Sci alpinismo da Formula 1…e i 4000 diventano skiodromi

Il Monte Rosa trasformato in uno skiodromo? In una pista di Formula 1? E agli atleti sarà consentito il pit stop? Intorno allo storico Trofeo Mezzalama la cui XXI edizione si corre da Breuil-Cervinia a Gressoney il 22 aprile 2017 si addensano perplessità ormai di vecchia data. Anche la Pierra Menta, altra classicissima dello sci alpinismo, viene considerata elemento di un ipotetico circuito di formula 1 dello sci alpinismo: una definizione sempre più usata dal marketing per questo genere di competizioni. Con 10.000 metri di dislivello positivo, la gara sull’altro crinale del Cervino richiama un pubblico appassionato di migliaia di persone che aspetta i propri beniamini anche a 2.686 metri.

Riferendosi alla caratteristica cornice delle gare dei bolidi di F1, ci si chiede maliziosamente se anche al Breuil sono previste le ragazze che sculettano alla partenza. O se gli striscioni pubblicitari della Marlboro faranno da cornice come succede negli autodromi. E ancora: se cambiano le condizioni del tempo, è consentito il pit-stop? Intanto le iscrizioni on line sono aperte fino al 24 marzo. Dopo un’attenta valutazione del curriculum di ogni singolo atleta, saranno ammesse 300 squadre. Ma come è nato il Grande Barnum del Mezzalama e con quali intenti? In realtà erano da considerare dei “marziani” gli sciatori che, come Piero Ghiglione, per primi hanno dato vita negli anni Trenta al Trofeo Mezzalama tra i ghiacci del Monte Rosa. Tutti cittadini tra l’altro. Bolognese era Ottorino Mezzalama trasferitosi presto a Torino. Nel giugno 1927, Mezzalama compì la prima ascensione sciistica italiana al monte Bianco, e la settima sciistica in assoluto, in compagnia di Ettore Santi, per i Grands Mulets. Morì per una slavina il 23 febbraio 1931 mentre scendeva dal rifugio Gino Biasi (in Provincia di Bolzano) in compagnia di Domenico Mazzocchi.

Folla di appassionati alla Pierra Menta, la più celebre gara di sci alpinismo.

Scavando negli archivi dei giornali, l’epopea del Mezzalama s’intreccia, negli anni Trenta, con la storia dell’Italia fascista. La straordinarietà di questa gara, degna dell’Italia allora massima potenza sportiva europea, è certificata e tramandata dalle ampie cronache di testate come La Stampa – sponsor fisso del trofeo negli anni Trenta -, la Gazzetta dello Sport, il Corriere della Sera, e negli anni Settanta anche da Tuttosport. “Quello su Ghiglione e il Mezzalama”, osserva lo storico Pietro Crivellaro, “è un grosso capitolo da approfondire perché Ghiglione fu certamente tra gli ideatori. Partecipò alla prima edizione (terminata a metà percorso per il maltempo, alla Capanna Sella al Felik) per lo Ski Club Torino con Pietro Ravelli e Adolfo Vecchietti. Arrivarono all’8° posto su 14 squadre classificate. E’ l’edizione in cui il ‘fortissimo’ Giusto Gervasutti arrivò 6°, a 1 h e un quarto dai primi e per questo un giornalista ironizzò sull’appellativo che poi comunque gli è rimasto. Dagli archivi emerge la foto della squadra di Ghiglione che posa al centro, a destra credo sia il Ravelli con la barbona, detto Pipi, e a sinistra lo sconosciuto Vecchietti. La foto è stata scattata al colle del Teodulo prima della partenza. Sulla Rivista Mensile del Cai era due anni prima apparso il necrologio di Mezzalama firmato proprio da Ghiglione (1931, p. 436)”.

“Per ricordare Mezzalama”, osserva ancora Crivellaro, “nel 1932 gli amici dello Ski Club Torino, dell’Accademico e del Cai Torino (la mescolanza è favorita come si sa dal fascismo che riunifica tutto sotto il tetto del Cai di Manaresi: ci sono tensioni per le resistenze in seno allo Ski Club che non vuole farsi soffiare i suoi rifugi) pensavano di fare una gara sulle montagne della Val Susa, ma arrivarono tardi a quanto pare. Prendendosi più tempo alzarono il tiro e per il 1933 progettarono il percorso dal Teodulo attraverso la vetta del Castore e il Naso dei Lyskamm. Quello che aveva cognizione della situazione europea dello sci (allora quasi solo scialpinismo) era proprio Ghiglione”.

Non esistevano gli elicotteri ai tempi di Ghiglione. Oggi un evento pubblicizzato come il trofeo Mezzalama, il rally di scialpinismo più seguito di tutti, registra in vetta alle montagne del percorso la presenza di centinaia, forse migliaia di persone. Quasi tutte portate lassù dagli elicotteri. La montagna diventa dunque un palcoscenico, uno sfondo teatrale sul quale si mostra lo spettacolo-competizione, con rumorose rotazioni in ogni direzione. Poteva immaginarselo Ghiglione? (Ser)

 

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