Le montagne di Recalcati, milanese doc

Cittadini e montanari si confrontano nel libro fresco di stampa di Maurizio Dematteis “Via dalla città” (DeriveApprodi, 191 pagine, 18 euro), una ricerca su quelli che lasciano le metropoli della pianura per rifarsi una vita in quota. Secondo l’autore, non è solo la crisi economica che spinge alcune persone ad abbandonare la città per andare a vivere in montagna, ma qualcosa di più complesso e articolato, una sorta di crisi culturale, la ricerca di nuovi paradigmi. Un’opinione condivisa a quanto pare con un milanese doc che alla montagna ha dedicato la vita senza tuttavia schiodarsi dalla metropoli dove è nato e che ama. E’ Angelo Recalcati, storico, collezionista di libri e cimeli legati al mondo della montagna. Ed è Recalcati  che accoglie Dematteis presso la sede della sua organizzazione Itinera Alpina ben nota nel mondo dei collezionisti. Dall’incontro nasce una bella pagina del libro di Dematteis che qui pubblichiamo per gentile concessione.

Angelo Recalcati

Da principio fu Leonardo da Vinci…

L’alloggio è letteralmente invaso di libri, con colonne di volumi che si innalzano fino al soffitto e uno stretto corridoio in mezzo, dove è possibile passare solo con un piede avanti all’altro. “Accomodatevi pure”, dice cortese il nostro ospite. E’ una parola. Dove? Ma il collezionista senza scomporsi, sgombrate dalle pubblicazioni due sedie, con nonchalance ci fa accomodare. Figura d’altri tempi, intellettuale, milanese doc e appassionato di montagna, storia e libri antichi, Recalcati ci prende per mano per condurci lungo le strade della sua ricostruzione storica del rapporto tra la città e le sue montagne. “Milano ha sempre avuto un rapporto difficile con le Alpi, a differenza di Torino. Mentre il capoluogo piemontese è stata sempre una realtà politica transfrontaliera, a partire dallo Stato sabaudo, con grosse attenzioni verso i territori alpini, Milano, da questo punto di vista, è sempre stata un disastro. Passato il periodo di reggenza dei Visconti e degli Sforza, la città non è più stata un centro politico importante. E per mancanza di strategia e grettezza, non ha mai prestato più di tanto attenzione alle vie di comunicazione verso e attraverso le Alpi. Semmai era il potere economico a pensarci, che a Milano è sempre stato più forte di quello politico. Nel ‘200 ad esempio la strada del Gottardo è stata realizzata dai commercianti milanesi, che hanno pagato di tasca loro. Ma gli svizzeri, che ci vedevano più lungo, l’hanno poi occupata nel ‘400. Assicurandosi anche il passaggio nelle Gole di Gondo, al Sempione. Quando poi Ludovico il Moro alla fine del ‘400 ha chiamato i francesi si è consumato il disastro, e Milano ha interrotto definitivamente il contatto con le sue montagne. Perde il Canton Ticino e i Grigioni si spingono ad occupare la Valtellina. Anche quando Napoleone fonda la breve Repubblica Transalpina, e in seguito con la reggenza austriaca, Milano continua a subire politiche imposte dall’esterno senza nessuna attenzione ai rapporti con le Alpi”.

Op op op din din din, come recitava Enrico Bartolino nei panni dell’imprenditore milanese Meneghetti. Milano è stata da sempre più incline a sviluppare i propri affari interni che non le relazioni politiche con il territorio circostante. “Il primo personaggio di rilievo che ha coltivato un rapporto concreto con le Alpi a Milano è stato Leonardo Da Vinci, un toscano”, spiega Recalcati. “Si, proprio Da Vinci, inviato nella capitale lombarda da Lorenzo il Magnifico per ingraziarsi il duca Ludovico il Moro. Leonardo fu infatti il primo a visitare le montagne con spirito investigativo, recuperando minerali, eseguendo disegni e ragionando sui fenomeni geologici. Arrivando addirittura a scalare il Monboso, l’attuale Monte Rosa”. Il nostro ospite senza consultare alcun catalogo, e con abile gesto, afferra un volume in cima a una pila sghimbescia. E’ un grosso libro stampato a tiratura limitata: lo apre e ci mostra un disegno delle Alpi viste da Milano realizzato dal grande uomo di scienza toscano. “Sono disegni di Leonardo. E’ un volume a tiratura limitata che mi sono aggiudicato ad un’asta – ci racconta –. Non è l’originale, perché quello ce l’ha Bill Gates, ma è ugualmente molto prezioso”.

