Taniguchi e il mistero dell’uomo che cammina

Jirō Taniguchi

Il vagabondaggio, naso al vento, di un uomo nel quartiere dove risiede, l’affetto di una coppia per il suo vecchio cane, i ricordi di un vecchio commerciante. Sono questi gli elementi dell’incantevole fumetto “L’uomo che cammina”, il lavoro più emblematico del giapponese Jirō Taniguchi, pubblicato nel 1995 per Casterman, l’editore tra gli altri di Hugo Pratt. Taniguchi è morto l’11 febbraio 2017 a 69 anni. La sua opera è arrivata in Europa a metà degli anni novanta, prima in Francia e poi in Italia, ed è oggi conosciuta in tutto il mondo. “Non so perché sono conosciuto anche fuori dal Giappone. Forse è perché quello che faccio somiglia ai fumetti occidentali che ho letto e studiato per trent’anni e che hanno influenzato il mio subconscio”, raccontava.

Qui e sopra il titolo due opere di Jirō Taniguchi, per gentile concessione di Rizzoli Lizard

Nato nella piccola città di Tottori, nel sud del Giappone, dopo essersi diplomato, Taniguchi cominciò a lavorare cimentandosi con vari generi, dalla fantascienza all’erotismo. E’ stato definito un cantore dell’anima, capace di narrare nello stesso modo, con tavole che sembravano quadri, storie avventurose e poliziesche di genere hard-boiled e affreschi carichi di normale quotidianità. Sovente bimbi, anziani e uomini senza alcunché di particolare si mostravano misteriosamente capaci di camminare ore e giorni, mai pronunciando parola, per metropoli affollate e montagne deserte osservando, e non giudicando, tutte le stranezze, le brutture e le bellezze del mondo.

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