Il Resegone e i monti che incantarono Leonardo

Leonardo da Vinci (1452-1519).

Ardita ipotesi? Speranzosa certezza? Per saperne di più sulla “vera” stanza dell’Ultima cena identificata, a quanto sembrerebbe, in un piccolo centro della Brianza, studiosi e appassionati di Leonardo si sono dati appuntamento il 1° aprile 2017 a Civate, piccolo centro del Lecchese. Ad accoglierli in un clima di grande amicizia e condivisione nel monastero di San Calocero, c’erano il sindaco Baldassare Mauri e Roberto De Capitani direttore della Casa del Cieco che ora trova alloggio tra quelle mura. La stanza, già refettorio cinquecentesco, è al pian terreno, accuratamente arredata e facilmente visitabile. Rosalba Franchi e Dario Monti, infaticabili animatori del sito “Vie storiche”, hanno buone ragioni per ritenere che Leonardo da Vinci, prima di metter mano dal 1495 al 1497 al Cenacolo, abbia preso qui parecchi spunti. Tanto più, osserva Monti, che nel dipingere i suoi quadri il genio utilizzava degli schizzi eseguiti “sul posto” e in gran parte poi andati perduti. Da tempo vanno avanti le ricerche di “Vie storiche” su questo aspetto del cenacolo vinciano, e ora è giunto il momento di fare il punto. Sono state prese accurate misure e sono stati eseguiti esami termografici alle pareti. Tutto sembra corrispondere con il dipinto, sopratutto il paesaggio circostante. Le tre finestre sullo sfondo che oggi si affacciano su una Brianza fiorita dove volteggia un falco, il tavolo messo per traverso fino a sfiorare le pareti, i nuvoloni che annunciano il primo temporale primaverile, sono elementi che, quel 1° aprile, concorrevano a creare un’atmosfera leonardesca. O era solo suggestione, pura magia? Per assaporarla sono saliti a Civate per l’occasione anche i milanesi Laura e Giorgio Aliprandi, cartografi storici di fama mondiale, che hanno seguito con molto interesse il simposio rimanendo a loro volta stupiti per certe coincidenze.

La chiesa di San Calocero a Civate fu nel Rinascimento una possibile meta di Leonardo.

Fu Luigi Giuseppe Conato, scomparso un paio d’anni fa, a dimostrare, con certezza, per quanto riguarda i disegni e gli scritti, e fra ‘ipotesi e suggestioni’, per quanto concerne i dipinti, come il territorio della Valle dell’Adda, da Bormio alla “regione dei laghi”, e in particolare quello lecchese, abbia profondamente e totalmente attratto Leonardo, più di qualsiasi altro da lui visitato. Lo ha confermato a Civate lo storico Stefano Morganti, nipote di Luigi Giuseppe, che ne ha portato avanti gli studi girovagando spesso fra le mulattiere sulle tracce di Leonardo. “Nel disegno 12410 Windsor”, osservò a suo tempo Conato, “le Grigne sono ‘registrate’ proprio nei brevi tempi in cui il sole, al tramonto, le tinge di color rame, ponendone in evidenza le cangianti, nude pareti “pelate” di maggiore spicco”. Così oggi a Civate (Ciüâ o Civàa in dialetto brianzolo) ai piedi del monte Cornizzolo di fronte al monte Barro, molti dei quattromila cittadini morirebbero dalla voglia di poter ufficializzare la presenza di Leonardo tra queste mura. Ma per ora possono dirsi paghi, come ha osservato l’assessore alla cultura Angelo Isella, di poter contare su un turismo di qualità legato in parte anche al richiamo esercitato a Milano dal Cenacolo dove ogni anno si danno appuntamento più di 420 mila visitatori che poi si sguinzagliano negli angoli più belli della Lombardia. E Civate è sicuramente uno di questi.

Dario Monti tra gli storici Giorgio e Laura Aliprandi. Da anni Monti conduce studi approfonditi sulla location dell’Ultima cena presentati il 1° aprile 2017 a un riuscito simposio nel complesso religioso di San Calocero a Civate (Lecco).

“Sono affascinanti ipotesi da esplorare”, precisano con cautela la Franchi e Monti enumerando cinque ragioni per credere che la location dell’Ultima cena sia proprio quella di San Calocero. Dal canto suo, Laura Malinverni, scrittrice e storica del Rinascimento, trova che anche i caratteristici “nodi vinciani” dipinti nella sala da pranzo di San Calocero siano riconducibili a Leonardo. Il quale Leonardo, a detta dello storico Vasari, “ornava ed onorava con ogni azione qualsivoglia disonorata o spogliata stanza”. Ma poi, si sa, Leonardo non era certo un pittore di cartoline e da questi meravigliosi scenari si sarebbe semplicemente limitato a trarre spunto per il suo Cenacolo. Ma lo fece a modo suo. “Ci lavorò”, raccontò Matteo Bandello, cortigiano degli Sforza (alla cui corte lavoravano artisti civatesi come ha ricordato lo storico Carlo Castagna, vice presidente degli amici di San Pietro), “secondo che il capriccio e il ghiribizzo lo toccava: molte ore di seguito poi niente per giorni interi, e un po’ qui un po’ lì”.

Stefano Morganti autore d’importanti ricerche su Leonardo compiute sulla scia del nonno Luigi Giuseppe Conato.

Leonardo, occorre concludere, non si è mai espresso su questa sua opera lasciando spazio alle più ardite ipotesi. Che tanto ardite, alla luce di quanto si è detto a Civate, davvero non sembrano, anche se il mondo accademico si astiene dall’esprimersi confermando i pessimi rapporti esistiti, quando era in vita, con il genio di Vinci. Non è forse vero che Leonardo nel Codice Atlantico se la piglia con la prosopopea di certa accademia dichiarandosi fieramente “omo sanza lettere”? E poi niente di male se, dopo tanto discutere tra persone competenti e acculturate, ognuno al ritorno a casa si tiene i suoi legittimi dubbi. Magari convinto, come suggerisce lo storico Gombrich, che “molti desiderano vedere nei quadri ciò che amano nella realtà, e in questo non c’è alcun male”. (Ser)

 

2 thoughts on “Il Resegone e i monti che incantarono Leonardo

  • 06/04/2017 at 22:37
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    Che ipotesi affascinante! Poco importa che sia più o meno dimostrabile: giustappunto, quando ci si accosta ai reami del Genio è più idoneo il ricorso alla fantasia che la speranza di prove certe. Peccato che questa notizia mi giunga solo ora; ne avrei fatto tesoro qualche anno fa, quando ho raccontato Leonardo ai ragazzi. Ma, ahimè, allora non c’era ancora MountCity ! Ave G.

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  • 03/04/2017 at 09:09
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    Leonardo era un Genio e noi esseri Normali da più di 500 anni cerchiamo di capire la sua genialità.
    Purtroppo possiamo spesso solo usare la nostra fantasia.

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