Innevamento artificiale e paesaggio. Il caso Montagnoli

Il bacino per l’innevamento artificiale di Montagnoli a Madonna di Campiglio (foto qui sopra), costato 10 milioni di euro e in grado di fornire al momento opportuno 1.500 litri d’acqua per ettaro di piste da innevare (prima del lago c’erano a disposizione 210 litri per ettaro), è stato oggetto di una tesi di laurea da parte di Greta Maria Rigon, dottoressa magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio presso l’Università degli Studi di Trento, che da anni coltiva una forte passione per la difesa dell’ambiente e la tutela delle risorse naturali. “Il caso Montagnoli (Madonna di Campiglio): l’indagine visuale” è il tema dell’incontro pubblico che si tiene con Greta Maria Rigon lunedì 13 marzo alle ore 17.30 presso la sede del Laboratorio SAT a Trento, via Manci 57. Si tratta di un’occasione per presentare la sua tesi di laurea che valuta le trasformazioni del paesaggio prendendo spunto da un’analisi sociale basata sulla percezione visiva e su soggetti che vivono sul territorio e ospiti.

Come si desume dalla locandina che qui pubblichiamo, oltre alla neolaureata Greta Maria Rigon, intervengono sull’argomento nella sede della Società Alpinisti Tridentini le docenti Giovanna Rech e Cristina Matteucci, affiancate dal vicepresidente di CIPRA Italia Luigi Casanova. “A livello concettuale”, spiega l’autrice della ricerca, “si avvia un percorso critico riguardo la definizione di paesaggio e la sua percezione, superando la concezione estetico visiva che si concentra sul paesaggio inteso come un’entità in primo luogo fisica, per arrivare a valorizzarne gli aspetti socio culturali come elementi intrinseci e inalienabili della definizione stessa (di paesaggio). Il territorio in questione è stato analizzato attraverso gli strumenti e le tecniche della sociologia visuale che mi sono sembrate le più adeguate per la comprensione di tali fenomeni cercando di apportare infine nuove visioni e prospettive future alla pianificazione territoriale perché essa diventi condivisa e consapevole”. Gli oneri per la comunità nella realizzazione del bacino di Montagnoli sono stati notevoli e fondati dubbi sussistono dal punto di vista ambientale sull’opportunità di alimentare questi bacini a spese delle risorse non illimitate dell’ambiente naturale. Tant’è vero che per realizzare il laghetto sono stati necessari undici anni di richieste, rinvii, istruttorie, il tutto accompagnato da vivaci proteste.

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