“De l’homme au mythe”. Così i francesi ricordano Bonatti

Il libro appare nella collezione “Hommes & montagnes”. E’ in vendita in Francia al prezzo di copertina di 19,99 euro.

Puntualmente snobbato ai Piolets d’or, l’alpinismo italiano si prende una rivincita in Francia grazie all’immortale Walter Bonatti con un libro riproposto in questi giorni da Glénat in una nuova edizione. “Walter Bonatti, de l’homme au mythe”, questo il titolo, è la puntuale traduzione della biografia “Bonatti. L’uomo, il mito” del giornalista milanese Roberto Serafin, pubblicata nel 2012 da Priuli&Verlucca con le presentazioni di Alessandro Gogna e di Simone Moro. Scritto in forma di instant book alla scomparsa del grande Walter, il libro ha avuto varie ristampe, è stato insignito dal Cai con il premio Leggimontagna ed è circolato nelle edicole italiane insieme con dieci differenti quotidiani.

E’ singolare che l’editore francese abbia scelto per ricordare Bonatti questo libro e non altri usciti dopo la sua morte. Un riconoscimento non da poco da parte di un Paese dove l’alpinismo è da sempre ai massimi livelli. Non a caso il Pilier del Makalu, come ricordò Gian Piero Motti, è stato vinto da una spedizione francese; l’Annapurna, primo ottomila raggiunto dall’uomo, fu conquistato dai francesi; lo Jannu, scalato dai francesi, segnò l’inizio di una nuova era nell’alpinismo himalayano, ossia l’epoca delle difficoltà estreme a quote elevatissime. Bonatti è nel cuore degli appassionati francesi almeno quanto lo è sempre stato per gli italiani. Negli anni Sessanta fu insignito a Parigi della Legion d’onore di cui andò fiero mentre si rifiutò polemicamente, per le note vicende del K2, di ritirare la medaglia d’oro offertagli dal Presidente della Repubblica italiana.

Dopo la morte di Bonatti quattro volumi su di lui sono usciti sugli scaffali italiani, come riporta Wikipedia, ed è sorprendente che questo sia l’unico finora ritenuto degno in Francia di comparire nella bibliografia di Bonatti riportata in “Walter Bonatti, de l’homme au mythe”. Tanto più che nel cerchio magico dell’alpinismo italiano, “Bonatti. L’uomo, il mito”, oggi purtroppo scomparso dagli scaffali, è stato accolto con diffidenza e riprovazione. Riprovazione condivisa in Italia da vari esegeti bonattiani che riconoscono una sola verità, quella sull’infelice spedizione al K2 espressa per anni da Bonatti nei suoi best seller. Ci fu chi lamentò che la figura di Bonatti fosse stata “intorbidata”, un blogger sdegnato parlò di chiacchiere da bar e un anziano “guru” oggi scomparso invitò addirittura il quotidiano La Stampa a non distribuire il volume di Priuli&Verlucca se non allegando una precisazione che avrebbe avuto il senso di una smentita. In realtà non c’era nulla da smentire e ovviamente il quotidiano torinese non volle tenerne conto.

Bonatti fotografato nel 1987 da Roberto Serafin durante una scalata in Grignetta. Nella foto sopra il titolo al termine della sua impresa alla nord del Cervino nel 1975.

Oggi fa riflettere quanto l’editore francese riporta nell’ultima di copertina del volume “De l’homme au mythe…” accennando con discrezione alla personalità ricca e complessa di Bonatti. E spiegando come l’autore ne affronti ogni aspetto “dans un portrait enlevé, tout en étant respecteux, qui retrace une vie dont la montagne ne fut qu’une composante”.

Di sicuro è un rispetto del tutto dovuto quello riservato a Bonatti dall’autore in questa biografia non autorizzata e quindi non condizionata da interessi di parte o da eccessi di adulazione. Nel raccontare l’amico Walter infatti, Serafin non avrebbe potuto che essergli grato per le meravigliose giornate trascorse in sua compagnia in montagna nel segno di un’amicizia lunga e bella che la morte non ha cancellato. In quegli anni Ottanta ai Resinelli c’erano a riceverli Riccardo Cassin orgoglioso dei suoi trofei di caccia, Mirella e Luciano Tenderini con certe deliziose cenette nel loro nido d’aquila in compagnia dei giornalisti Isa Venturati e Carletto Graffigna, mentre Gianbattista Magistris non faceva mai mancare a Valmadrera un gelato confezionato con le fragranti albicocche del suo orto, indispensabile preludio alle escursioni sulle vicine Grigne. Il ritratto di Bonatti descritto dal giornalista milanese è nato nel contesto di questo piacevole background, oltre che risultare il frutto di un’indagine basata su una miriade di fonti ampiamente e correttamente citate e perciò inappellabili.

www.glenatlivres.com

2 thoughts on ““De l’homme au mythe”. Così i francesi ricordano Bonatti

  • 19/04/2017 at 12:47
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    I francesi amano molto Bonatti perché ha fatto molto sulle “loro” montagne: epica l’impresa sul Petit Dru ! Il fatto che un editore come Glenat abbia tradotto e diffuso il volume ” Bonatti l’uomo e il mito ” significa che il libro vale veramente e mette in luce nel suo aspetto più vero uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi. Complimenti all’autore Roberto Serafin che ha saputo inquadrare nella sua giusta luce un uomo così poliedrico come Bonatti e l’ha raccontato in modo obbiettivo.

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  • 18/04/2017 at 10:57
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    Direi un po’ d più che un ricordo: una presenza continua.
    I francesi dopo la tragedia del Pilone hanno mitizzato Walter e ancora oggi quasi tutti lo conoscono come conoscono l’Annapurna: il primo piolet d’or alla carriera è stato dato a lui, mentre qui da noi……
    Qui da noi è stato demonizzato sempre, sopratutto dal cai, finché ha smesso di scalare e piano piano è stato “riabilitato” finché alla morte è diventato mito.
    Gente strana noi italiani.

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