Gli animali e l’estasi della corsa. Un saggio che fa discutere

Correre è bello, non ci sono dubbi. Lo ribadisce il medico Enrico Arcelli in un libro degli anni Ottanta intitolato proprio così, oggi ripubblicato e tuttora considerato una bibbia dei runner. Fra i tanti modi di correre Franco Michieli, il guru dei grandi raid pedestri nella natura, predilige la “corsa selvaggia” e ne codifica le modalità in un delizioso librino di Ediciclo (“L’estasi della corsa selvaggia”, 94 pagine, 8,50 euro) che viene presentato prossimamente alla libreria “Monti in città” (tel 02.55181790) in viale Monte Nero 15 a Milano. Michieli è noto per le grandi traversate a piedi senza carte né bussole né satellitari in perfetta sintonia con la natura e con i comportamenti del mondo animale. Sfogliando le pagine del suo nuovo volume si scopre che attraverso la corsa, da lui perfezionata in gioventù lungo le piste dei campi sportivi cittadini e nelle galoppate notturne in mezzo alla nebbia di Milano fino a diventare un atleta assai competitivo, Michieli ha potuto mettere a frutto le sue doti di velocità e resistenza in vista delle camminate di cui sopra. La corsa ai tempi della sua giovinezza era un passatempo per pochi, oggi lo è per milioni di persone ed è al centro di una notevole industria, tra abbigliamento, riviste, integratori e viaggi organizzati per le maratone.

Indifferente alle mode, alla corsa Michieli si è dedicato costantemente e si dedica ancora oggi, giunto alla mezza età, con l’unica ricompensa della soddisfazione personale. Niente pettorali, né diplomi e men che meno, orrore!, cronometri. Di sicuro la sua è una corsa più contemplativa che selvaggia. Nel raccontarla con penna felice e ispirata, l’autore si misura adesso con gli animali, e non solo con il suo meticcio che “sgamba” felice al suo fianco, ma che forse sarebbe altrettanto felice nell’andare a zonzo con più calma. Uno stambecco dalle grandi corna emerge un giorno al suo fianco mentre corre a perdifiato lanciandosi a sua volta in una corsa parallela. “Stavamo insieme, veloci, nel tempo sospeso”, annota nel libro Michieli. Quanto al suo meticcio di nome Lampo, non c’è niente di strano che gli corra a fianco. Come osserva Desmond Morris nel suo best seller “La scimmia nuda”, il cane è soggetto ai nostri capricci e alle nostre fantasie. E d’altra parte, come tutti i mammiferi, il cane prova un forte impulso a esplorare, lo stesso da cui è animato Michieli. Ciò che lascia perplessi, occorre ribadirlo, è l’affermazione che nella corsa l’uomo si riscopra animale, in simbiosi con la Natura. Non risultava, prima di aver letto questo saggio, che la corsa venisse sistematicamente praticata nel regno animale se non in caso di effettiva necessità. Ovvero per cacciare o per non essere predati. Ovvero su istigazione dell’homo sapiens: qualcuno forse ancora ricorda le corse dei levrieri al velodromo Vigorelli con le scimmiette sul groppone per la gioia degli scommettitori ai tempi in cui non esistevano ancora le slot mangiasoldi.

Ma sul regno animale Michieli ha una sua idea precisa e documentata che fa in parte da filo conduttore a questo appassionante saggio sicuramente destinato a suscitare qualche piacevole discussione. “Quella sorta di estasi animalesca che fluisce nell’homo sapiens mentre corre”, precisa Michieli, “facilmente l’uomo la riconosce anche negli animali che gli stanno vicini, nel cavallo quando è lanciato nella corsa sfrenata, in un cane davanti al cui olfatto si apre la libertà degli spazi aperti in cui corre felice”. Non è difficile immaginare, in sintonia con Michieli, quanto siano in estasi (pag. 29) “antilopi, gazzelle e giraffe lanciate in corse meravigliose tra le alte erbe e le acacie a ombrello, nella vastità senza fine”. Sempre che non vengano inseguite e sbranate da un implacabile cacciatore. Su questo aspetto del suo libro, al quale auguriamo le migliori fortune, Michieli ha amichevolmente accettato di fornire a mountcity anche le considerazioni che di seguito pubblichiamo.(Ser)

