Integrale o family friendly, importanza e attualità della wilderness

“La wilderness”, sottolinea Alessandro Gogna, “è il primo anello di una catena da cui l’uomo non può prescindere per evolversi e affermarsi come individuo. Solo l’esperienza nella natura selvaggia consente all’umanità di recuperare il senso del limite, la consapevolezza del proprio ruolo e la responsabilità nei confronti delle proprie azioni”. Oltre al grande alpinista genovese, a trasportare una platea di appassionati nella wilderness più pienamente vissuta, c’era martedì 28 marzo 2017 al Cine Teatro Arca di Milano anche Franco Michieli le cui traversate a piedi delle Alpi e del Grande Nord sono ormai entrate nella leggenda. Una serata senza precedenti, concepita per chi ha il gusto di queste esperienze. Non è certo facile mettere insieme due giganti dell’avventura in sintonia con la natura e tendenzialmente girovaghi come Gogna e Michieli, entrambi garanti internazionali di Mountain Wilderness.

Appassionati milanesi di montagna alla serata promozionale di Mountain Wilderness con Alessandro Gogna e Franco Michieli. Sopra il titolo una splendida immagine di Michieli in cammino nel Grande Nord.

E’ stata dunque un’occasione particolare quella del 28 marzo e un seguito è scontato in questo 2017 che segna per l’associazione ambientalista un ambito traguardo: i trent’anni dalla grande assemblea di Biella organizzata dalla Fondazione Sella e dal Club Alpino Accademico in cui si sono poste le basi per una globale difesa dell’alta montagna con i determinanti contributi di celebrità dell’alpinismo mondiale. “E’ stato un piacere poter condividere una serata che ci vede in sintonia con l’approccio essenziale di un ritrovato rapporto con la natura e quindi mi auguro che l’evento non resti un isolato incontro ma si possano anche in futuro trovare occasioni per promuovere idee e natura”, è stato il commento di Vincenzo Acri, alla guida dell’attivissima associazione Edelweiss, punto di riferimento per decine di appassionati milanesi di montagna, che ha organizzato la serata sotto le insegne del Milano Mountain Film festival.

Un solo appunto. Nella serata al Cine teatro Arca è mancato un dibattito a più voci su un argomento che si presta a diverse interpretazioni. Ma si può sempre rimediare in seguito. Ne è convinto Nicola Pech, addetto alla comunicazione di una Mountain Wilderness più che mai alla ricerca di nuovi amici che al Teatro Arca era rappresentata anche da Giulia Barbieri del Consiglio direttivo e da Stefano Sala, uno dei giovani recentemente eletti nel nuovi direttivo di MW di cui si può trovare notizia nel portale dell’associazione.

Wilderness a Pian della Mussa (Valli di Lanzo) dove si sviluppa il progetto BalmExperience. La foto è di Gianni Castagneri.

Vale la pena di ribadire, sulla base delle Tesi di Biella, elaborate nel 1987  e oggi al centro di una particolare revisione, che il concetto di wilderness, traducibile come natura selvaggia, non trasformata da attività antropiche, include necessariamente valutazioni psicologiche ed etiche. Ciò è particolarmente vero per l’alpinismo. “Per wilderness montana intendiamo quegli ambienti incontaminati di quota”, viene spiegato nelle Tesi di Biella, “dove chiunque ne senta veramente il bisogno interiore può ancora sperimentare un incontro diretto con i grandi spazi e viverne in libertà la solitudine, i silenzi, i ritmi, le dimensioni, le leggi naturali, i pericoli. Il valore della wilderness risiede dunque soprattutto nella sua potenziale capacità di stimolare un rapporto creativo tra l’uomo civilizzato e gli ambienti naturali. E’ il grado di autenticità di questo rapporto a dare un senso non effimero all’avventura”.

Ma dove trovare la wilderness integrale se non si dispone dello spirito d’avventura e della preparazione anche psicologica di un grande alpinista come Gogna e di un avventuroso esploratore come Michieli? Utili indicazioni le offre Valentina Scaglia, giornalista e instancabile viaggiatrice, nel recente libro “Wilderness in Italia. A piedi nei luoghi del silenzio” (Hoepli, 246 pagine, 24,90 euro). Wilderness è in effetti un concetto che poco si adatta a quella natura che appare nelle cartoline della nostra Italia pittoresca e rassicurante, con il levigato paesaggio montano, i pascoli fioriti, i boschi, le mucche che ruminano sotto il sole. Ma oggi tutto può cambiare con l’inselvatichirsi del territorio e la desertificazione dei villaggi. Di questa rinaturalizzazione è testimone la bellezza selvaggia del Parco nazionale della Val Grande per il quale per la prima volta negli anni Ottanta la terminologia “wilderness” è stata adottata da organismi ufficiali statali. Conservare una wilderness abbordabile o anche “family friendly” e quindi frequentabile con il massimo rispetto è o dovrebbe essere un imperativo categorico per aree come il frequentatissimo parco Veglia Devero o l’incantevole Pian della Mussa nelle Valli di Lanzo dove con il patrocinio di Mountain Wilderness è in corso in questo scorcio di primavera e in estate il progetto BalmExperience. (Ser)

Commenta la notizia.