L’amore per i libri di Angelo Recalcati, qui con l’asso americano dell’arrampicata Jim Bridwell, risale all’età di un anno, quando letteralmente impazziva per il sillabario della sorella. Nella sua libreria piena zeppa di rarità, che Angelo definisce “l’antro di Alì Babà”, palpita la montagna “di ieri e di sempre”.

Grazie al poco interesse di Milano nei confronti delle montagne attorno, ci spiega Recalcati, i rapporti città montagna in Lombardia sono sempre stati tiepidi. In Valtellina, ad esempio, storicamente il proletariato tendeva a emigrare verso la Svizzera. Solo la borghesia colta prendeva la strada per Milano. “Oggi la maggior parte dei milanesi che vanno in montagna”, conclude Recalcati, “hanno un rapporto prettamente ludico con essa. E sempre più specialistico: non conoscono più la storia dell’alpinismo, ma vanno, ad esempio, ad arrampicare in falesia”. Mentre ripone il prezioso volume al suo posto, terza fila a partire dal basso dell’impressionate pila di libri che arriva a sfiorare il soffitto, Recalcati ci fa percepire il suo senso di malinconia per un passato recente in cui il rapporto dei milanesi con la montagna non era solo sportivo ma anche esistenziale. Una sorta di amarcord del periodo della sua giovinezza, quando quel movimento chiamato Nuovo Mattino invadeva anche gli ambienti degli alpinisti meneghini, e nascevano i sassisti della Val di Mello: Ivan Guerini, Mario Villa, Olivo Tico, Paolo Masa, Jacopo Merizzi, Antonio Boscacci e tanti altri. Un gruppo di ragazzi, sicuramente forti arrampicatori, ma anche forti dissacratori, che preferivano l’altipiano alla vetta, la parete tecnica di mezza valle alla lunga via classica, e soprattutto che facevano dell’arrampicata libera la loro bandiera in contrapposizione alla lotta con l’Alpe”.

Salutiamo e ringraziamo Angelo Recalcati sulla porta di Itinera Alpina. Diamo un ultimo sguardo ai muri di libri che ingombrano ogni spazio possibile della sede, alle colonne di carta stampata ancora miracolosamente in piedi, e mentre il nostro ospite ci assicura che i pavimenti sono “rinforzati”, scendiamo le scale in silenzio, rielaborando l’incredibile quantità di informazioni che lo studioso, appassionato di Leonardo e di vette, ci ha regalato. Ci ributtiamo nei sotterranei della metropolitana per recarci al prossimo appuntamento: è con Roberto Serafin, giornalista di lunga data legato al gruppo Rcs, ed ex uomo chiave del Cai nazionale, per conto del quale ha curato per un quarto di secolo, fino alla sua messa on line, le pagine cartacee dello storico notiziario mensile nazionale Lo Scarpone…

Maurizio Dematteis

da “Via dalla città” (Derive – Approdi, 191 pagine, 18 euro), per gentile concessione

One thought on “Le montagne di Recalcati, milanese doc

  • 03/03/2017 at 10:09
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    Aggiungo che Angelo Recalcati, persona colta e squisita, è anche alpinista di valore. Basti dire che è co-autore – con Gogna – del volume Mesolcina – Spluga della Guida dei Monti d’Italia CAI TCI. Di montagne non si limita a leggerne!

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