Pesticidi, antibiotioci, estrogeni. Nei ghiacciai questo e altro

Quanto emerge dall’analisi chimico-fisica dello stato dei ghiacciai impressiona. I primi allarmanti risultati di una ricerca in questo comunicato di Mountain Wilderness.

Acque presto imbevibili!

Per decenni l’ambientalismo nazionale ha denunciato lo smisurato utilizzo dei pesticidi in agricoltura e chiesto di investire in colture biologiche. Una voce inascoltata dalla politica italiana e trentina, la lobby dell’agricoltura intensiva non si tocca. In Trentino e Sudtirol nei meleti, nella pianura padana sulle culture intensive a mais e non solo, si spargono veleni fino a ridosso delle abitazioni e con una continuità sempre più preoccupante. Senza bisogno di analisi scientifiche il buon senso da solo portava a conclusioni semplici: questi veleni non si accumulano solo nei suoli, ma finiscono nelle acque, nelle falde sotterranee e nell’aria. Sul ghiacciaio della Marmolada già anni fa erano state trovate tracce di inquinamento da metalli pesanti, provenienti dalle industrie delle pianure europee o dal traffico. In questi giorni sono stati anticipati i risultati di una ricerca del MUSE (TN), la “Race-Tn”, un lavoro interdisciplinare sulla contaminazione ambientale che analizza le acque ed i ghiacciaio delle valli di Non e Sole. Quanto emerge dall’analisi chimico-fisica dello stato dei ghiacciai trentini (il Presena, nel gruppo dell’Adamello) impressiona: sono state trovate diffuse tracce degli erbicidi della pianura Padana utilizzati nelle coltivazioni di mais (terbutilazina), presenza di clorpirifos utilizzato nei meleti, particelle dei teloni plasticati utilizzati per “proteggere” il ghiaccio arrivate fin nei torrenti. Era stato garantito che questi grandi spazi coperti con materiale biotessile fossero degradabili, la scienza smentisce affermazioni tanto semplicistiche di imprenditori e politici. Il ghiacciaio porta anche tracce dei farmaci e antibiotici, estrogeni, utilizzati dagli sciatori, tracce di shampoo e ammorbidenti. Dal depuratore della Val di Sole esce perfino il dolcificante che gli sciatori assumono con le bevande energetiche (sucralosio, uno zucchero sintetico), o medicinali. La dottoressa Valeria Lencioni afferma che le quantità al momento non sono preoccupanti e che le acque rimangono sostanzialmente pulite.

Materiale geotessile per salvaguardare i ghiacciai. Dubbi sussistono sulla sua degradabilità.

E’ invece lecito chiedersi per quanto tempo queste acque rimarranno bevibili. Quanto si getta in natura (o nel nostro corpo) come si vede ritorna e vi si deposita: nei terreni, nelle acque e nell’aria fino a venire assimilato nei ghiacciai. Il problema che deve interessarci è quello dell’accumulo e della sommatoria di sostanze inquinate che siamo comunque costretti ad assumere. I risultati definitivi della ricerca saranno resi pubblici a maggio. Va detto che da decenni l’ambientalismo internazionale chiede riflessioni profonde sui nostri comportamenti, su come e cosa si mangia e si beve, su come vengono trattati i suoli ed i ghiacciai. Intelligenza vorrebbe si avviasse da subito una seria politica di prevenzione senza dover attendere tempi lunghi e nel frattempo continuare ad inquinare, cioè ad avvelenare il territorio e le sue risorse E’ bene che da subito, nelle Alpi intere, chi amministra i territori si faccia carico di questi temi e proponga soluzioni che impediscano il diffondersi di queste dirette forme di inquinamento delle alte quote.

Anche perché, mentre il volume dei ghiacciai alpini è in continua decrescita, viene a mancare l’effetto deposito – filtro che fino ad oggi ci ha permesso di sottovalutare gli effetti del nostro agire in natura: gli inquinanti che diffondiamo in agricoltura, ovunque, ritorneranno sempre più velocemente nel nostro corpo. Un’altra conseguenza di queste analisi: ovunque nelle Alpi si metta fine al diffondersi di strutture turistiche in quota: alberghi, resort, funivie sempre più ardite, rifugi trasformati in terrazze o grandi alberghi panoramici.

Luigi Casanova

Consigliere nazionale di Mountain Wilderness Italia

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