’uso di tecniche e di attrezzature alpinistiche, può essere svolta solo ed esclusivamente da guide alpine. Una domanda a questo punto s’impone. Se un abusivo viene scoperto in flagranza di reato, le forze dell’ordine possono intervenire e arrestarlo? “Per il reato di esercizio abusivo”, spiega l’avvocato Viola, “non è previsto l’arresto in flagranza, ma unicamente la denuncia a piede libero”. Altro quesito: un tale che allestisce un sito ad hoc in rete e organizza gite può essere definito per questo solo fatto un abusivo? La risposta dell’avvocato è stata in questo caso negativa. “Ciò che rileva, da un punto di vista penale, è il concreto esercizio (abusivo) dell’attività riservata alle guide. Certe situazioni potrebbero però configurare gli estremi del tentativo di esercizio abusivo. Sono casi che vanno esaminati di volta in volta nella loro specificità. L’avere dichiarato di essere guida alpina (senza esserlo) integra gli estremi dell’autonomo reato di usurpazione di titolo, previsto e punito dall’art. 498 del Codice Penale. Se a ciò si accompagna anche l’esercizio effettivo della professione corrispondente al titolo dichiarato, al reato di usurpazione di titolo si aggiunge pure quello di esercizio abusivo di cui all’art. 348 Codice Penale”.

E’ necessario, per concludere, raggiungere la prova che l’abusivo è stato retribuito per poterlo denunciare? “Tale prova”, è il parere dell’avvocato, “non è considerata necessaria dalla magistratura in quanto il reato in questione si configura con il solo esercizio dell’attività professionale, ovvero con lo svolgimento dell’attività riservata ai professionisti abilitati ed iscritti all’albo, e non per il fatto che da tale attività sia stato effettivamente tratto un guadagno”.

 

 

One thought on “Guide abusive, l’avvocato spiega come smascherarle

  • 25/02/2017 at 18:05
    Permalink

    Positivo i chiarimenti dell’avvocato. Penso però che tutto resta così com’è. Speriamo che le persone che si affidano , forse senza rendersi conto , a questi venditori di fuma, non accada mai niente.

    Reply

Leave a Reply to luciano pellegrini Cancel reply