Tra monti sorgenti dalle acque, alla ricerca del vero Cenacolo

La Cena, Cenacolo, Ultima cena più che un’opera d’arte è un mito per milioni di turisti che visitano Milano. Sono stati 420.333 nel 2015, una cifra impressionante considerata la necessità di accedere in piccoli gruppi alla stanza annessa alla Chiesa delle Grazie (possono entrare 30 persone ogni quarto d’ora). Sull’Ultima cena è stato scritto più che per qualsiasi opera d’arte. Eppure il dipinto, miracolosamente sopravvissuto ai bombardamenti del ’43, restituito alla nostra ammirazione attraverso laboriosi restauri, ha ancora molto da raccontare. Un’inedita prospettiva è quella che offre un convegno di studiosi e ricercatori sabato 1° aprile 2017 a Civate (Lecco) intorno a un’ipotesi: Leonardo da Vinci, per dipingere la stanza della sua Ultima cena, avrebbe tratto ispirazione da un monastero di questa ridente cittadina sulle sponde del lago di Annone.

La stanza a Civate (Lecco) che avrebbe ispirato Leonardo da Vinci. Nel fotomontaggio sopra il titolo il tavolo dell’Ultima cena apparecchiato e, sullo sfondo, il paesaggio che oggi appare attraverso le finestre.

Ipotesi suggestiva, ragionevolmente ardua da dimostrare, ma non priva di fondamento. All’Ultima cena Leonardo lavorò dal 1495 al 1497 dipingendo, secondo la testimonianza di Matteo Bandello, “secondo che il capriccio e il ghiribizzo lo toccava, molte ore di seguito poi niente per giorni interi, e un po’ qui un po’ lì”. Capricci a parte, quella stanza doveva averla bene in mente così come l’ambiente lacustre che si sviluppa al di là delle finestre. Ora si deve ammettere, a giudicare dalla ricostruzione di Dario Monti, topografo, direttore del sito www.viestoriche.net, che nel monastero di San Calocero a Civate (Lecco), una stanza sita nell’odierna “Casa del Cieco” presenta impressionanti analogie con il dipinto di Leonardo. Se ne saprà sicuramente di più dopo avere seguito il convegno “Leonardo e Civate. Un’interessante ipotesi sull’ambientazione dell’Ultima Cena”: un simposio in cui si esprimono, con inizio alle ore 9,30, i ricercatori Roberto De Capitani, Stefano Morganti, Carlo Castagna, Laura Malinverni e lo stesso Monti con il coordinamento di Roberto Serafin.

Il punto di partenza è che Leonardo, ai tempi del suo soggiorno alla corte di Lodovico il Moro, ebbe modo di visitare questo incantevole angolo della Lombardia, con il più orientale e più vasto dei laghi briantei nelle cui acque si specchiano il monte Barro e il Cornizzolo, l’antico monte Pedale. Il genio ne rimase giustamente incantato. Era un Leonardo peregrinante – per libera scelta o per incarico di lavoro – quello che in quegli anni si spinse su per le valli sorgive del Ticino, lungo l’Adda, per le campagne riproducendo ora il profilo del Resegone, ora un temporale che si addensa sulle valli, ora il traghetto di Imbersago, ora tracciando la mappa dei laghi di Annone, Pusiano, Alserio e fantasticando su un progetto che avrebbe messo in comunicazione la Martesana (a sua volta in comunicazione con Milano) e lo Spluga, quindi l’Engadina, per via d’acqua. In un secondo progetto si sarebbe trattato di eliminare un gran salto dell’Adda in località Tre Corni, la gola situata un centinaio di metri più a valle dell’attuale ottocentesco ponte di ferro di Paderno. Leonardo disegnò il luogo, che con quelle rocce, alberi, arbusti e acque, più leonardesco di così non potrebbe essere; e in un altro foglio schematizzò una gigantesca conca, mediante uno sbarramento in muratura di 30 metri di altezza e una galleria sottopassante i Tre Corni. Inezie per lui che nel Codice Atlantico se la piglia con la prosopopea di certa accademia dichiarandosi fieramente “omo sanza lettere”.

Turisti in visita al Cenacolo a Milano, dove è possibile accedere a piccoli gruppi.

Particolare importante. Leonardo, come si sa, amava dipingere paesaggi montuosi che forse gli ricordavano quando, da bambino, esplorava i dintorni di Vinci. Se li andava a cercare scapicollandosi su terreni infidi. Tre anni dopo lo sbarco delle tre caravelle in America (1492) il suo spirito di scoperta risultò in qualche modo affine a quello di Cristoforo Colombo. Ma soprattutto Leonardo rivelò una spiccata predilezione nel vedere il mondo dall’alto, quasi intuendo ciò che scrisse il suo contemporaneo Niccolò Machiavelli: “Coloro che disegnano e’ paesi si pongono bassi nel piano a considerare la natura de’ monti e de’ luoghi alti e per considerare quella de’ bassi si pongono alti sopra e’ monti”.

Per “porsi alto sopra e’ monti”, Leonardo non perse occasione per risalire, dalle parti di Civate, le pendici di quelle catene sorgenti dalle acque che tanti anni più tardi avrebbero ispirato Alessandro Manzoni. Tornando al Cenacolo, nella sua relazione, accompagnata da schizzi per stabilire le esatte prospettive del dipinto e della stanza in cui forse sarebbe stato ambientato, Dario Monti ritiene di avere individuato cinque indizi che farebbero di Civate il punto di arrivo della ricerca di un luogo in sintonia con l’ispirazione leonardesca. A favore della sua ipotesi giocano in particolare la luce che illumina dal basso una parete del locale, un pendio verdeggiante nella finestra a sinistra, un colle piuttosto pronunciato nella finestra centrale seguito da colline poco ondulate, un lago visibile nelle due finestre a sinistra e in centro, un campanile (e forse qualche casa) aldilà del lago. Altro elemento a favore dell’ipotesi di Monti: la località di Civate doveva essere in qualche modo legata alla corte del Moro e quindi un luogo in cui Leonardo poteva sentirsi di casa e soggiornare durante le sue escursioni nella valle dell’Adda o sul lago di Como o in occasione dei suoi trasferimenti in Valsassina, in Valtellina o in Valchiavenna. Il convegno di sabato 1° aprile 2017 a Civate è anche un’occasione per riflettere sui rapporti tra l’arte e il paesaggio sempre così in evidenza nei dipinti di Leonardo. E in definitiva per rendere un inatteso omaggio al genio di Vinci con la consegna degli atti del simposio ai posteri. Ai quali, come sempre, dovrebbe spettare l’ardua sentenza.

Scarica il programma del convegno Leonardo e Civate

Per informazioni:

info@comune.civate.lc.it

info@viestoriche.net

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