Franco Michieli durante uno dei suoi raid nel Grande Nord. Sopra il titolo la corsa di un ghepardo in grado di raggiungere i 100 km/h da fermo in circa tre secondi. L’autore presenterà prossimamente il suo libro “L’estasi della corsa selvaggia” alla libreria Monti in città (viale Monte Nero 15, tel 02.55181790)

Micheli: le ragioni del mio libro

Per quanto riguarda l’euforia degli animali nel lanciarsi nel movimento anche quando non è indispensabile per mangiare o fuggire, penso di poter rassicurare i lettori del mio libro “L’estasi della corsa selvaggia”: ho osservato con attenzione animali per tutta la vita, oltre a condividere le corse col mio cane, e non posso mettere in dubbio che vivano similmente a noi questa dimensione. Le funzioni non utilitaristiche nell’immediato delle corse fatte per gioco dagli animali erano ben descritte già da Konrad Lorenz; e naturalmente questa era la fortissima convinzione di Jack London, tanto che “Il richiamo della foresta” è tutto scritto attorno a questo impulso; la citazione che ho messo all’inizio del libro testimonia appunto l’identicità di conclusioni raggiunte più autorevolmente da London e più modestamente da me nell’esperienza del wild.

Aggiungo che è facile per l’uomo confondere atti spontanei degli animali e altri invece forzati dall’uomo. In realtà il vero tema del mio libro è l’immaginazione: come nasce l’immaginazione e come riesce a farci sentire bella la realtà? (Non sempre s’intende: certe situazioni non diventano belle solo perché si ha immaginazione!). La mia riflessione si origina da quella sorta di mito raccontato all’inizio del libro sulla separazione dei viventi in due regni, le piante radicate e gli animali atletici. Io racconto quella parte del movimento atletico che può rappresentare una redenzione per il regno animale: ciò che si fa non per predare o fuggire, ma perché colora di bellezza la vita.

Pensare che questo capiti solo all’uomo e non ai nostri parenti animali credo non sia possibile, sarebbe quasi come confutare la teoria dell’evoluzione. In un libretto così piccolo, in cui ho dovuto tagliare almeno due terzi di ciò che pensavo di raccontare, non ho trattato l’infinita varietà di gioie derivate dal movimento che possono provare specie diverse; mi sono limitato agli esempi di alcuni animali celebri per le loro corse.

Se, per esempio, non credo che un ragno si diverta a correre, penso però che mentre tesse una spettacolare ragnatela e si muove con abilità acrobatica su e giù per i fili, provi una certa soddisfazione, anche se in quel momento non sta catturando alcuna mosca. Quanto ai cani, purtroppo gli ammaestratori possono fargli fare di tutto; ma nei paesi di montagna ci sono cagnolini che invece non aspettano altro che trovare qualcuno con cui poter fare qualche ascensione; non col proprio padrone, dunque, ma con sconosciuti, che magari provano a rimandarli indietro, ma quelli niente, vogliono andare fino in cima, correndo felici avanti e indietro tutto il giorno.

A me capitò a 18 anni con un cagnolino di Valtournenche che si unì a noi mentre salivamo al Breithorn di notte dal capoluogo, nel mese di gennaio, e che non volle saperne di rinunciare. Qui in Valcamonica, negli anni scorsi, è stato descritto da molti escursionisti come un certo cagnolino del paese di Lozio amasse salire la Concarena (1500 m di dislivello). Perciò curava che qualcuno si incamminasse per inseguirlo e procedere assieme fino alla vetta. Compagnia sì, ma assolutamente libera!

Quanto ai grandi animali dell’Africa, anche quelli li cito a proposito dell’immaginazione: racconto il mio sogno nel vedere i grandi corridori degli altipiani che vincevano le gare di atletica, e che da ragazzo mi facevano immaginare la vita della loro tribù in mezzo a zebre e giraffe in corsa; ma non è un giudizio sull’Africa, è appunto il sogno che mi animava.

Buona parte del libro si riferisce poi alla somiglianza degli effetti del movimento atletico e della musica sulla nostra psiche: sono due situazioni in cui riusciamo a provare emozioni e sentimenti che “a freddo” proviamo più raramente. Ovviamente non si può pensare che in una recensione si possano infilare tutti gli argomenti di un testo; ho dovuto tagliare io per fare il libro, figuriamoci per farne un commento! Quindi bene che mountcity si concentri sull’aspetto animali, qualcun altro magari sarà colpito dagli altri temi.

Franco Michieli

 

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